Figli piccoli, problemi piccoli. Figli grandi…

Eccoci emersi dal grande pathos della final destination: la nuova classe, con sezione nuova fiammante, della nuova scuola, del vecchio plesso.
La prima media, anzi come la chiama la (preside) dirigente scolastica, la “secondaria”.

Toto sezione fatto.
Elenco nomi pronunciato.
Abbinamento professori-sezioni pubblicato online.

Una valle delle lacrime.

Comunque, partiamo dai saluti di fine anno.
Drammatici.
Piangevano in molti e in più organizzavano feste, cene, pizzate.
Per salutarsi a pancia piena.

Devo dire, in tutta onestà, che pagherei perché anche il mio secondo, vivesse un quinquennio di simile felicita. Maestre brave, competenti e soprattutto comprensive, attente, votate alla completa integrazione dei bambini nel sistema classe.
Abbiamo faticato un po’ ma davvero, solo un po’, e tra genitori, fatte salvi certi straordinari elementi di cui ho già accennato, ci si è trovati bene.

Ma il toto classe rovina il sonno di molti, comunque e non nego di aver spinto a destra e sinistra affinché mia figlia e la sua attuale anima gemella (che è ancora l’amica e non il ragazzetto di turno) restassero insieme.

Il diktat della nuova dirigente scolastica (la preside per gli studenti vecchia guardia) era nessuna preferenza sul compagno di scuola.
Panico.
Collettivo.
Cori di protesta.
Ma si è sempre, sempre, sempre indicata una preferenza.
Da quest’anno, NO.
Da quest’anno, anzi, due sezioni 2.0 ovvero, niente libri, solo tablet.
E già mi viene da ridere e farei un fuori pista incredibile sul post per avventurarmi in ciò che penso al riguardo.
Ricordatemi di riprendere il discorso in altri lidi.

Comunque, sprovvisti della sicurezza dell’amico del cuore, vicini al baratro della tuttologia digitale e stipati in una stanza con finestre siliconate e sedie di formica, ieri abbiamo ascoltato il verdetto.
Sei manine innocenti hanno estratto dall’urna di vetro (ribattezzato così il vaso di cristallo della segreteria al piano superiore) la lettera abbinata al singolo gruppo.
È stato tutto un mugugno, brontolio, singulto, ovazione, pianti, risa, abbracci e commenti da stadio.

Ragazzi, che pathos!
Ho pensato quasi di sfornare il pupo li con quel mese e mezzo di anticipo.

La mia amica, con figlia nominata nel secondo gruppo e orfana di tutte le sue compagne, è scappata ammutolita e incazzata come una iena al sesto giorno di dieta vegetariana.

Cori alpini si levavano dalla fila seduta di fronte a me con manifesta felicità per gli abbinamenti voluti dal fato.

Tutti che cercavano di capire con chi, oltre ai vecchi compagni, fossero capitati i figli.
La tua, in che sezione sta?
Allora, tu sei in 2.0 o antica maniera?
Quanti compagni hai in classe?

C’erano facce smarrite. Perse.
Ho visto due compagne di mia figlia uscire in lacrime. Entrambe in sezioni diverse, abbinate solo a un paio di maschi della loro vecchia classe.
Ho sentito di persone che conoscevano già tutto il parco professori.
Nel giro di cinque minuti, anche mia figlia sapeva quali insegnanti, quali difetti, quali pregi.

Io sempre ignara.
Volutamente forse.
Tanto sapere o non sapere cosa cambia?
Li sta e li navigheremo. Acque nuove, tutte da esplorare.

Però, nella sezione di mia figlia, in quell’elenco di 23 nomi, il suo e quello della sua best friend vengono uno dopo l’altro. Con magno gaudio loro e di noi genitori che lo speravamo fiduciosi.
Perché si vogliono bene, loro.
Perché ci piacciamo, noi.
E ho tirato dubito un enorme sospiro di sollievo.

Dirò di più. Anche l’altra compagna, inserita in quel gruppo classe mi va più che bene.

Virtuale inchino al fato, alla fortuna, al destino e sms immediato alle maestre. Qualcosa avranno pur fatto.

L’uscita dalla toto-sezioni è stata tosta. Capannelli di persone che si scambiavano opinioni sui prossimi tre anni.
Chi si asciugava una lacrimuccia.
Chi andava via sottobraccetto.
Chi faceva la disanima della situazione generale e quasi quasi dava la colpa ai nuovi F35.
Chi iniziava ad ignorare i vecchi compagni e a coltivare le nuove relazioni.
Chi minacciava ricorsi.

Io, con un buco nello stomaco formato famiglia, ho recuperato la raggiante prole, edotta anche su tutti i suoi futuri professori e già esperta della macchinetta distributrice delle merendine della nuova scuola.
Verso casa. Verso cena. Verso i prossimi tre anni.
Tutti nuovi.
Per lei alle Medie. Per il piccolo alla materna. E per quello che verrà. La grande incognita con la valigia in mano e il fiocco nascita pronto.
Sarà un settembre…che settembre!

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