Italia-Polonia, zero a zero, palla al centro

Non sono stata inghiottita dalla Balena di Pinocchio. Ne’ porto segni di possibili esperimenti alieni.
Non ho racconti di viaggio da far crepare d’invidia le friendblogger. Ne’ strepitose fughe d’amore delle quali elargire piccantissimi dettagli.
No, no, no.
Niente di tutto ciò.
Purtroppo.

Questo salto temporale fra the last_post e questo è dovuto ad un gemellaggio fra la scuola di Miss Paturnie 2013 e una scuola di Czestochowa che ha portato a casa nostra due scricciole biondine, poco munite di favella nonché di ridotte capacita espressive.
Insomma, inglese poco poco e gestualità meno di zero.

Vi assicuro che nonostante lo spirito di accoglienza e l’abitudine ad ospitare, questi giorni votati alla reciproca conoscenza, sono stati ardui da smaltire.

Ma andiamo per ordine e partiamo con l’incontro ravvicinato del terzo tipo.

Luogo prescelto, L’Italia in miniatura. Ora di pranzo.
Gli italiani si apprestano a dare il benvenuto ai ragazzi polacchi e ad aprire le danze nel più classico dei modi: la condivisione del desco.
Su carta parrebbe cosa facile.
Individuati gli accoppiamenti, ci si colloca tutti insieme nell’area ristoro.
Le famiglie coinvolte, come da manuale da tradizionale scampagnata, iniziano lo svuotamento delle abominevoli borse termiche o minifrigo.
Laddove Mary Poppins tirava fuori una abat-jour, qui ci si ritrova con contenitori da kilo di pasta fredda, insalatone di riso, pane comprato fresco fresco la mattina con tripudio di affettati Made in Italy, timballi e frittate di spaghetti, porchetta, focacce, pizze, ciambelloni e rotoli con Nutella.
Insomma un banchetto open air.
Mai vista tanta grazia di Dio comparire così repentinamente, con quel pizzico di orgoglio culinario tutto italiano, per restare li, muta, ignorata.
Metabolizzare l’evidente ritrosia dei nostri ospiti nel tuffarsi nella fresca consistenza del fusillo con pomodorini basilico e mozzarella, o nelle pile di fette profumate e morbide del nostro Ciauscolo è stato un lutto collettivo.
Preoccupati dagli sguardi vacui e schifati dei nostri ospiti d’Oltralpe siamo ricorsi al traduttore di Google, italiano-polacco.
Si salvi chi può.
Una delle mie biondine, interpellate sulla manifesta inappetenza ha risposto “sono stata alimentata”.
E non aggiungo altro.
Demotivati dal rifiuto del nostro benvenuto gastronomico, e fortemente imbarazzati dagli appetiti indomiti dei nostri ragazzi, abbiamo ricomposto le rispettive borse termiche e iniziato la perlustrazione del parco.
In un battito di ciglia il gruppo gemellaggio era già frazionato in: docenti polacchi, per conto loro, bambini polacchi, per conto loro, bambini italiani, per conto loro ma inseguiti dai docenti italiani, insieme e dai genitori italiani, affranti e affamati.
Tale formazione rimarrà costante anche nei giorni a venire e darà adito ad illegittima storia d’amore fra i docenti cestocovi.
Fra un gelato, uno scontro a fuoco con i fucili ad acqua, una serie di code per i vari giochi, un miliardo di foto ricordo, gli incontri e gli scontri, il primo pomeriggio insieme è volato lasciando tutti stremati e preoccupati per la cena da servire a casa.
Il cambio di menu, nel nostro caso è stato rapidissimo.
Dalle trofie al pesto come primo e caprese per secondo, siamo passati al purè con gli hamburger.
Fragole e torta al cioccolato riconfermati.
Poteva andar peggio, sicuramente, ma sarebbe stato bello poter parlare, condividere leemozioni della giornata, scoprire di piacersi o detestarsi.
E invece silenzio.
Silenzio a cena.
Silenzio nella camera preparata per loro con tanto di cioccolatino sul cuscino.
Silenzio a colazione, fra brioche comprate fresche al forno, un ciambellone bicolore e un barattolo di Nutella adatto ad accogliere il campionato mondiale di tuffi da trampolino.
Incolmabile silenzio.
Le accompagno a scuola sotto una pioggia torrenziale. Mia figlia ed io in pantaloni e sneakers, loro in gonnellina a balze di voile e sandaletti. E dire che, svegliandole avevo mostrato loro il tempo grigio.
Nel primo pomeriggio le recupero insieme alle altre mamme e papà cooptati per l’occasione e via…verso lo straordinario paesaggio del Monte Conero. Mare, verde, vento, pietre.
Portonovo prima e poi, spiaggia urbani.
Tempo in ripresa, con spiragli di sole e temperatura gradevole.
Ideale, secondo la gioventù polacca per farsi un bagno.
Attoniti li guardiamo rimanere in mutande e via via inzupparsi fino al midollo. Qualche saggio ha portato anche delle confezioni famiglia di fetta al latte, crackers e succhi di pesca. Si banchetta e si spettegola finché non scende l’ombra del tramonto.
La risalita è ardua, specie per una con la pagnottella in forno come me, ma per i figli, questo e altro.
Rendez-vous in pizzeria, in altra ridente località turistica del nostro litorale, Marcelli. Pizza e coca a volontà per grandi e piccini a cinque euro cadauno.
Distrutte, salate, con eritema da sole in viso e rimpinzate di pizza riporto le mie tre ragazze (le mute e l’italianadoc) a nanna.
Il giorno seguente ha un programma con i fiocchi: visita delle grotte di Frasassi e a seguire Cascata delle Marmore.
Di questa giornata ho poco da dire se non che i volti che ho visto scendere intorno alle dieci di sera dal pullman facevano concorrenza al video di Thriller, mancava solo Michael Jackson col giubbino anni ’80.
Per chiudere in bellezza, cena estemporanea da Mac Donald. Le fauci delle biondine si sono spalancate e hanno divorato happymeal, cheeseburger di rinforzo, gelato al caramello senza fiatare.
Last day in Italy tutto dedicato alla scoperta del nostro paesello con visita al Santuario di Loreto, al comune, alle mostre in corso, allo shopping.
Pomeriggio di gelato per le femmine e calcio per i maschi e per finire farewell party nell’aula magna della scuola secondaria.
Con la precisa richiesta di portare ognuno un contributo gastronomico ci siamo ritrovati con quattro tavoli stracolmi di salato-dolce-buvette.
Dalla Porchetta con tanto di affettatore sul momento, all’erbazzone, dal pollo al forno alle verdure grigliate, sott’olio, in frittata, e fritte, pastellate, ripassate con aglio, olio e salsiccia.
Sembrava uno di quei matrimoni a buffet in cui non smetti di mangiare se non quando l’improvviso lancio nel vuoto del bottone dei pantaloni non ti sveglia dall’incanto mangereccio.
Per me, posso solo dire che, aldilà della classicissima insalata di pollo con ceci e pinoli e la montagna di cotolette di cui porto ancora l’odore addosso nonostante le successive quattro o cinque docce, la soddisfazione più grande è arrivata con la scomparsa delle tre lastre di tiramisù ancor prima che gli altri dolci venissero affettati.
Era tutto un rumore di cucchiaini sui piattini di plastica e un concerto di “specialissimo” “goloso” “uhm uhm ahm” “ancora, ne prendo ancora”.
Ad oggi, vi assicuro che, non è morto nessuno. E già è tanto.
Questo lungo post che giustifica spero l’assenza prolungata, si chiude con l’alzata delle tre e un quarto am.
Non c’erano ancora neanche i bar più peccaminosi aperti.
Buio e leggera pioggerella.
Le mie due biondineslavatinemute sono salite con gli occhi ancora carichi di sonno sul pulmino che l’avrebbe portate a Bologna.
Un prolungato ciao ciao fatto con la manina ha segnalato forse un certo principio di affetto o magari gratitudine per le attenzioni spese.
Si torna a casa.
Si torna a letto.
Nel pulire la loro camera il giorno dopo, togliere le lenzuola, svuotare il cestino, ho scoperto montagne di carte di twix, biscottimadeinPL, salsiccette e salsicciotti.
Alla faccia dei nostri sforzi culinari.
Alla faccia nostra, insomma.

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