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Archivi giornalieri: gennaio 23, 2013

Siamo mamme.
Non siamo perfette ma ci barcameniamo con eleganza fra la routine e gli imprevisti.

Si gioisce dei piccoli traguardi: camminare, allacciarsi le scarpe, arrivare al lavandino per lavarsi i denti, imparare la prima filastrocca; ci si commuove davanti ai primi turbamenti; si ripartiscono le proprie aspettative dai loro sogni; ci si abitua a certi last minute in grado di sballare il più solido dei programmi.

Certi colpi però sono così imprevedibili che sfido il più abile dei portieri d’oro a pararli.
Domande casuali, lanciate in aria con leggerezza (nobile) e curiosità (sana) e che meriterebbero la più dignitosa delle risposte.

Se si potesse rispondere.

Perché, ammettiamolo, certi argomenti sono e restano tabù. O quantomeno imbarazzanti.

Immaginatevi una sera dopocena. Si sta ancora tutti riuniti intorno al tavolo. C’è chi colora, chi sfoglia un quotidiano, chi monta e smonta e rimonta e rismonta i Lego, e chi si gusta una vecchia puntata di Desperate Housewives.
Immagine quasi sacra della famiglia. Tutti per uno, uno per tutti.

Quando, ad un tratto sul monitor Bree Van De Camp raggiunge l’apice del piacere, viene colta da spasmi e tachicardia e corre dalla ginecologa che se ne esce con la parola ORGASMO.
Un addensamento di cumulonembi avvisano dell’imminente tempesta.

“Mamma”, vocina tenerella quanto incalzante, “mamma, COS’È un orgasmo.”.
I tempi di risposta, in questo caso sono controproducenti. Più aspetti ad illustrare una spiegazione, più il dubbio, acquisisce una sua forma, si allarga, si amplifica in sotto domande? ” fa male?” ” serve il dottore?” “tu ce l’hai mai avuto uno?”.

Ora, chi di voi avrebbe risposto senza battere ciglio ha tutta la mia stima per il sangue freddo e la serenità d’animo.

Io, per un momento c’ho dovuto pensare.

Mi sentivo trapanare dagli occhi di mia figlia. Una piccola donna già dalle fasce, un ente autonomo bambino che ha sempre guardato più in là di quanto io avessi mai osato fare. O anche solo sperare.
Una abituata alla verità. A sapere come nascono i bambini o a a cosa servono i tampax, ad aver visto malattie che portano via anche i papà e le mamme migliori.

Ma l’orgasmo! Per il protettore di tutte le mamme pudiche della terra, questo come glielo spiego?

Beh, non l’ho fatto.
Mi sono tirata indietro.
O meglio, le ho detto che era una cosa legata all’amore, una cosa “grande” e “bella” e che meritava di essere lasciata nello scatolone delle cose troppo grandi per noi.

Abbiamo preso la domanda e con cura l’abbiamo messa li a far compagnia a “mamma, come si impara a baciare?” e “ma tu e papà come avete fatto a farmi un fratello se io dormivo con voi?”.

Confido che il tempo faccia il suo corso. Che l’intimità e la dolcezza con la quale abbiamo spostato quell’ingombrante domanda in un angolo privato di futuro, plachino la sua estemporanea curiosità e guidino aspettative di maturità: quando potrò comprendere e apprezzare, saprò, vivrò, scoprirò.

Non ora.
Non adesso.
Un giorno, quando entrambe saremo più pronte a capire e parlare di sesso.
Insomma, “non prima dei prossimi vent’anni”. Pater dixit.

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Tutto ha inizio con un urlo.
Un suono grottesco e terrificante che sale dalle viscere, si modella sul diaframma, prende la rincorsa lungo tutta la gola e si trasforma nel verso dell’abominevole mamma.

Esce fuori come lava, erutta parole di fuoco, rimbrotti, minacce, sentenze.

Di fronte a tale terrificante e colorita produzione vocale, pagine e pagine di libri su come crescere un figlio sereno e ricco di autostima tentano il suicidio di massa.

Inutile negare l’evidenza. Inutile continuare oltre.
Mancano i fondamentali.
Manca quella sana e matura capacita di autocontrollo di cui ogni madre che si rispetti deve essere dotata.

Cara la mia mamma moderna, lascia stare. Non c’hai il fisico per certi ritmi.
Ma ti sei vista?
Sei un cencio. Tuta e pinza come in quei filmetti intrisi di depressione. Manca solo l’enorme vaschetta di gelato.

Noi ti avevamo consigliato bene.
Impara a dire no.
Dai poche, essenziali regole.
Punta sull’autonomia.
Fai muro col tuo compagno.
Non ricattare.
Non sentenziare.
Sii positiva!

Piuttosto che evidenziare cosa non si può fare, suggerisci cosa lo è.
Perché ti ostini a dire: non correre! Quando puoi usare “aspettami, camminiamo per mano, insieme.”
Perché dici NO, secco, senza margini di movimento, di speranza.
Perché bari impunemente a Monopoli, senza il minimo rimorso, la minima avvisaglia di coscienza?

Mamma, non va bene.

Ricorda: tu sei il perno del focolare, colei che riempie il cestino che Cappuccetto porterà alla nonna, che rifornisce i cassetti di magliette e mutande che profumano di talco e muschio bianco, che – come Pollicino – semina carezze e gesti amorevoli per tutta la casa.
Guardati mentre nutri i tuoi commensali con quel pollo dorato. Guardati mentre stendi la biancheria al primo vento di primavera. Guardati mentre smacchi chiazze d’erba dai jeans.
Quanta nobiltà in questi piccoli gesti quotidiani.
Perché allora urlare? Alterarsi? Trasformarsi nella versione in gonnella di quel gran pezzo di Hulk?
Ah…ce l’hai con tua figlia che ha lasciato lo smalto fucsia aperto e dato una chance al fratello di provare l’emozione dell’action painting sul muro?
Ma su, mamma, sono cose da piccoli.
Ah…ce l’hai con tuo figlio perché ha trovato il borotalco e trasformato il bagno in un paesaggio polare?.
Ma su mamma, sono monellerie.
Ah…ce l’hai con la nonna che ha svelato il posto in cui avevi minuziosamente nascosto il Dido e ora te lo ritrovi attaccato sotto tutte le suole delle scarpe?
Ma su, mamma, si risolve con poco.

Ce l’hai pure con tuo marito?
E perché?
Davvero?
Beh, mamma, hai ragione. Neanche noi capiamo perché non vuol fare un terzo figlio.
Con una mamma così! Anzi, una Santa così…
🙂

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