Happiness ~ ~ ~ felicità

Stamattina no.
Stamattina siamo partiti col piede sbagliato.
Tutta una casa di musi lunghi, mugugni, borbottii.
Sembrava di stare in una pentola a pressione con fagioli in piena ebollizione.
È il post- gita.
Ieri sarà stata pure un’incantevole, soleggiata, indimenticabile giornata, ma oggi, oggi Miss Paturnie, distrutta, sfinita, disciolta nella stanchezza, non si voleva proprio svegliare.
Così, il padre, col livello di pazienza già macerato dal periodo pre-fiera/catalogo/riunione agenti, è venuto a svegliare me, che me la dormivo finalmente dopo una notte di continui pipì-stop, incubi incubosi e pensieri notturni pesanti come macigni.
Sono scesa alla ricerca di un filo di voce che non mi desse la parvenza dell’abominevole donna delle nevi, mi sono trascinata per il corridoio, sono quasi svenuta davanti alla composizione leonina della mia ex- liscia chioma (giuro su Yuko Yamashita che ieri erano lisci!) e ho fatto l’entrata trionfale nella camera della bella addormentata con: “nnnnnamo che è tardi”.
Non mi è venuto di meglio.
Prima del thè.
Prima della presa di coscienza.
Prima del primo sguardo al mare, al mondo, a me.

“nnnnnamo”

In un dialetto che fa parte della mia infanzia, dei miei quotidiani drammatici risvegli, di mio padre in camera, veloce, nervoso, iperattivo sempre.

“su, forza, poche storie, in piedi, vestirsi, a scuola”.

Sarò stata lapidaria e brusca.
Poi mi sono arresa all’evidenza che non dormiva. Era svenuta dal sonno.
Sono arrivata in cucina portandomi dietro la massa scomposta e quasi squadernata di capelli, sullo stile Picasso, periodo cubista, e ho messo su il bollitore.
Alla quarta brioshina spalmata di miele ho realizzato che potevo farla dormire ancora e portarla un paio d’ore dopo.
Mica moriva nessuno. Anzi.
Io solo morivo.
Di sonno.
Fortuna la tazza a sostenermi il mento.
Invece, magie delle magie, eccola palesarsi vestita, pettinata, con borsa per l’ora di motoria (ginnastica no, che non fa fico) e pronta per una colazione take away.
Nel giro di due minuti mi sono trovata sola, assonnata, scazzata dall’uscita frettolosa di meta della famiglia.
Altro che spot felici, campagne del Mulino bianco, gocciole iperenergizzanti.
Qui la famiglia Zombie al rapporto. Nulla da dire se non “buongiorno una sega” (cit_Francesco Nuti, Tutta colpa del Paradiso).

Lasciatemi morire qui, su questo letto in triplo strato crine,lana, lattice, su questo cuscino in memory foam e aloe, con questo pigiama vissuto e deformato.

E lasciatemi credere, pensare, sperare che questo potrà ancora essere un giorno felice.

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