Danni collaterali

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Lo guardate, e sembra un putto serafico. Un angelo caduto dal cielo e planato direttamente fra le vostre braccia per rendervi la mamma più orgogliosa della terra.
Questo vorreste mentre osservate una della quarantadue foto scattate da vostro marito prima di immortalarvi entrambi ad occhi aperti, abbastanza fermi da non sembrare nel ricordino della vostra ultima visita al circuito di Maranello, e con un incarnato flashato al punto da entrare di diritto fra i componenti della famiglia Cullen.

Rinchiuso fra i 4 lati dell’immagine, incastrato fra i pixel e colorato in RGB, il vostro meraviglioso pargolo vi rende una mamma fortunata: sano, bello, con gli occhioni dolci e furbetti.

Ah…quanti morsetti dietro quel collo! Ah…quanti buffetti su quelle morbide gote!

Fuori però da quella rappresentazione idilliaca, fuori da quel recinto fotografico in cui abbiamo coltivato un’immagine edulcorata del nostro gnomo, la vita è molto diversa.

Il putto tanto serafico non è, e la demolizione di tutto quello che lo circonda è il suo pane quotidiano.
È la curiosità, dice la nonna Uno, quella che viene una volta la settimana, controlla che indossi le pantofoline calde, che abbia le manine pulite, i capelli in ordine e il pannolino fresco di cambio.
È l’istinto, dice la nonna Due, quella che un paio d’ore al giorno lascia la mamma libera di farsi una doccia, uscire per commissioni veloci, aggiornare la rete di contatti linkedin.

Fatto sta che il Piccolo tiranno smonta la casa a piè sospinto. Lascia tracce di se ovunque e in ogni dove, marca il territorio peggio del gatto da 9 chili del vicino.

Apri la lavastoviglie e ci trovi lo scopetto per il bagno. Il telefono squilla ma dal bidone della raccolta differenziata. L’olio che ti ha portato tua cognata dalla vacanza nelle Puglie ha fatto un’improvvisa fuitina con l’Amuchina e ha iniziato una nuova vita sotto il lavello. E passare lo straccio è diventato un’impresa per Mission Impossible: l’unico modo è farlo tenendo il secchio su qualche mobile alto almeno quanto lo gnomo, il braccio dello gnomo e quel palmo di mano con il quale potrebbe, se non prenderlo rovesciarselo comunque addosso.

Il gioco che va per la maggiore è il “dov’è amore mio”, ovvero: “amore, di mamma, dove hai messo le fruste del frullatore?”, “tesoro mio piccoletto, dove hai messo l’altra ciabatta di mamma?”, “Chicco adorato, dove sono finite le forbici di nonna?” … E via dicendo fino allo strazio e allo sfinimento.

È così che quell’angelo caduto dal cielo direttamente fra le vostre braccia si diletta ogni santo dì. E voi con lui.
Il top del top è l’invito a cena a casa di amici, meglio se amici pupù-free, quelli che, per capirci, non hanno ancora maturato il concetto di evoluzione della specie, che vivono fra divani candidi e cristallini Swarovski distribuiti con gusto per le varie stanze.
Al primo segnale di pannolino riempito ad arte ti chiedono:
“Vuoi usare il bagno?”
“Oh, si, grazie!”
“Ti accompagno”
“ehm…ehm…ha, ehm…sempre questo odore? ehm…eh eh… Piccolo è, ma che ehm…da grandi!”, “vuoi un sacchetto così la porti a casa?”, “no, pensavo di lasciarvela come ricordo di questa bella serata”
(!!!)
E poi, ammettiamolo, parte la recita del solito rosario di: “Posa, metti giù, non toccare, si rompe, lascia stare la lampada, non pulirti le mani sulle tende di lino ricamate a mano, no con le scarpe sul divano no!, no che se lo rompi quel cavalluccio di cristallo è da collezione e non lo possiamo ricomprare se non rinunciando alle vacanze in montagna dei prossimi due anni, su, non lanciare gli spaghetti, non sputare la minestra, non correre che inciampi, lascia stare le chiavi della macchina che poi non possiamo andare a casa, non mordere il cane, non rotolarti, tirati su, siediti, stai fermo, …” etc, etc.

Ecco, una cena a casa di amici è più o meno su questo tono.
E non che lo gnomo sia particolarmente maleducato.
Anzi.
Ma tre ore in una casa nuova sono un dono per un bambino curioso che ha l’istinto di scoprire e capire come funzionano il mondo, gli oggetti, le persone.
Così come tre ore sono un’infinita di tempo per due genitori che cercano di mangiare, bere, e fare amabile conversazione, mentre placcano il bambino che tenta la fuga con l’ultimo pezzo da collezione Thun in mano, tengono i cassetti chiusi usando il proprio corpo come fermo, pregano fitto fitto che non osi ripetere quel numero di arrampicata acrobatica che prevede l’uso dello sportello della lavastoviglie come gradino intermedio per salire sul lavandino e poi sul piano della cucina da trionfatore.

No. Il putto è angelico solo in foto. Quando al ventesimo tentativo hai catturato quell’espressione dolcissima che ha da appena sveglio o due minuti prima di addormentarsi. Quando ti corre incontro e ti spalma quelle sue manine perennemente unticce sui pantaloni reclamando il suo abbraccio e le sue coccole. Quando dorme e sogna di aver conquistato il piano della cucina e il sorriso della vetta raggiunta gli illumina il viso.

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1 commento
  1. cippola78 ha detto:

    il tuo gnomo ha proprio l’aria da furbetto, ci credo che non sta fermo un attimo 🙂

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