donna sull’orlo di una crisi di nervi (e anche di identità)

Ricorderemo l’estate del 2013 per la fatica della pancia da 9 mesi, il caldo equatoriale, mia madre in ospedale, i parenti argentini, il bed&breakfast a pieno regime e poi, finalmente, Damiano.

Dell’estate 2014, mai davvero decollata, sempre altalenante fra temporali e schiarite e magnifici cieli gonfi di nuvole, resta una tonnellata di stanchezza. E nessun nuovo bimbo.

Si è rotto di tutto e il doppio di tutto. La mia auto non si accende. Ok. Cambiamo la batteria. Due giorni dopo, idem quella di mio marito. La bici di mio marito schianta con tanto di botto scenografico il copertone? beh, due giorni dopo anche le bici che diamo ai nostri ospiti del B&B. Insieme. Esplode la lampadina del frigo, parte la resistenza del forno. Anche qualche amicizia subisce notevoli scossoni.

Ma la parte peggiore è il doppio ricovero. La staffetta mamma.- papà nell’arco di tre giorni, per tre lunghe settimane. Pausa, tregua, e via, altro ricovero.

Vedere i tuoi genitori che salgono in ambulanza ha un che di surreale. Tu resti lì. Ferma. Immobile e immobilizzata. Hai tre figli da gestire, un marito a lavoro, dei suoceri già impegnati, delle amiche lontane.

C’è da organizzare.

Il tempo dei bimbi.

Il pranzo.

Le borse di panni puliti, sporchi.

Le lavatrici.

C’è da parlare con i medici, googlare “ampulloma”, metabolizzare che è un tumore, inoperabile a 86 anni.

C’è da prendere un rasoio e fare la barba a tuo padre, lavarlo, spronarlo a camminare, ascoltarlo farneticare con l’anestesia.

C’è da scoprire che forse la diagnosi non è così catastrofica. Che si, i problemi sono tanti ma forse non così “definitivi”. E allora, organizzare il rientro, preparare le traverse, la sedia a rotelle, i pannoloni, la domanda per l’accompagno e contemporaneamente passare a ritirare i libri per le scuole medie, portare a ricamare il grembiule, progettare un compleanno in grande stile per il primo anno del pesciolino.

Do segni innegabili di cedimento.

Inutile girarci intorno.

Sono li che dondolo sul baratro dell’isteria. Urlo come un’ossessa, salto alla prima parola storta, cancello senza un minimo di rimorso, tutti quelli che proprio, la vita, la vivono come spettatori di una partita a tennis dove io, mi sento esattamente come la pallina.

Non so quale parte della cosa mi pesi di più. Non so se è la fatica fisica o il dover in qualche modo dipendere da qualcuno per gestire il tutto e quel qualcuno raramente si offre, in parte si candida, spesso non è disponibile, il più delle volte è in malavoglia. E quindi, capisci che, sei solo.

Figlia unica=sola. Niente fratelli o sorelle che corrono con te. Nessuno nemmeno con cui litigare nei momenti di stress. Seduta li, davanti a quel dottoretto che mi faceva i disegnigni come se fossi una scolaretta ebete, c’ero io.

Ho la conferma che sono sola. Che i messaggi di conforto sono tanti ma che poi, quando c’è da sporcarsi le mani, quelli che ti sono vicini li conti non su due, basta davvero una mano sola.

Ho compreso.

Ho visualizzato un futuro che mai avrei immaginato.

Non mi piace.

Che posso farci? niente. Come qualcuno molto più saggio di me mi ha scritto “più opponi resistenza a quello che stai vivendo, più starai male”.

Lo so.

Questo non mi conforta comunque. Non mi restituisce la mia identità, non mi gratifica professionalmente. Mi mancano il mio tempo, le mie gonne vintage, il mio smalto, il mio profumo. 

Odio ancora di più chi mi ha fatto restare a casa. Chi mi ha tolto la mia routine. Chi mi ha spezzato un sogno. Lo so che non è sano. E lo so che questo è un post amaro, ma oggi è così, apoteosi di mesi duri da attraversare e di un autunno che si prospetta altrettanto triste.

Forse non sono sull’orlo. Forse sguazzo già dentro. Se così fosse posso dire che me la cavo abbastanza.

Le voci non le sento, ho ancora la lucidità per capire quando sono fuori come un balcone, galleggio con leggerezza fra alti e bassi, e anche lì, nei momenti più down di tutti, cucino ancora divinamente. 

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2 commenti
  1. zuccazoe ha detto:

    Riuscirai ad affrontare anche questa salita e quando scenderai sarai ancora più forte.

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