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Archivi giornalieri: marzo 2, 2013

Stasera si cena dai suoceri. Finalmente. Dopo la lunga invernata e infornata di bacilli, salvo forfait last minute, riusciremo a riunirci tutti. I cognati grandi con Giulio e Alice, i cognati piccoli con i terrible_twins, qualche nonna single e noi.
Leggenda narra che come portata principale ci sarà del cinghiale.
Da dove sia razzolato fino alla nostra tavola non mi è dato di saperlo ma posso sopportare il peso di questo dogma e iniziare ad annodarmi il tovagliolo alla Totò.
Sono sicura che la cognata grande farà una bella teglia di verdure, molte dell’orto di sua madre, e questo mi da una grande gioia.
Mia suocera arrotolerà l’arrotolabile, siano esse fette di prosciutto intorno al formaggio, foglie di cavolo verza intorno al cotto, indivia belga sul Philadelphia.
Mio suocero avrà già lucidato il pentolone da pozione, quello che per bollire ci mette un’ora e più lo guardi e più ti snobba. Due chili di pasta ci sguazzano con serenità.
La pasta sarà: troppo cotta (mio marito), troppo salata (mia suocera), troppa (mia cognata piccola), con troppa roba (mio nipote Giulio), poco condita (di nuovo mia suocera).
Io mangerò.
Seduta.
Con calma.
Mentre mio figlio viene domato dalla nonna, sollazzato dalle zie, intrattenuto dai cugini.
Ci sarà un gran passamano di piatti: mi passi il parmigiano? Scusa, posso avere il vino? Che c’è un tovagliolo in più? La riprendi? E la confusione manderebbe in estasi Dioniso.
Arriverà lui, Mr. Cinghiale e tutti scenderemo nel muto silenzio dei mangiatori. Bocca piena, primo bottone slacciato, leggero senso di rossore sul viso.
Applaudiremo il cuoco, mio cognato piccolo, che da settimane studia ricette e prepara le giuste spezie per insaporire il selvatico zannuto.
Poi sarà il turno dei dolci.
E anche il mio.
Che son qui ancora a leccare fruste e cucchiai e a rimirare il Profiterole alla cioccolata bianca preparato per l’occasione.

In alto i cucchiai, miei Prodi e via, tuffarsi nel ripieno…

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Questa è l’ora che preferisco.
Mi alzo mentre la casa dorme. Solo un vago aroma di caffè sale dalle scale che portano da mamma e papà. So già che uno dei due è in piedi, inzuppa pane nel latte e scarica la lavastoviglie. A volte, come stamattina, sento pure i cocci di un bicchiere malandrino, che tenta la fuga con esiti poco felici.
Ho messo su l’acqua per il tè e spalancato le persiane della cucina e del living. Splende un tenero sole. La giornata si premette luminosa e profumata di primavera.
Tato-gnomo se la ronferà fino alle 9,30.
Ha aperto un occhio verso le sette, ha controllato la presenza mia e del padre, ha lanciato uno sguardo languido alle tette, con tanto di sospiro malinconico, e poi si è sfilato stizzoso i calzini. Sedere in su, dorme.
Il padre idem. Confinato nei 15 centimetri prima del baratro, sta lì immobile come Totankhamun, emettendo sbuffi morbidi come quelli di un traghetto a vapore. È contenuto pure quando dorme. Mai sopra le righe. A parte quelle del pigiama.
Li lascio godere della loro prossimità e apro la camera di Chicca.
Lei occupa la sua piazza e mezzo con la stessa irruenza con la quale abbraccia ogni cosa della sua vita.
Non dorme. Fa un’invasione di campo.
I suoi ricci arruffati e confusi le coprono il viso arrossato dalla piscina e dal sonno. La trovo bellissima e finalmente muta. Cosa rara, così rara per lei.
Il bollitore fischia e io faccio un giro per i vari shopping on line. Stamattina compro una cassettiera che fa il paio ad un comodino che ho già ricevuto qualche settimana fa. Mentalmente la colloco nella nuova cameretta. Se sarà una bambina, per lei è perfetta.
Se sarà un altroterribilepisellopipo faremo il solito giro di mobili: la scrivania andrà da Lello, la cassettiera da Vi, la cassapanca bianca nella nursery e pace per tutti. Almeno per un po’.
Intanto ho cambiato il colore della parete della nostra camera.
Assuefatta dal blu, ho spedito il marito, armato di tuta da imbianchino nel colorificio di fiducia alla ricerca di un caldo, timido Tortora.
Ora, non so perché si dorma con alle spalle un fresco, timido verde salvia, ma il cambiamento mi piace lo stesso.
Dovrò trovarci dei quadri.
Delle stampe.
Magari delle foto in bianco e nero dei bimbi.
Dovrò ragionarla.
Per il momento mi godo il silenzio di questo sabato mattina. Il mio Earl Grey, lo spiraglio di sole, la ricarica di pace quotidiana.

Oddio…passettini…chi sarà?

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