Lavorare mamma, rende felici?

Che sia work in progress qui, é evidente. Una casa del pensiero che sono venuta ad occupare ancor prima che luce ed acqua fossero allacciate. Ho aperto questo spazio per conciliare le mie due passioni: i miei figli e il mio scrivere, che sarebbe poi il mio lavoro.

Qualcuno saggio mi disse una volta che per entrambi vale una regola: Amarli troppo é dannoso. Perché si da e si da continuamente, creandosi aspettative magari troppo alte, difficili per l’altra parte da ricambiare.

Nel caso dei figli, il troppo amore é quello che castra, che soffoca, che ignora quello che c’è da guardare e vede quello che non c’è. Il lavoro invece é un altro paio di maniche. Quanto dai e come lo dai dipende dalla scala di priorità che segui. O meglio, da quel famoso ultimo gradino che Muslow ha riservato alla realizzazione personale.

 Ci sono mamme nate per fare le mamme, esclusivamente le mamme, felicemente le mamme. E a me, come a loro va bene così.

Poi ci sono le acrobate, per rubare la definizione prima ad un libro e poi ad un portale ( http://www.mammeacrobate.com/) di care “amiche” aperto a quelle donne che quotidianamente si barcamenano (e con stile) fra figli e lavoro.

cover libro Elena Rosci

Ci sono anche le non mamme, donne che hanno fatto o hanno dovuto \voluto fare altre scelte.

L’approccio e il ruolo delle tre tipologie al mondo del lavoro é completamente diverso l’uno dall’altro. Le prime si dedicano ai figli e alla casa. Per me hanno l’aureola nascosta nel cassetto dei mestoli vista la dose costante di pazienza rischiesta nonché la fatica del gestire la prima vera impresa di famiglia.

Le terze sono quelle che senza figli, libere di gestire la propria relazione con il compagno e il lavoro in totale autonomia. Possono spostarsi, trasferirsi, portare il gatto dalla vicina, chiudere il gas e garantire una presenza in fiera senza rimorsi.

Le acrobate invece sono un pianeta a parte. In primis perché sono moderne, tecnologicamente avanzate, fan di tutti quegli aggeggi che in qualche modo possono semplificare la gestione di qualcosa o snellire i tempi: Lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, microonde, blackberry, ipad etc etc Poi perché nonostante casa-marito-prole e animale domestico preferiscono lavorare.

Hanno scelto di coltivare una carriera e vogliono lavorare. E infine perché credono fermamente di potercela fare. Barcollano a volte, sbilanciate fra il peso delle buste con i viveri per una settimana, l’iPhone in mano, un figlio al fianco_in braccio_sulla fascia_ pronto ad accampare diritti sul cuore di mamma, e gli impegni professionali che intervengono a gamba tesa. Spiegati i macromodelli torniamo alla questione del cosa e quanto diamo alla nostra professione. Mi sono sempre sentita una mamma acrobata e questo ruolo mi è sempre calzato a pennello. Mi piace la nostra casa, sfornare dolci, ricamare gli asciugamani per l’asilo dei bimbi, ricevere gli amici e provare nuove ricette con loro. Mi piace fare la mamma, collezionare i disegni dei miei figli, dormire con loro per annusarli mentre sognano. Ma il mio lavoro é qualcosa che mi placa dentro, mi consuma e mi appaga allo stesso modo.

Quando accolgo un’idea mi emoziono, mi commuovo, e mando a briglia sciolta le sinapsi. Le cellule si rianimano e riprendono colore: basta pannolini! Basta discorsi sulle diverse tonalità di marron delle emissioni corporali del pargolo di turno, basta cerata da mare anti schizzate di pappa! È tempo di mangiare cultura, fagocitare nuovi concetti, produrre, proporre. Ecco in questa dimensione acrobatica io ci sono stata sempre meravigliosamente bene. Io. Ma… Anzi, mettiamolo tutto maiuscolo questo MA… MA Quanto ho dato? O meglio, quanto ho creduto di dare? Secondo i miei parametri direi “tantissimo”: in ufficio fino a tardi, sul letto a smaltire le email, in fiera a sentire nostalgia, in bagno a piangere di frustrazione. Disponibilità ampia fuori e dentro l’azienda.

Dopo tutto questo dare una mamma acrobata cosa si aspetta? Comprensione? Solidarietà? Apprezzamento? Forse.

Quando le mamme fanno acrobazie non deludono. Alla professionalità aggiungono quel pizzico di cuore che rende ogni progetto – anche quello assemblato in fretta e furia – unico.

Perché qualcosa le ha modellate dentro e le ha convinte che è più giusto così. Perché non temono il giudizio dei colleghi o dei capi ma del modo in cui i propri figli guarderanno a quella cosa. E se quella cosa sarà buona, il merito é della mamma. Mia figlia adorava sentirmi parlare di lavoro.

 Fin da piccola le leggevo le cose che scrivevo, le portavo i giornali dove uscivano e il papà le diceva ” guarda, l’ha scritto mamma!”.

Lavorare mamma, rende felici? ” mi chiedeva, ed io le spiegavo che il lavoro non é un hobby come pattinare o dipingere ma può regalarti grandi soddisfazioni. Da tre giorni mia figlia si avvicina, mi abbraccia e mi chiede “cos’hai, mamma, sei triste?”. Lei mi ha sentito piangere col suo papà, e sa che non é colpa sua, né di suo fratello. Sa che ci vogliamo bene e la mamma ama ciò che fa. Perché piange? É difficile spiegare ad un figlio cos’è l’umiliazione. Cos’è la mortificazione. Sono sentimenti troppo intensi e duri da trasferire. Come dirle che la mamma perderà il lavoro perché ha avuto un bambino e qualcuno é convinto che insieme alla placenta abbia espulso anche le competenze? Come spiegarle che esiste un soffitto di cristallo tempestato di pannolini e più su di lì non si va? Come insegnarle il valore e il rispetto per ogni individuo quando il proprio valore è stato preso, fatto a pezzi e trasformato in uno zerbino d’arredo dal proprio capo? A volte le mamme acrobate camminano sul filo di lana e quando guardano giù vedono un nero senza fine. Dove sono, si chiedono? Posso farcela? Poi una vocina spezza il buio e quella parola “mamma” alleggerisce il passo.

Certo che posso farcela. Una piroetta e quattro saltelli, e sono da te. Avremo tempo insieme per imparare nuove acrobazie e chissà che il cacciatore non arrivi presto a far fuori il lupo per la gioia di Cappuccetto Rosso, della sua mamma funambola e della nonna più donna che c’è.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: