Neanche fosse.


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Oggi analisi antropologica per dilettanti. Avrei dovuto fare altro, e altro e altro ancora. Ma sarà la febbre e il raffreddore, sarà che ne incontro una vagonata di persone/situazioni così, oggi li metto in un elenco.

Ladies and gentleman, parliamo proprio di loro:

– quelli che parcheggiano sul posto riservato agli invalidi, magari anche storto e scendono pimpantissimi e sprizzando salute neanche dovessero percorrere chilometri e chilometri per lasciare la macchina;

– la pubblicità che va in onda proprio gli ultimi minuti del film neanche mancasse tutto il secondo tempo;

– quelli che in cassa, carrello stracolmo che neanche fossero in arrivo le sette piaghe d’Egitto, guardano la tua confezione di pannolini nuda e cruda sulle mani e ghignano mentre caricano il nastro trasportatore;

– quelli che ti chiedono l’amicizia su facebook e quando li incontri non ti fanno neanche un cenno, uno sguardo, una mossetta con la mano, un qualsiasi gesto che indichi che ti conoscono;

– quelli che tiri fuori la tetta e ti guardano con ribrezzo neanche fossi in tv in prima serata con una microgonna e le tette strizzate in un corpetto ad ancheggiare davanti a milioni di telespettatori;

– quelli che neanche a dirlo, odiano crearsi inamicizie e quindi odiano prendere le parti e quindi non parteggiano mai, sono neutrali, non interferiscono, non intervengono, non supportano, però amano definirsi tuoi amici;

– quelli che devono fare i solisti per forza, neanche fossero nati dall’ultima selezione in vitro del cromosoma perfetto, due spanne sopra a tutti, quattro palmi di spocchia. Si decide di fare in gruppo, beh, loro fanno da soli. E poi si lamentano perchè nessuno li coinvolge.

– quelli che ah MIO FIGLIO, tuo figlio. IL MIO CANE, il tuo cane, LA MIA CASA, la tua casa, LA NOSTRA VACANZA, le vostra vacanza, sport preferito: paragone. Vincitori: sempre loro. Perdenti: sempre tu. Neanche fosse, la vita, una gara.

– quelli che il caffè se lo fanno sempre offrire, che hanno il braccino da T.rex, corto al punto che per grattarsi il mento lo strofinano sulla prima superficie ruvida che trovano, che vai tu, guida tu, prendi tu la macchina, passaci tu e poi…fammi sapere. Chiamami. Tu, naturalmente. Neanche fossero in bolletta. No. Non lo sono. Ma diocenescampi investire nelle relazioni umane, offrire con generosità, donare.

– quelli che…ti chiamo io/ti vengo a trovare (in settimana è la ciliegina sulla torta). E tu pensi che non ti funzioni più il telefono. Ti abbiano sradicato il citofono dal muro, o magari che fai troppa vita sociale, esci troppo, non sei mai a casa, mai raggiungibile. Neanche avessero come riferimento il calendario Maya.

Vi detesto tutti cordialmente. Niente di personale, sia chiaro.

E ci tenevo a dirvelo così, nero su bianco.

Oggi sono rock.

E oggi sono con la mia amica di Teabag, donna per le donne, contro ogni forma di violenza sempre, oggi più che mai verso quella metà dell’universo di cui faccio parte.

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