Vieni con me

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Sono già al terzo brutto quarto d’ora stamattina.
Quasi al termine della mia prima ora in sala d’attesa, nel solito reparto, del solito ospedale.
Per quest’anno, non cambio.
Stessa spiaggia e stesso mare.
Ormai anche il primario mi guarda con tenerezza. E ha sempre un piccolo tocco leggero e di conforto.
Ogni volta che entro in ospedale penso che ho sbagliato tutto di me.
Che avrei dovuto credere in un progetto e scegliere una professione seria.
Ma la sofferenza degli altri non mi avrebbe salvata.
Mi avrebbe trascinata ancora più giù. E sarei finita come mia suocera a piangere ogni sera la morte di qualcuno dentro il bagno di una casa affollata e affamata. A strofinarmi le mani più e più volte con la sciocca idea di lavare via ogni male del mondo. A sentirmi più inutile di quanto poi sia stato il mio inutile ex lavoro.
Ma almeno non inseguivo la presuntuosa idea di salvare il mondo.
Mi accontentavo di raccontarlo solo più bello.
Perché poi, anche questo serve.
Prendere un qualsiasi noiosissimo evento e renderlo speciale. Trasformare il dolore in qualcosa che lentamente consuma e rafforza. Chiedere un bacio attraverso mille poesie. Fare leva su potere evocativo della musica o degli odori o di un paesaggio familiare.

Vieni con me.
Ti racconto una cosa.
Ti porto via.

Ogni volta che ho scritto ho staccato un biglietto per un viaggio.
E ho invitato qualcuno.

Salta su questo treno.
Guarda come il verde delle colline lascia il posto alle prime montagne innevate e respiri il freddo e batti i piedi e nuvole di fiato fanno ridere i bambini.
O senti la pioggia. Scroscia e rimbalza e si allarga in pozzanghere. Tu correndo ti bagni l’orlo dei jeans e le maniche e il tuo sguardo si perde fra le fantasie degli ombrelli e il verde brillante di qualche prato rasato.
O vedi come il sole cambia ogni cosa.
Stamattina quando siamo saliti la nebbia aveva cambiato i connotati del mondo. Non c’era niente oltre all’idea di venire qui.
Invece sono tornati i monti, e il profumo dell’inverno e qualche volo acrobatico di piccione.
E non é niente bello.
Niente felice.
Ma posso sempre raccontarmi una storia.

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