Tutto su mio padre

Quando siamo arrivati ieri sera ti hanno portato dentro con la sedia a rotelle. A te, che ridevi facendo la verticale e che camminavi sul tetto agile come un gatto.
Sei magro e infossato ma domenica avevi mangiato di gusto le tagliatelle che avevo preparato per te. Per farti mangiare.
Nonostante la morfina continuavi a lamentarti. Come fai sempre con me di ogni cosa.
Mi hanno detto che morivi.
Stanotte forse.
Che non respiravi più.
Perchè il tumore è più forte di te.
Forse perché non ti ha conosciuto da giovane.
Sarebbe fuggito anche lui gambe in spalla.
Ti avrebbe lasciato pescare pesci e fumare come una ciminiera, notte dopo notte nel blu profondo del mare.
Di noi restano litigi fuori da ogni misura. Insulti. Anatemi. Parolacce e cheIddiotifulmini
Nessuno mi ha mai fatto sentire sbagliata tanto quanto te.
Mai abbastanza.
Mai giusta.
Nessuno ha mai lavorato come te.
Per farmi studiare. Viaggiare. Sposare e vivere in una casa nostra.
Per te la bravura si misura nella professione.
L’amore nella sicurezza economica.
Per te mio marito è meglio di me.
Le mie amiche, tutte più brave.
Io sempre la pecora nera che più nera non si può.
Quando siamo arrivati ieri sera pensavo che forse ti ricoveravano per darti un po’ di attenzioni.
Un po’ di sollievo.
Invece ti hanno messo su quel telo bianco e girato e rigirato e dichiarato che siamo al capolinea.

Prossima fermata Paradiso.

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