settembre, andiamo.

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©cristianamat

_Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti…_

Gabriele D’Annunzio

Eccolo settembre a mettere un punto alla malefica estate 2015.
L’estate in cui persi una madre, chiusi un’amicizia, lasciai il lavoro e mi sentii sola.
Tanto.
E benvenuta tristezza cronica, accompagnata da camminata insaccata stile Marty Feldman in Frankenstein Jr, fame nervosa con preferenza verso brioche e cappuccino a tutte le ore, eccessi di emotività e pianti under the shower.
Intorno a me una sequela di pseudo amici pronti ad infierire al primo spiraglio di umana debolezza.
Ricorderò quest’ultima stagione come quella in cui non soccombetti.
Restai in sella.
Non mi lasciai intimorire dal livello di crudeltà sparpagliato in ogni dove: su cinici commenti piazzati quotidianamente sui profili Facebook, o sprezzanti parole vomitate addosso; su dolorose assenze o ingombranti presenze; su verdetti mortali e ridicoli ultimatum.
Finché avrò memoria però, il 2015 sará l’anno in cui persi la mia innocenza e compresi che non vince sempre il buono, ne’ risolve il buon senso. Che il mondo é pieno di bugiardi e rancorosi, prepotenti, velenosi.
Siamo in balia di persone frustrate con mania di onnipotenza. Dal dottore che senza battere ciglio ti dice che l’ospedale non può più sostenere il costo per una malata senza prospettiva di guarigione, alla disoccupata di turno che investe tutto in una Nikon e si sveglia fotografa sperimentale più vicina alla perfezione di Dio che alla terra.
Siamo in trappola.
Circondati da una felicità fasulla costruita sul numero di like o di follower.
Poi dici una é triste.
E scrive sempre cose tristi.
E ha un blog che fa tristezza.
Ma é tutto calcolato.
Pianificato per raccattare umana comprensione e pietismo ogni volta che posto.
Avrei dovuto optare per il soft-porno e  buttarmi sulla letteratura erotica. Scrivere di sesso. In fondo, fra un funerale e un licenziamento ne ho memoria.
Sesso così, veloce e rubato, fra un campo scuola e un sonno profondo del resto dei figli. Sesso in bianco e nero. Senza preliminari che tempo non serve, non c’e. C’e più la voglia di fondersi, perdersi, ritrovarsi coppia.
Ma, onestamente, ho ricevuto un’educazione moralista. Sono pudica e mi imbarazza pensare di dover raccontare com’é difficile trovare un punto di appoggio nelle docce. Accetto anzi, al riguardo, illuminanti consigli. No perché sembra sempre che state tutti li a lavarvi insaponarvi e conigliarvi ma poi…come ci riuscite senza giocarvi un femore o un colpo della strega, wow, per me é mistero.

Va bè, passiamo oltre.

E quindi dicevamo, settembre. Appeso al filo dei ricordi. Aggrappato al profumo dei quaderni nuovi e dei grembiuli stirati. Settembre di compleanni e scuola, di ombrelloni chiusi e prime piogge.

Fa tanto male.
Ma anche il dolore in fondo resta solo un ricordo.
Basta costruirci cose nuove sopra.
Basta andare avanti.

Andiamo dunque. É tempo di migrare.

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1 commento
  1. paola ha detto:

    Cristiana:
    Luce che inonda le tue immagini e traspare anche dalle tue parole più scure.
    Sei una delle persone più forti e luminose che (non) conosco.
    Un sorriso e un grazie per il tuo esempio!
    Paola

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