La scuola è finita.

È difficile fare la mamma.
Perché una mamma vera non è che sia proprio quel di più di simpatia come negli spot di biscotti, merendine e creme anti prurito intimo.
Fare la mamma a volte è un mestiere da cani.
Perché sei mamma sempre e in ogni luogo, ce l’hai tatuato dentro, nel cuore, nel cervello.
Ma sei pur sempre tu.
Pregi e difetti.
Da un po’ mia figlia mi da dell’isterica. E sì, ne ha tutte le ragioni.
Gli ormoni mi stanno facendo fare le montagne russe emotive.
E rido, e piango, e mi sento l’incredibile Hulk e poi sprofondo sotto le coperte ringhiando a chi osa interrompere il mio pisolino.
Ho capito subito che avremmo avuto un altro maschio. Un Mr_Pisello che si aggiungeva alla famiglia.
Stessi sintomi. Aggressiva, affamata, preistorica.
Insomma, mi manca la clava e sono perfetta.
Il primo che solo si permette di dire o fare qualcosa di storto, lo sbrano e non c’è pietà per nessuno.
Sommersa sotto questo caustico savoir-faire pre-maman c’è la mia povera famiglia, suocera inclusa.
Che meritevole forse di qualche aggiustatina di tiro, si becca colossali ramanzine.
Certo, non che lei si regoli la frequenza radio con gli emisferi cerebrali. Parla e non alza l’antenna.
Percepisco sempre fastidiose vibrazioni.
Ma il potere della “panza” non guarda in faccia nessuno.
Non mi trattengo.
È come con la pipì. La devo fare. Quando scappa, scappa.
E quindi giù col machete del cinismo.
Con Miss Paturnie che piange per qualche Miss Cretinetti della sua classe. Ma che ti frega, le dico io, non le vedrai più. Fra cinque anni non ricorderai neppure il nome.
Alzi la mano, dai, su, chi frequenta ancora compagni delle elementari.
Su, non fate i timidi.
Nessuno?
E ci credo!
E allora, perché ti arrabatti? Piangi? Arrivi come il vento d’autunno, carica di lacrime e lampi di follia omicida?
Fra una settimana la scuola è finita. Finish. Stop. Basta. Amen.
Saluti e baci.
Ricordi belli, da collezionare ne hai a sufficienza.
Figlia mia. Basta.
Il discorso non fa una piega, direte voi. Il problema è la modalità tipo urlo continuo nel megafono.
Tutto maiuscolo per intenderci.
Insomma, figlia, sturati le orecchie.
Lo so, lo so che non dovrei. Dovrei accoccolarmi sul suo letto, e tenerle la manina, e nel tenue bagliore della lampada dirle con dolcezza le stesse identiche cose.
Ma non ci riesco.
Sono un fiume in piena.
Ieri ero così carica che per un momento ho sognato di partire di slancio e assestare un cazzottone in faccia al prepotente di turno.
Che per la cronaca è il tipo che hanno eletto. Gli altri. Io ero a fare pipì.
Uno che capisce tutto lui, decide per tutti e via, testa bassa e camminare.
La tipologia di essere umano che più disprezzo.
Cervello corto. Mani lunghe a prendere da tutto e tutti e con una corte di personaggi tagliati a sua immagine e somiglianza.
Naturalmente non ero solo io quella sul piede di guerra, ma ero io quella con i freni inibitori più lenti.
Insomma, lo detestano in molti, ma i più lasciano fare. Come con la politica balorda che ci troviamo al governo.
Nel piccolo però.
Ecco, sui giardinetti davanti alla nostra scuola, in quell’idilliaco quadro in cui bimbi felici volano fra le braccia delle mamme&papà, si consuma un pezzo di straordinaria bassezza Made in Italy.
Lascia che sia.
Cosa importa.
Lo si fa per il buon vivere.
Lo si fa per i figli.
Manteniamo lo status Quo.
Il self control.
Insomma, chiuditi gli occhi, turati il naso e vai avanti.
COSA?!?!?
No.
No per i figli che ho messo al mondo.
No per il figlio che mi faceva ciao dal monitor ieri.
No.
Se una cosa può essere migliorata va migliorata. Discussa, condivisa, analizzata.
Una buona mamma non per forza è solo quella che aspetta sulla porta il bambino, ciambellone bicolore appena sfornato, chiavi in mano per partire e andare alla lezione di piano-judo-inglese integrativo- calcio.
Una buona mamma lotta per il meglio.
Alza la voce e protegge la caverna dai lupi.
È qualcosa di prezioso e atavico.
Ce l’abbiamo dentro.
E di solito, li, diamo il nostro meglio.
Ci feriscono le ingiustizie, urtano la nostra sensibilità. Ci proiettano in un mondo in cui i nostri figli potrebbero soffrire e noi questo mai lo vorremmo.
Noi buone mamme non puliamo solo i vetri, non togliamo solo la polvere. Noi spolveriamo il cervello per ottimizzare i ritmi e gli stili di vita, lucidiamo cristalli per guardare meglio dentro alle situazioni.
Certo, gli ormoni, in questo periodo dominano la scena con piglio un filo troppo energico, ma l’obiettivo finale sarebbe comunque quello.
Figlia, che ti importa.
Non ti curar di loro. Ma guarda e passa. Guarda oltre. Respira il mare. Riconosci la bellezza negli altri. Impara a discernere il bene dal male. E sappi che il lupo si travestì da pecora e che la folla preferì Barabba.
Sempre.
Impara che ci sarà sempre un altro bambino/amico/collega, pronto a rubarti le idee, a soffiarti la scena.
Ci sarà un capo pronto a prendersi i meriti, un unto dal Signore che promette cielo e terra, una collettività che guarda impassibile.
Scegli.
Puoi essere come loro o andare contro.
Nuoterai con la corrente opposta e gli spruzzi d’acqua in viso.
Ma figlia, tu avrai braccia più forti e un cuore pulito.
E per me, la tua mamma isterica, questo è quello che davvero conta.

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1 commento
  1. kirakot ha detto:

    L’ha ribloggato su Sciamammae ha commentato:
    Semplicemente imperfette ma tese a un miglioramento continuo!

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