Gli elefanti di Dalì

20120301-151854.jpg

La crisi sta mettendo a dura prova il sistema imprenditoriale italiano. Sta mettendo a dura prova l’imprenditore. Sta mettendo a dura prova l’italiano.
Sopravviveranno solo quelle aziende e quelle persone che avranno avuto la forza per accogliere il cambiamento. Un cambiamento difficile da vivere perché scardina matrici considerate fino ad oggi vincenti, metodi di lavoro consolidati, realtà industriali considerate fiore all’occhiello del nostro Bel Paese.
Di positivo avremo il ritorno in auge della meritocrazia.
Dopo anni di insuccessi certe teste dovranno per forza cadere. Cadranno loro e con loro quei giochi di potere che hanno nutrito, cresciuto, e fatto accomodare sulle poltrone che arredano la sala dei bottoni gli scialbi “figli di” piuttosto che le persone in grado di premere le leve giuste al momento giusto, i servi piuttosto che gli onesti collaboratori.
Accadrà ovunque.
Un giorno, il titolare della “dogs&pigs” SPA, si sveglierà con la consapevolezza di aver lasciato il suo impero nelle mani di tanti lacchè motivati solo a risultare utili senza essere in grado di produrre risultati. Il borsello sarà vuoto, la cassaforte in lacrime e il futuro un luogo difficile in cui accampare i propri sogni.
Quel giorno sarà un giorno amaro, nero come il fiele e difficile da digerire. Sarà il giorno delle responsabilità.
Nessuno verrà risparmiato.
Occorrerà digerire rospi, ingoiare orgogli, abbassare il capo ed ammettere i propri errori di valutazione. Sarà comunque tardi per riparare i danni.
L’impresa, l’azienda, l’impero, sarà sull’orlo del baratro, ad un passo dall’Ade. La sua grandezza, priva di dignità e prospettiva, sarà nient’altro che un peso. Un fardello per quelle gambe sottili che sempre più faticosamente si muovono nel mercato.

Eppure tutto era evidente. Tutto era prevedibile e sanabile.
La storia insegna che c’è ciclicità negli eventi e la crisi torna sempre ad abbattersi sui vari mercati. Arriva, porta scompiglio, lacrime e sangue, e se ne va. Il più forte sopravvive. Il più furbo si espande. Lo stolto non esiste più.

Immagino già lo sconforto di quel risveglio. Il dolore. L’umiliante presa di coscienza.
Dove, dove avrò sbagliato? Dove avremo sbagliato?
Nessuno si caverà più il cappello di fronte a quell’imprenditore. Che non ha ascoltato. Che non ha fatto parlare. Che non ha perseguito strade diverse. Che non ha cercato soluzioni alternative. Che ha punito la sincerità.
La fame dei suoi operai gli peserà sul cuore di notte e lo divorerà. La sete di vendetta gli metterà paura.
I suoi occhi, ciechi fino a quel momento, guarderanno al passato con lucidità e gli mostreranno la sequela di errori inanellati uno dietro l’altro.
Povero imprenditore, solo davanti alle tue colpe.
Avresti dovuto ascoltare. Avresti dovuto dare fiducia a certe parole, leggerle con attenzione e non con presunzione.
Ti avevano messo in guardia.
Ma tu hai preferito tenere lo scettro del potere, giocare a riorganizzarti senza renderti conto che i pezzi rimasti sulla scacchiera erano solo pedine. E con le pedine, non si va da nessuna parte.

La crisi arriva, porta scompiglio, lacrime, sangue e se ne va.
Tu non ci sei più.
La tua testa sarà caduta. Rotolata accanto a quella dei tuoi servi. Corona e scettro del potere inclusi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: