Io odio il martedì

Ti alzi e piove.
Piove in un giorno di Primavera pieno.
Piove e c’è un vento tale da non poter aprire neanche l’ombrello.
Piove e fa un freddo cane.
Anzi, ha freddo anche il nostro cocker, tutto accucciato sotto il termosifone.
Vorrei cambiare le lenzuola, aprire le finestre e respirare il sole, pulire i vetri e annaffiare le viole.
Ma piove.
Si allungano i musi.
Si sta insofferenti in casa.
Tutt’al più si esce per entrare in un supermercato.
A farsi un bagno di luci fluorescenti, a colorarsi fra le carte metalliche delle file e file di uova di Pasqua esposte.
Ridatemi le maglie di cotone. Quelle nei toni dell’azzurro, del bianco, del blu. Ridatemi le ballerine e i jeans.
Basta stivali, cappelli, piumini, sciarpe. Basta battere i denti per il freddo. Basta neve anche a bassa quota.
Qui vogliamo tutti i ciliegi in fiore, il gelsomino che si affaccia alla nuova stagione, le corse sui prati verdi e quasi quasi un bel gelato, di quelli panna nel cono, creme e panna sopra.
Non si chiede mica un viaggio sulla luna andata e ritorno.
Solo un placido, pigro giorno di primavera. Di quelli caldi ma senza sudare, di quelli che strappano sbadigli e fanno distrarre i bambini a scuola.
Un banalissimo giorno che si premette felice anche solo per la luce che filtra dalle persiane, che ti chiama, ti invita. Vieni, esci dal letargo. Vieni, vivi.

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