Come Sandra e Raimondo

Lavoravo e non sapevo. Potevo solo intuire.
Stando a casa invece vedo e un po’ invidio.
L’amore dei miei genitori è immenso. Sono immersi l’uno nella vita dell’altro. Si amano di un qualcosa che di rado colgo. Si amano incondizionatamente.
E con questo non voglio dire che non di pizzichino, si urtino, battibecchino.
Lo fanno eccome. Ma non c’è mai quella volontà precisa di ferire, umiliare, essere preponderanti.
No.
Loro giocano un’abile partita di dare e avere.
Di alti e bassi.
Guidano un tandem.
Suonano lo stesso spartito.
I loro ritmi si incastrano. Le loro esigenze si ascoltano.
Mio padre poi, con gli anni è diventato un romantico melenso. Chiama mia madre “amore mio”, la tocca, la abbraccia, Ha una sempre più evidente paura di perderla.
Sarà che sono insieme dalla notte dei tempi. Sarà che abbiamo già festeggiato le nozze d’oro e che aspettiamo il 2014 per quelle di diamante.
Sono interdipendenti.
Lei scarica la lavatrice, lui va a stendere i panni.
Lei mette l’acqua a bollire e lui ha già in mano gli spaghetti.
Mio padre difende mia madre con tutte le sue forze.
Non c’è discussione dalla quale io non esca sconfitta.
Mia madre è la migliore. Di tutte. Di me.
Mia madre mi protegge e lo fa ragionare.
Da sempre.
Da quando andavo a ballare con le amiche e rientravo tardi. Quando porto avanti un’idea, quando voglio proporre un cambiamento.
Lei è sempre stata il nostro cuscinetto, il paravento, l’arbitro fra le parti.
La loro fragilità ci spaventa. Il continuo stare male di mia madre tende mio padre come una corda di violino. Lo getta in scenari di solitudine estrema. Lui con me. Sua unica figlia. Noi e una tonnellata di continue incomprensioni.
L’età di mio padre inquieta mia madre. I suoi amici,i suoi fratelli, leggeri e silenziosi sono scesi dall’albero della vita e li hanno abbandonati.
Restano loro.
Loro a contare gli amici distesi più che quelli vivi e vegeti, a ricordare un passato di sacrifici e improvvise gioie, di fatica, onesta, dura, costruttiva.
Se esisto lo devo a loro.
Se sono salva lo devo a loro.
Loro che con le unghie e i denti hanno perseguito l’obiettivo di essere genitori.
Che hanno girato per orfanotrofi.
Hanno incrociato mercanti di sogni.
Poi ci siamo incontrati.
Io ero un puffo rosa e di due mesi. Sola.
Loro erano una coppia mai diventata famiglia. Sola.
Ci siamo riconosciuti.
Non ci siamo lasciati più.
Ciò che so dell’amore, me l’hanno mostrato loro. Non è privo si difetti ma è sano, pulito.
Lindo nelle radici del cuore.
Ed è stato bello crescere così.
Nella rete del loro amore.
Loro così consapevoli di propri limiti. Loro così protesi alla vita.
Penso sempre più spesso a quando da piccola chiedevo a mia madre come si può andare avanti senza un papà, senza una mamma.
Lei mi rispondeva che da adulti è tutto diverso. Che ci fa da salvagente la propria famiglia, i figli messi al mondo, il compagno al fianco.
Si, è sicuramente così.
Ma nulla sostituisce la tenerezza di essere figlia. L’idea di essere stata così tanto voluta. Nel corpo prima ma soprattutto dentro, nel cuore, nella testa.
Amarmi per loro è stata una scelta davvero lucida, consapevole.
Loro mi hanno voluta.
E ogni giorno insieme mi riscelgono.
Nonostante tutto.
Perché loro si amano così. E così hanno amato me.

20130531-104150.jpg

Annunci
1 commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: