Festina lente

I blog sono come le ciliegie. Leggi un post e subito te ne viene in mente uno a tua immagine e somiglianza.
Ringrazio quindi Iwona per la sua giornata tipo perché ha aperto mille perché sulla gestione del tempo in casa nostra.
O, più che altro, sul tempo che resta a me, per me, solo per le cose che amo, nell’arco delle 24 ore.
Quando guardo al mio passato, con una media lavorativa di 10 ore al giorno, mi stupisco a pensare a quanto sopportassi meglio la frenesia quotidiana di prima rispetto ad oggi: alzarsi, colazionarsi, chittarsi per l’ufficio, preparare figlia, zaino della figlia, grembiule e giubbetto della figlia, e poi correre a scuola e poi correre in azienda e poi correre per timbrare in tempo e poi correre, correre, correre. Fino a sera.
C’erano però dei piccoli preziosi intervalli.
Pause caffè che non posso dimenticare.
Intime, speciali, con colleghe oggi perse chissà dove ma allora così importanti.
C’erano telefonate di lavoro che regalavano sfumature più personali, ricche di aneddoti, di qualche risata, di spiragli di amicizie.
C’era quella magnifica ora di pranzo. Stesso tavolo, stesse persone, ogni giorno un argomento nuovo. Su cui dibattere, ascoltare, argomentare, riflettere.
Lavoravo tanto e il tempo era poco. Ma era un tempo che non toglieva solo. Restituiva.
Tornavo a casa stanca, a volte inferocita come un bisonte, ma con cose da raccontare, storie mie, di altri, perse nel caotico tourbillon della vita.
Poi è arrivato un altro figlio e poi la perdita del lavoro.
La giornata è stata rimodellata.
Eppure, nonostante le 10 ore guadagnate, mi va tanto, tanto stretta.
A volte.
Sarà la sindrome da Cenerentola.
O di qualche altra principessa bistrattata.
Ma dormo poco. Colpa della gravidanza.
Mi devo gestire la nostra casa. 240 metri quadri solo il nostro appartamento. Un totale di 33 finestre. Il b&b. Il giardino.
E poi correre dietro a Mr Benvenutoneicapricciositreanni e a Miss Paturnie 2013 e vivere il tramonto dei miei genitori. Il lento, inesorabile scemare della loro lucidità, della loro indipendenza.
La cosa più drammatica. Lo ammetto. Più snervante di tirar su due gemelli.
Sono stanca. Lo ammetto.
O forse vittima degli ormoni ballerini e un po’ malinconici di questa terza pancia.
Cosa resta di ciò che amavo fare?
Scatto ancora belle foto ma non si usa più stampare il bianco e nero. E mi manca la magia di quelle immagini che lente impressionavano la carta. Sempre mat. La mia preferita.
Cucino e provo nuove ricette. Neanche tanto per me, tanto quanto per i preziosi ospiti del b&b che mi hanno eletta la regina della torta al cioccolato.
Progetto. Nuovi siti, qualche marchio. Per gli amici, più che altro. E per non perdere la mano.
Sono totalmente presa dai miei figli. Dalla loro grande creatività. Senza freni e senza inibizioni.
Una inaspettata eredità per entrambi, sia della manina d’artista di mio marito che della mia fortunata manualità.
E scrivo.
Soprattutto quando non dormo. Scrivo. Sul blog o sulla testa. Capitoli di un libro che leggo, disfo, riscrivo.
Delle cose che amavo fare mi è rimasto leggere.
Ancora al 100%.
Leggere.
Senza sosta.
Senza tregua.
Finche non vedo l’ultima parola dell’ultima pagina.
Dall’inizio di quest’anno sto mantenendo una media di due libri a settimana.
Magno gaudio per il mio spirito viaggiatore e sognatore incastrato fra un vetril e un asse da stiro.
Quando mi chiedono come faccio a trovare il tempo per leggere mi viene sempre da sorridere.
Io leggo mentre mio figlio salta sul letto alle undici di sera.
Leggo chiusa a chiave in bagno, specialmente l’ultimo capitolo di un meritevole libro.
Leggo la mattina quando la casa profuma del caffè di mio padre e del sonno di tutti i componenti.
Leggo quando sono in fila dal dottore, per i colloqui, dalla parrucchiera.
Magari non dormo, ma continuo a girare quelle pagine.
Che volto consumando le parole, di fretta, ma senza perderne il sapore.
In quel perfetto esempio di festina lente. Mi affretto ma senza perdere nulla. Assaporo lentamente.
Il tempo per me. Al 100%.

Alcuni scatti della nostra classicissima scampagnata del primo maggio.
Prezioso tempo. Per noi.

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