Tettomane

Non sono mai stata una talebana dell’allattamento al seno.
Per la “tua prima figlia”, come si firma adesso Miss Paturnie 2013, mi sono armata di biberon e tettarelle e si, diciamolo con serenità, di varie tipologie di ciuccio.
Dopotutto, avere un marito che lavora in ambito prima infanzia e bambini, dovrà pur avere un qualche vantaggio.
Un bel corredino di ammennicoli lattosi, utili per tutta la famiglia in caso di allattamento artificiale, rimasto a dir poco intonso se non per le grandi bevute di camomilla con la quale, ad un certo punto, tentavamo di stimolare un benchè minimo effetto soporifero.
Niente.
Tetta forever.
Tetta in everywhere.
Tetta al vento night&day.
Scrissi già a tal proposito che, non c’è luogo scampato all’abile arte della suzione dei miei figli.
Includo anche la sagrestia nel giorno del battesimo del Lellocuordizucchero, perché, come disse padre Eg, “questo bambino piange perché ha dei bisogni,ed ora la mamma, provvederà”.
E la mamma ha provveduto.
Anche troppo, mi ha fatto notare qualcuno.
La Viko però si è staccata con serenità. Ad un certo punto, prima dei due anni ha detto, “ed ora passatemi i tortellini” ed è rimasta di quell’avviso,
La mole da campionessa di rugby lo conferma.
Mollata la tetta ha abbracciato con entusiasmo forchetta e coltello e si è dedicata con cura alla scoperta di un’alimentazione onnicomprensiva, che dai broccoli passa al baccalà, dalle verze arriva alle sogliole, senza disprezzare nuovi sapori, esotici piatti, cucine di altre culture.
Insomma, se non la arginassimo, lei mangerebbe no- stop per 24 ore. Come del resto ciucciava.
Il secondo invece, pur alla soglia dei tre anni, non molla.
Ha rinunciato alla suzione, ma al contatto non ci pensa proprio.
Le sue manine ravanano sempre li.
Gli sembra di alzare il volume della radio.
Annusa, aspira, agogna, soffre di nostalgia, sogna di essere ancora un bebè e poi si sveglia guarda malinconico la sua amata tetta.
È stato un incallito ciucciatore. Abile da subito. Nemmeno una ragade, una feritina, un ingorgo.
Il suo top lo dava al supermercato, quando collocato sul carrello, arrivava paro paro altezza seno e scandalosamente si accostava per una “toccata e fuga”.
Da quando i nostri amici hanno avuto la terzagenita poi è tutto un revival. Come vede la pupina al lavoro quatta quatta, lui ci rimugina su.
Osserva, guarda, osserva, mi guarda, lancia affermazioni sul generis “io grande, basta tetta” ma poi esige la sua dose di strofinamenti, annusamenti, contemplazioni estatiche, trance da tettomane all’ultimo stadio.
Ieri ha addirittura riesumato l’unico ciuccio che abbiamo provato a dargli – senza nessun vittorioso risultato- e ha passato la serata a girare per casa così.
Il pediatra, interpellato sulla possibilità di un attaccamento “morboso” ha sghignazzato una risposta tipo “questo è un ragazzo che ha capito tutto” e liquidato le mie ansie.
Però, lasciatemi dire che al suono di “tetta MIA, NO DI BEBÈ” ho immaginato il prossimo allattamento come un campo di battaglia.

Ahimè, ne vedremo delle belle.

Una buona domenica a tutte e ricordate, la tetta è sua e non di BEBÈ_

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