In ritardo per tutto.

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La storia delle onde

_ Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del mio cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima come la spiaggia ascolta la storia delle onde_

Gibran per chiudere un weekend spazzato dal vento.
Volate le ultime foglie, volata ancora più su la figlia, con un biglietto senza scadenza per le montagne russe del primo amore.
Ieri ha deciso last minute di invitare lui da noi. E coppia di damigelle incluse. Perché certo.
Da soli poi, che facciamo.
Che ci diciamo?

E cosi, dopo il famoso “mi piaci” buttato lì fra un _domani giochi a calcio dove?_ e un _hai studiato storia?_ ha ingranato una  retromarcia che abbiam visto il giurassico.

E quindi siamo tornati alla friendzone.
Lui arriva.
Le amiche arrivano.
Bello. Si può giocare a briscola in coppie.

Ma io dico!
Ma questo è l’ABC.

Allora.
Tu ti dichiari.
Lui glissa.
Tu dovresti passare a “sei morto” e ti ignorerò fin quando ti avrò dimenticato.
Gettato nell’oblio.
Tu, non esisti più.
Cancello le nostre chat.
Cancello i whatsapp.
Si e no che ti metto like su facebook o che ti saluto a scuola.
Anzi, ti blocco.
Anzi, di più,  mi cancello dai social così smetto di pensarti e di vederti nella tazza dei cornflakes. Nelle canzoni alla radio. Negli altri che mi circondano.

E invece è tutto un drin di conversazioni.
E spunte blu
E mi ha detto, mi ha scritto.
E invitiamolo a casa. A cena. A dormire.

ALT.
Dormire?

Posso invitarlo e vederlo girare per casa.
Subire gli assalti del gatto.
Sopportare tuo fratello.
Imbottirlo di pizza e cocacola.
Scattarvi foto.
Ma ecco…dormire…

Risimensioniamoci.
Ricordiamoci che lui, ama quella sciacquetta della B.
Che ti vuole bene.
Come a un’amica.
Perché non volere bene a te è da pazzi.
Ma volere bene a te è anche una responsabilità.
Perché siete amici.
E agli amici non si spezza il cuore.

Non vorrei essere te, figlia mia.
Vivere costantemente l’attesa.
Dipendere da uno sguardo.
Aspettare un bacio che non arriva.

Chiudiamo il weekend con Gibran.
Ennesimo omaggio all’amore.
Che, è vero, non ha età,
Ma sa bene come andare, venire, far sognare o far soffrire.

E quando si soffre,
E se si soffre,
Io ti ignorerò.
Ti cancellerò.
Andrò lontano e amerò altrove.
E a te non resterà che amarmi da lontano e andare altrove.
Sarai già troppo in ritardo per tutto.
E certi ritardi non si perdonano mai.

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4 commenti
  1. picchina ha detto:

    Mi sono commossa… Non che io sia mai stata così, anzi sono fin troppo risoluta nel chiudere, ma mi sono commossa. Soprattutto per la chiusura, che descrive la mia attuale situazione

    • acciaio73 ha detto:

      Chiudere fa male. Un male cane. Sempre. Amori. Amicizie. Lavori. Ma a volte è l’unico modo per sopravvivere prima, tornare a vivere poi. Io sono per il festina lente. Apprezzo le cose ma vado di corsa. Se le cose non vanno, si cambia. Fa male? Anche la ceretta all’inguine. Uno strappo e via. Come nuove. Un grande abbraccio. ❤

      • picchina ha detto:

        Festina lente è il motto che è appeso sulla mia bacheca a lavoro 😁

      • acciaio73 ha detto:

        E quindi cerottiamoci i cuori, e via camminare.

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