Un perfetto bambino imperfetto_

Fin quando i nostri figli sono isole del nostro arcipelago noi ne misuriamo i quotidiani progressi. Li accompagniamo alla conquista di quei primi prodigiosi traguardi con quel pizzico di orgoglio genitoriale che ci gonfia il petto (ma non ci risolleva le tette, purtroppo:-() e ci illude di avere di fronte un Mozart in miniatura << beh, é evidente, non noti la postura delle dita sul bordo del seggiolone? Non vedi come impugna il mestolo e lo sbatte ritmicamente sul tavolo?>> o una futura Federica Pellegrini <<l’acqua é indubbiamente il suo elemento! Guarda com’è fluido nella bracciata. Certo senza la ciambella e i braccioli se ne potrebbe cogliere lo stile… Ma già così…>>.

mamma anche tu di un piccolo Mozart?

L’espressione più comune é “ma é proprio avanti! Un piccolo, grande genio”.

 Ah!

Con questa salda convinzione noi neo-genitori approcciamo l’ingresso in comunità del pargolo\bambolina ed iniziamo il processo di “beatificazione” di un perfetto bambino imperfetto.

Scrivo questo perché sono certa che anche a voi come a me sarà capitato di sentire un genitore difendere a spada tratta il figlio anche di fronte alla più evidente evidenza e rinnegare quei piccoli nèi caratteriali che contraddistinguono ognuno di noi dall’alba di tutti i tempi.

 I nostri figli sono perfetti.

Sono i figli degli altri quelli educati male, viziati troppo, iper-protetti, bugiardi o fannulloni.

I figli degli altri combinano guai. I nostri semplicemente assistono.

I figli degli altri raccontano frottole e i nostri, poveri! ci soffrono.

 I nostri non oserebbero, non lancerebbero, non userebbero MAI quella parola (<<a casa noi, mica usiamo quei termini lí è>>), non tratterebbero mai così il proprio compagno.

 Eppure.

Qualcuno é stato. E se il mio é perfetto e i vostri anche, allora CHI?

Fra gli episodi realmente accaduti che annovero al riguardo, cito con piacere il colloquio avuto un inverno fa con un “altra” mamma.

La chioccia in questione insisteva sull’uso della parola “handicappata” di mia figlia nei confronti della sua.

Fosse stato un epiteto diverso avrei anche intaccato serenamente la dose di fiducia che day by day rinnoviamo alla nostra primogenita. Diciamo se le avesse dato della figlia di madre di antico mestiere, e l’avesse impastato con tanti azz, di rimando.

 Ma la parola in questione era proprio fuori dal vocabolario domestico –sia quello da letterato che quello da scaricatore di porto – e questo dettaglio valeva la pena condividerlo con la furibonda “altra” mamma.

 Mai furono più da mercante altre orecchie.

Scherziamo?

La MIA bambina?

 La MIA bambina è sincera. A me, racconta tutto. Lei è una bambina buona. Così buona.

La tua invece?

 La mia invece, è l’opposto di tutto.

Questo in conclusione quello che mi sono dovuta prendere e infilare in borsa.

 Amareggiata dalla scontro verbale entro a colloquio dalle insegnati dei due soggetti in questione. Abbacchiata. Delusa. Pronta a lanciare strali al rientro a casa.

E…

Meraviglia delle meraviglie scopro che la bambina con l’aureola, quella le cui lodi hanno lanciato la madre in una filippica contro l’educazione della “mia”, è un satana in gonnella. Una stronzetta in miniatura. Una futura, grande stronza.

 Qui, ci sta bene un altro Ah!

 Sono convinta che anch’io sarò più volte caduta nella rete del perfetto figlio imperfetto difeso ad oltranza dalla mamma o dal papà.

Condividevo però la pericolosità del guardare sempre al nostro figlio come all’agnello immolato alla società malata.

I nostri figli sono davvero una delle cose migliori che abbiamo realizzato, ma lo sono anche nei loro difetti, nel loro momenti di rabbia, nelle porte sbattute con irruenza, nelle giornate di muto rancore.

Dobbiamo averne coscienza. E lavorare con loro e su di loro.

Quando il nostro piccolo Mozart o la futura Federica Pellegrini lasciano il nido e fanno il loro ingresso in società, sia per entrare nella scuola materna, sia per salire sui giochi del parchetto o per ritrovarsi a cena con i figli dei nostri più cari amici, deve necessariamente dimettersi dal ruolo di “PERFETTO”.

Deve permettersi di essere un bambino, paciocco o tornado, timido o solare, bugiardo o spione.

Deve vivere il confronto sulla sua pelle e capire le leggi che regolano la convivenza fra essere umani.

E noi, mamme pacioccone o tornado, timide o solari, bugiarde, e magari spione, dobbiamo essere lì per applicare cerotti dove servono, sulle ginocchia come nel cuore.

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