Ciao, sono PeppaPig!

Salvatemi da PeppaPig ( e anche dai Barbapapà!)

I figli ti cambiano. Non ci piove.
Quando il test diventa bi_ rosa inizi con piccole cose: lo zucchero di canna al posto di quello bianco, il tè al posto del caffè, la cedrata invece che la coca cola, le mutande extra large invece che le coulottes di pizzo.
Inizia una lenta ed inesorabile mutazione che non coinvolge solo la mamma ma contagia con un certo guizzo gioioso, marito, nonni, animali domestici e casa.
Ritengo di non essere una di quelle donne che si sono annientate nella maternità ma ammetto di essere evoluta dal ruolo di figlia-moglie a quello di moglie e madre.
Ho anche sviluppato una certa insofferenza verso quelle talebane del bebè, amiche o anche solo conoscenti che, come ti incontrano ad una cena o al parco, o sul lungomare con un passeggino tra le mani ti raccontano il parto minuto per minuto o ti intrattengono sulla gamma pantone della pupù del putto. Come se quella prodotta dal lato B della tua progenie non ti bastasse.
Scompaiono i discorsi sui libri letti (perché trovi anche il tempo di leggere?), sui film usciti in sala (ah bè…l’ultima volta che ho visto Russell Crowe era muscoloso e abbronzato) sulle ultime tendenze moda ( ah…la tuta che invenzione!) e giù, tutte a parlare di pannolini, pappe, rigurgiti, sonni e poi via a seguire di svezzamenti, inserimenti, maestre, amichetti, tabelline e quadernoni.
La cosa che più detesto però, lo ammetto e vi chiedo già perdono se siete fra i fedelissimi di Cocco e Drilli, sono le canzoncine per i bambini.
Un errore comune a molti genitori, fatale dal punto di vista neurologico, e che ho giurato con mio marito di non commettere mai più.
Quale orrore salire in auto e fare tutta l’autostrada del Brennero canticchiando le best of Zecchino D’Oro, o le golden hits della prova del cuoco, con le tagliatelle di nonna Pina che suonano nell’abitacolo a palla lanciata.
Non merito ciò.
Io, ho assistito con muta reverenza al concerto di Joan Baez, sono stata vittima di fumo passivo a quello di Vasco senza attaccare predicozzi sulla volgarità del fumo, ho consumato accendini per le donne cannone di De Gregori, e, sopra ogni cosa, mi sono buttata su John Taylor a Modena sulle note di Wild Boys. E l’ho toccato!

Quindi, niente da fare. In macchina mai più canzoncine su elefanti con le ghette, su cammelli catalitici, su coscine di pollo che fanno la nanna.
E no, no assoluto ai 44 gatti.
Che non so perché ma ti entrano nel cervello, ti si insinuano fra le varie sinapsi e viaggiano con loro. Fra un pensiero e l’altro senti sempre quel fila per sei col resto di due, non c’è scampo.

La nostra grande li ha smaltiti in fretta. Arrivati alla soglia di assuefazione siamo passati a Vecchioni, Guccini, i Queen e già in prima elementare Vittoria cantava Bocca di Rosa con serenità.

Ma l’infausto destino delle canzoncine è tornato insieme ai due programmi in assoluto preferiti del piccolo: lei, la maialina più ruttosa del mondo insieme ai suoi miracolati genitori e al suo fratellino George, dicesi PeppaPig e l’allegra famiglia di origine zuccherosa, i Barbapapà.
Gli episodi qui vanno a gruppi di otto se non dieci. In mondovisione fra la tele dei nonni, la nostra e il pc portatile. A ripetizione.
Ti muovi e di stanza in stanza senti “tantantatanta…tatantatanta…ciao! Sono PeppaPig (rutto), e lui e il mio fratellino George (rutto)’ lei è mamma pig (rutto mega) lui è papà pig (rutto da primo premio)” e poi “barba barba barba bella…tu sei sempre la più bella, barba barba barba bella” (…).
É straziante.
E il top è quando prende l’ipad e vede gli episodi su you tube. Non importa in quale lingua.

Dopo mamma, papà, Tà( la sorella), buà (la macchina), cangevà(il camion dei pompieri), nonnò, nonnà, pà (trattore) e rossssscio (rosso), mio figlio ha imparato GEORGE.
E vai di rutto libero.

Vi prego, liberatemi da PeppaPig. Ve ne sarò riconoscente.
Addì, 4 febbraio 2012.
Un grande BURP a tutti!

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