archivio

Archivio mensile:gennaio 2012

Per i miei standard di ago e filo questo è già un risultato non indifferente.

Il TATO indossa un abito da fiore pensato per le feste all’aperto e realizzato a suo tempo per la sorella.

La tutina è pelosetta e calda. Avevo preso come sagoma una comoda salopettes.

Con il pannolenci ho creato delle foglie, rifinite con impunture veloci e applicate come tasche davanti e dietro.
Con la stessa pezza verde ho fatto il prato per i piedi.
Anche i petali sono in pannolenci con impunture gialle.
Un nastro di raso verde copre lo strap e funge da gambo.

La suocera ha sferruzzato un cappellino giallo da calare sulle orecchie, cosi da prevenire i malanni di stagione e da completare il nostro fiore con la dovuta corolla.
Ho trovato anche delle api in feltro che potrebbero essere divertenti da applicarci.

20120126-145612.jpg

20120126-145646.jpg

20120126-145708.jpg

20120126-145731.jpg

Annunci

Adoro il Carnevale. Ricordo ancora quando da piccola scoprii le nostre maschere più famose, e mi lasciai catturare dalle storie di Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Colombina…
E poi ho sempre amato vestirmi. Ho una collezione abbastanza vissuta di abiti: dalla damina con parrucca bianca alla principessa del sole, da Minnie a Biancaneve. Non manca nemmeno Bat Girl, risalente ai primi anni ’80: un acquisto che mi lascia a tutt’oggi basita vista l’assoluta indifferenza di mia madre verso questo tipo di super eroi.
Anche in età adulta ho continuato ad onorare il Carnevale allargando così la collezione di maschere. Ho delle foto in cui vestiti da agricoltori pre- farmville e del movimento dei forconi, il mio gruppo di amici ed io, abbiamo sfilato in discoteca. Io sembro più una pornodiva olandese, ma tutto sommato lo ricordo come un bel travestimento, anche semplice da realizzare: salopette di jeans, cappello di paglia con spighe a destra e manca, qualche utensile old fashion, un fazzoletto a scacchi bianco e rosso, un bel fiasco di vino.
Quello che mi fregava erano le trecce e il rossetto rosso acceso, poco consono alla ipotetica mietitura del grano.
Ho poi un grembiulino a scacchetti rosa, ciuccio gigante e elastici con le biglie iridescenti per l’eterna bebè e un abito omaggio alle bambine di Holly Hobby – o forse alla Casa nella prateria (per chi non lo sapesse, parlo di una famosissima quanto triste serie televisiva americana imperniata sulle vicende della famiglia Ingles) con grande cappello floscio allacciato sotto il mento, vestito e grembiulone fiorato. Due begli anfibi con punta di metallo completavano il quadretto bucolico.
Negli ultimi anni, ho sempre accompagnato mia figlia alle varie feste indossando le orecchie e la coda da topo. Su una mise total black fa già festa.
Ma la collezione continua con gli abiti della prole. Mia figlia ha seguito le mie orme ed ha già vissuto i panni dell’eterna fidanzata di Michele il topo, é stata per ben due stagioni Biancaneve, poi Cenerentola al gran ballo, Belle senza la Beast, e Rosetta ( la fasta dei fiori ami adì Trilli).
Quest’anno brancoliamo nel buio.
Non perché manchino le idee. Più che altro, la struttura fisica di mia figlia non ha nulla a che vedere con quella di un bambina standard di 9 anni.
Lei è tanta. Tanto alta. Panciuta. Paffuta. E trovarle un abito si è trasformato in un’impresa.
Sono arrivata a due soluzioni: la ballerina di charleston o la Primavera.
Per la prima farò un salto in merceria alla ricerca di paillettes, luccichini, piume, perle.
Per la seconda, urge trovare un raso verdone al quale applicare fiori e nastri di raso e tulle sui toni del rosa.
Naturalmente l’aiuto di mia madre e della sua memorabile macchina da cucire sarà fondamentale per entrambe le soluzioni.
Ho visto dei tutù che non si cuciono ma su mia figlia farebbero un effetto torta nuziale.
Da evitare assolutamente!
Operazione mascherina 2012 attivata.
Trini, pizzi, merletti e passamaneria a me! Qualcosa di magico ce lo dobbiamo proprio inventare.

To be continued

Navigavo a vista su google alla ricerca di un divano rosso con un prezzo compatibile al mio status di eccedenzaprestodisoccupata quando mi sono imbattuta in un sito di offerte di lavoro.
Premetto che non ho ancora metabolizzato l’idea di essere senza lavoro e questo perenne stare a casa mi sembra un prolungamento della maternità.

Però mi sono fatta un giro rapita dalla curiosità di cosa offra il mercato in questo tanto mortificato momento dell’economia in area euro. Eh… orrore! Raccapriccio! Brividi sparsi e sudore freddo!

Ma come possono consentire la pubblicazione di certi annunci? Ne ho trovato uno che dice ” astenersi quelli con troppe seghe mentali”.
Ma su…ma per favore!
Vedi che dopo mi sale la febbre da puntini di sospensione e non riesco più a sparpagliare con virtuosa grazia la punteggiatura!

Forse è colpa della mia area di interesse: la comunicazione. In assoluto il campo in cui tutti pensano di sapere, di potere.
Della serie, compri uno di quei notebook con la frutta sopra, lo colleghi, trovi un ragazzetto che sa cosa vuol dire melaC_melaV et voilà puoi appuntarti la spilletta di creativo. Se vesti tutto di nero poi, parli di briffino e snoccioli nomi di app e di competitor, WOW, è fatta.

Gli annunci cercano per lo più giovani penne, di bella presenza (perchè se sei un cesso, il libro di Kotler, mica si apriva! si autodistruggeva) neolaureati, da pagare a progetto o da inserire in stage.
Sicuramente sotto i 35 anni, meno che mai con prole (vuoi che capiti quel viaggetto a Timbuctu e tu non ci puoi andare perché c’è la recita del nano), e più che altro destinati ad organizzare belle serate in discoteca, lavorare da casa e guadagnare facilmente bei soldoni, trasferirsi nello stabilimento vietnamita per quattro anni. Vaccini antitifo inclusi.

Al quinto annuncio ho chiuso baracca e burattini e sono andata a preparare una sofficissima torta margherita.
Semplice, golosa e profumata di vaniglia.

10 tuorli+ 3 uova intere, sbattute con 2 etti di zucchero per almeno un quarto d’ora, e aromatizzate con la vaniglia (i semini dentro) o la vanillina.
L’impasto sarà morbido e spumoso e a questo integreremo 1 etto di fecola e uno di farina setacciate.
Infine il burro, 80 gr, sciolto e tiepido.

Stampo con cerniera imburrato, infarinato, da 23 o 26, forno caldo per 40 minuti a 180.
Spento il forno, io l’ho fatta riposare altri dieci muniti.

Ne abbiamo già fatta fuori mezzo guadagnando così…un milione di calorie:)

20120112-180605.jpg

20120113-145332.jpg

Che bello il mestiere di mamma. Il più importante, il più delicato e, ammettiamolo, il più bistrattato della storia dell’umanità.

Comunque, stamattina, aldilà dell’immenso amore che nutro per la mia progenie sono nella fase Brontolo.

E lo sapete perchè?

Sono ARCISTUFA, stanca, stressata, impotente, abbandonata, sommersa del disordine, davanti al disordine, nel disordine, dal disordine.

E…grrrrr! Non lo sopporto.
Io ripongo gli abiti in ordine cromatico, i libri per autore, anno di pubblicazione e generi, le mutande per altezza della vita.

Il caos che alberga sovrano nelle stanze, in tutte le stanze di casa, mi deprime.

Mi trovo sempre a schiena china a tirar su pezzi di lego, pezzi di cracker, calzini spaiati, fogli strappaticci e stropicciati.
Cosa ho fatto di male per meritare ciò? Per vedere il mio Minotti bianco contaminato da quelle manine unticce?

Le porte, eredità stilistica di mia madre, con tutti quei vetri all’inglese, si sono trasformate nella raccolta migliore di impronte digitali e palmari che la storia ricordi.
Una collezione di mani spalmate su tutte le superfici vetrate sotto il metro di altezza.

E i detersivi riposti nell’apposito armadietto, vagolano per i corridoi, fanno tuffi acrobatici nella vasca, si divertono a giocare a nascondino sotto il letto.

Ecco, proprio a proposito di sotto il letto, tra una passata di aspirapolvere e l’altra, (due giorni, massimo tre!) sono riuscita a recuperare: un cordless, due macchinine, i miei occhiali da vista, un pacchetto di biscotti smangiucchiato, due libri, un fazzoletto soffiato.

Blaif, doppio Blaif, Blaif con il fiocco!

Ma insomma, per chi mi avete preso per la gemella sfigata di Cenerentola?

Il top è quando, armata di vetril e di straccetto apposito, ti appresti rimuovere la sacra sindone di tuo figlio ricreata sullo sportello del frigo in acciaio mentre tua figlia ti guarda e commenta che, con pinza, tuta e straccio, sembri proprio la colf e che forse è il caso di versarmi i contributi.

Fa anche sarcasmo quella produttrice di sporco in gonnella, quell’accumulatrice di oggetti senza chiaro significato accatastati sulla mia preziosa scrivania.

E quindi proclamo la giornata nazionale della mamma scansafatiche. Piedi in aria e ramazza riposta con cura. Mi arrendo alla confusione, al cesto dei giocattoli che erutta teste e gambe di barbie e peluche.

Oggi mi riprometto di non raccogliere nulla dal pavimento. Ci daremo alla gimcana, salteremo i pezzi dei puzzle giganti, scavalcheremo Guido conta e canta, non bucheremo palloncini sgonfi residui bellici di una festa di fine estate, e porteremo in tavola un misto frigo.
Di accendere fornelli, forni, ferro da stiro non si parla nemmeno.
Consentito solo l’epilatore elettrico.

Sono i dettagli che raccontano una storia. Piccole cose che sommate insieme danno vita ad un unico quadro. Nel mezzo noi.
Eravamo a tavola per la colazione stamattina, avevo l’ipad in mano per far vedere una cosa a mio marito quando ho colto questo riflesso. Una piccolissima emozione, fermata su immagine.

E fuori, splende anche un sole d’inverno. Freddo e fresco.

20120108-112158.jpg

L’ikea mi piace. Le cose sono carine e i prezzi (seppur cresciuti con gli anni) abbordabili.
Il problema delle cose dell’ikea è che sono nazional-popolari, ce l’hanno tutti ormai, è tutto, tanto riconoscibile.

Da tempo ormai ho imparato a guardare alle cose dell’ikea come ad una “base”: l’oggetto adatto ad essere manipolato, personalizzato, trasformato.

Questo è quello che ho fatto con le stampelle.

Sono carine per l’armadio degli ospiti, belle per la camera di una ragazza, e originali per un pensiero alla collega.

Basta del nastro (io ho optato per una fettuccia blu) e un elemento di decoro. La mia amata colla a caldo, e via!

Velocissime, a budget ikea, ma con quel pizzico di handmade che fa guardare una banalissima gruccia con occhi nuovi.
🙂

20120106-160700.jpg

20120106-160717.jpg

20120106-160733.jpg