autunno, volano le figlie

facce da antony di francesco e alberico

 

domenica pomeriggio la figlia ha deciso che era ora di andare in discoteca.

ho caricato la macchina del suo altalenante buonumore e sono passata a prendere le veline!, le sue due attuali migliori compagne di classe. La bionda e la mora. La milanese e la brasiliana. Il diavolo e l’acquasanta.

una tripletta di tutto rispetto. tre personalità che più diverse non si potevano combinare, ma unite dal grande amore per i già citati youtuber di qualche post fa.

alla volta del Palabaldinelli, salone delle danze di adolescenti sudaticci e già atteggiati a gente di mondo, si recavano, nel ruolo di ospiti vips tal Antony di Francesco (mamma, mi raccomando senza l’H!) e Alberico.

non chiedete. non mi guardate incuriosite. non fate domande trabocchetto. So. So quello che serve di questi idoli. Il resto è  disperso nel continuo bla bla bla di quel gomitolo di ormoni di mia figlia che, se fosse per lei, limiterebbe la conversazione alla narrazione ininterrotta di vitamorteemiracoli dei tizi in questione.

mai pomeriggio fu più esilarante. entusiasmante al punto che, una volta scese le ragazze dalla macchina, sono caduta in una sorta di raptus malinconico che mi ha spinto a trovare rifugio nella mecca delle quarantenni frustrate: CASA in pieno orgasmo prenatalizio.

fatto sta che le due ore passate con loro sono state magnifiche. io al volante e la brasiliana come navigatore. ignorato il cesare cremonini con il quale trascorro le mie solinghe trasferte in macchina, si cantavano a squarciagola cambiando la tonalità e il ritmo, un paio di strofe in dialetto milanese buttate su da mia figlia per gioco. la versione natalizia superava ogni aspettativa, poi.

forse per colpa mia che ho il senso dell’orientamento di una tartaruga nella vasca, o della mia distratta secondo pilota, fatto sta che ci siamo trovate disperse per le meravigliose campagne marchigiane.

l’autunno le colorava di giallo e rosso. un principio di tramonto rendeva tutto quasi irreale, e gli scorci, i sentieri, le nuvole, vecchie porte e perfino le galline, sono diventati soggetti perfetti per una serie di scatti da perfette instagramers.

è stata l’ansia di non arrivare in tempo che poi, ci ha fatto rinsavire, chiarire un paio di questioni con il navigatore e infilare il turbo.

già all’apparire del palazzetto, non ricordo quale delle tre, voleva aprire lo sportello e fiondarsi passando per i campi dalle zolle morbide.

i 4 gradi segnati sul contachilometri ha per fortuna fatto scemare l’idea.

sono scese veloci come il vento. e rientrate un paio d’ore dopo con un sorriso che solo la leggerezza dei 13 anni regala.

e vederle così vive, sentirle così libere, è stato bello. contagioso. tenero.

 

 

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