Va ora in onda: l’ora del capriccio

Ah no. Non è che mi sono disinnamorata del mio rifugio da scribacchina. È che sono stramazzata sotto una montagna di panni da lavaresmacchiarestirareriporre.
E se non sono i panni sono le grandi manovre che mia madre si è messa in testa di fare.
Seduta dalla sua sedia semi-rotellata, con bastone a mo’ di scettro del potere, dirige aperture di armadi che non vedevano la luce da anni.
Un vago odore di naftalina, stantio e moda anni ’80 ha invaso tutto il garage e rinvangato ricordi sopiti, quando non volutamente nascosti.
Sono riemerse mini che potrei usare come fascia per i capelli e che mi riportano ai primi viaggi fatti da fidanzati. Una gonna in particolare, a scacchetti bianchi e blu e vita anni ’70, mi catapulta a Nizza, orto botanico, e noi che passeggiavamo fra farfalle e felci. Tante rughe fa.
A malincuore ho messo anni della mia vita nei sacchi destinati alla raccolta indumenti.
Un tailleur rosso di panno che portavo ad un matrimonio. Ho le foto in soffitta. Ero col mio ex e di quel giorno ricordo la fastidiosa sensazione i avere dei capelli troppo da signora, e delle calze/scarpe troppo nere per il rosso sopra.
E poi quella gonna lunga, di tessuto elasticizzato, compagna della mia prima gravidanza. Magari servirà ad una futura giovane mamma. Magari si sentirà un pizzico felice con quell’indumento fatto apposta per contenere le sue forme in evoluzione.
Io dubito di averne di nuovo bisogno.
Tre. Cioè tre sono tre oggi. Mica parli di figlio unico.
Ieri, al supermercato, in una delle mie sparute uscite mondane, fatte di acquisto pannolini e raccatto pranzo/cena, ho sentito la cassiera guardarmi stupefatta mentre focalizzava il terzetto.
Il bebè era sul marsupio e in modalità “pronto signora che sa di latte, mi sente? Io avvertirei un certo languorino. Quindi, o caccia la tetta o qui parto con la sirena”. Il Tato era nella sua miglior interpretazione di “va ora in onda l’ora del capriccio” e ripeteva random…voglio l’ovetto kinder grande, voglio l’ovetto kinder grande, voglio l’ovetto kinder grande, voglio l’ovetto kinder grande, voglio l’ovetto kinder grande…mi aveva quasi ipnotizzata
Sottotitoli per non udenti, non necessari. Anche in quest’occasione, la barriera del suono veniva frantumata dal frigno continuo e martellante.
Miss Paturnie invece usciva da scuola e se non ci trovava saliva sull’autobus e quindi viaggio a vuoto.
Alla mia incitazione al Tato di smetterla di scapricciare e di sbrigarsi che altrimenti Vittoria non ci trovava, cassiera e collega si guardano, mi guardano e dicono…perché ce n’è PURE un’altra!?!?
Ah beh, coraggio signora.
Coraggio.
È la parola che ho sentito di più in questi mesi.
Non auguri, congratulazioni, che bello! Che pazzia, no. Coraggio.
Come se, essere genitori facesse paura e si dovessero invocare Luke Skywalker e la Tata Matilda insieme per un sostegno morale.
Beh, magari funziona pure.
Sto effettivamente passando al lato oscuro della forza. Sguardo sempre più torvo, qualche minaccia di collegio a vita (per Miss Paturnie) o di smaltimento coatto di tutti i lego in sacco nero indifferenziata (per il Tato).
Il massimo è stato il Nano treenne che imitava una mia sfuriata. “Cattiva mamma, cattiva! Non si fa così e colà. Cattiva. Tu mi fai arrabbiare. Sono rabbioso, rabbiato! Butto via tutto! Cattiva mamma”. E aperto lo sportello sotto lavello, ha cestinato le spugne, i sacchetti per l’immondizia e pure la tovaglia della colazione.
La sorella ed io eravamo attonite e ce la ridevamo sotto i baffi.

Cattiva mamma.
Questo però mi è rimasto dentro. E anche se so che era in una fase di totale imitazione mi è dispiaciuto tanto.
Perché quando la forza oscura mi trasforma, mi annulla quell’immaginetta edulcorata di happy family che adoro: noi cinque tutti belli (ed io magra con un jeans che mi calza divinamente), in una casa linda con fiori e profumo di biscotti, che ci abbracciamo e ci coccoliamo.
Senza capricci.
Senza virus intestinali che ci fanno cadere come mosche uno dopo l’altro.
Senza pile di panni che implorano un ferro caldo.
Senza la stratosferiche puzzette che rilascia ad intervalli quasi regolari il newborn. Cioè…rianimano uno svenuto. Da non credersi.

Sono una cattiva mamma. Si. Capita anche a me.
Per questo mi imbarco in titaniche imprese di riordino e pulizia.
Mi immolo alla detergenza, al mocho, al vetro limpido. E sforno ciambelloni e sformati di verdure.
Ho bisogno di sentirmi in qualche modo abile nel ruolo, salda nella posizione, brava nel mio nuovo lavoro.

I sacchi hanno continuato ad ingoiare pezzi di me. Di ciò che ero, della vita che ho fatto. Via i pantaloni e le giacche da ufficio. Via le gonne a tubo, le camicie, gli shorts di jeans che ancora mi chiedo come ho fatto a portare.
Via tanto, via tutto.
Tre abiti resistono. Non ce l’ho fatta proprio a separarmene.

Forse perché mi sentivo così bella quando li portavo.
Forse perché sono del mio periodo più magro e più femminile.
Li ho appesi vicini. Li ho rimirati a lungo. Ho pensato che non li indosserò più ma che comunque è stato davvero bello portarli addosso, sentirsi donna, fosse per i fiori o per il rosso fuoco che ne sottolineava l’essenza.
E poi…ho pensato che è proprio come la pancia del tuo primo figlio, del secondo, e anche del terzo.
Non la vestirò più, si va avanti.
Ne ho appeso il ricordo allora. L’ho messo vicino al cuore. Ho chiuso l’armadio. Ho guardato avanti.

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7 commenti
  1. Che tenerezza e nostalgia insieme, questo post…perché la vita va avanti e ci vuole coraggio per questo. Non per i tre figli, per i quali, invece, io ti faccio le congratulazioni!

    • acciaio73 ha detto:

      Torno finalmente in possesso dell’ipad e ringrazio delle congratulazioni.
      Che fanno sempre piacere.
      Specie in giornate di vento freddo e quasi neve.
      Scaldano il cuore.

  2. squa ha detto:

    Oddio com’è bello questo post.
    Sai quando trovi proprio quello che ci stava proprio bene leggere?!
    Piacere sono Squa 🙂

    • squa ha detto:

      Oddio com’è bello questo post.Sai quando trovi proprio quello che ci stava proprio bene leggere?!Piacere sono Squa

  3. acciaio73 ha detto:

    Cara Squa, sono venuta a cercarti e ho trovato una porta chemipiace oltrepassare. Ci leggeremo<3

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