Si salvi chi può

E la terra tremò.
E la casa pure.
Con noi dentro.
Paralizzati, fermi ad aspettare che la scossa passasse.
Tante scosse negli ultimi mesi, ma quella di questa notte, a pochi chilometri da noi, è stata brutta. Ma brutta brutta, direbbe mio figlio.
Noi venivamo da una piacevole cena a casa di amici. Buon pesce, buon vino, gelato e vento d’estate.
Si dormiva da poco quindi.
Si dormiva bene.
La Viko in camera sua, spalmata a pelle d’orso come suo solito, noi con il Tato a farci da separè.
Mi sono svegliata io.
Forse il rumore. Come di qualcosa che si rompe, si infrange. Ho svegliato l’uomo di casa, con gli occhi sbarrati in un nano secondo, manco fosse sempre stato allerta.
Tutti e due con le mani sopra il piccolo ad aspettare che il mondo sopra e sotto a noi smettesse di ballare.
Le porte si muovevano, i cani abbaiavano, allarme e sirene a tutto volume.
Interminabile.
Davvero.
In quarant’anni mai avuto un ricordo così lucido, vivo, intenso.
Sono scesa dai miei, al piano di sotto.
Il cane era sconvolto. Se l’era fatta tutta fra le zampe.
Mio padre continuava a fissare il lampadario.
Questo ha fatto i danni.
Fuori tutti sul balcone.
Radio_Cugina, la mia vicina/parente aveva già attivato il servizio cronaca minuto per minuto.
Tutti svegli, tutti subito connessi a facebook.
L’hai sentito? Che botto! Che paura! OhmioDio!
Epicentro, come dice l’igv dopo una quindicina di minuti a pochi, pochissimi chilometri da casa nostra.
La sensazione di dondolio non ci lascia.
Cambio di letti.
Mia figlia viene da noi.
Mio marito si sposta in soggiorno con l’iPhone.
Io chatto con l’amica che ci aveva invitati a cena la sera prima. In Paese sono tutti per le strade, in pigiama o mutande, cicaleccio e condivisione dell’evento.
Provo a riprendere sonno ma riparte il rollio.
Meno intenso ma intenso comunque.
Siamo di nuovo in piedi.
Sono le cinque.
Mi giro e mi rigiro.
I bimbi dormono.
Alle sette mi vesto con una maglietta e un pantalone della tuta, inforco gli occhiali e scendo in direzione forno=brioche fresche.
Probabilmente l’idea era poco originale.
Sembra di stare alla fine di una Notte Bianca.
Capannelle di persone vagolano con sguardo un po’ atterrito un po’ assonnato.
Le chiese entrambe chiuse dai vigili.
Il parroco informa che la prima messa sarà all’aperto.
Tuona.
Lampa.
Non piove.
Vigili e sicurezza civile girano per i vari palazzi. Compaiono le prime transenne.
Entro dal fornaio e spendo 18 euro fra pane, pizzette, brioche e ciambelle. Ho bisogno di un conforto primario.
Ascolto le prime storie.
Cassetti e ante che si aprivano. Libri che cadevano. Maniglie bloccate.
4.9 della scala Richter. Per fortuna epicentro in mare.
La seconda forte 4.0.
Anche questa una scossa di tutto rispetto.
Tuona ancora quando torno a casa, facebook è sempre invaso da commenti post terremoto, salta il progetto di andare a vedere la fioritura (ritardata) della lenticchia a Castelluccio.
Siamo tutti un po’ così. Sul chi va la.
Mi arrivano molti messaggi, specie da alcuni dei miei ospiti del B&B. Nel grande bailamme,mi rallegro di queste piccole attenzioni nei nostri riguardi.
Improvvisamente inizia a grandinare.
Ecco. Ora manca solo l’invasione di cavallette e comincio a pensare che il pallottoliere dei Maya abbia perso qualche biglia.
Il meteo.it mostra un’Italia di bel tempo, eccezione fatta per quella nuvola nera e minacciosa sopra il Monte Conero.
Si ricamano leggende metropolitane. La scossa, quella di 4.9 si è manifestata nello stesso identico orario di quella de L’Aquila.
Ecco, sarà così.
Prima l’avvertimento e poi la tragedia.
Miiiiiiiii, tutti a toccarsi i ciondoli.
E su, non gufate.
Quei stormi neri che volano bassi sopra il cielo sono solo rondinoni che sentono pioggia.
Però non sono tranquilla.
Passato il temporale, raccatto pizzette e panini e raggiungo la suocera per pranzo.
La spiaggia è ricoperta di persone stese al sole.
Il terremoto, come le grandi nevicate è argomento principe di discussione.
Ogni tanto qualcuno si collega dallo smart phone e si aggiorna sullo sciame sismico.
Mia figlia ha già provato a vedere se entra ancora sotto il letto e ogni tanto nomina l’Apocalisse.
Io barcollo.
Forse per via della pancia di otto mesi che mi sposta il baricentro, forse per le scosse che percepisco seppur non con consapevolezza.
Mammamia.
Una mia amica ha postato uno stato interessante su fb.
Tv a schermo piatto pagata a rate, mobili che non si toccano per paura delle manate, album, cd, chiavette USB piene di foto e di ricordi, la cassaforte.
Poi arriva una scossa così, prendi al volo i figli, il giubbetto, le chiavi dell’auto e sei in strada. Potresti non aver più niente. Invece hai ancora tutto.

Un bel punto di vista, no?

E adesso aspettiamo questa prima notte dopo la grande paura.
Con ansia. Innegabile.
E speriamo nella terra. Ferma.

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1 commento
  1. apicaday ha detto:

    e in questi casi ci vuole un abbraccio forteforte!

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