archivio

Archivi giornalieri: febbraio 15, 2016

image

Venerdì mattina mi sono bloccata.
Letteralmente.
Sono rimasta lì, sul letto, incapace di muovere le spalle, il collo, la schiena.
A mezzogiorno ero dall’osteopata.
All’una ero più o meno al terzo CRACK che riallineava vertebre e ossa varie.
Alle due ero davanti a un piatto di cucina cinese di proporzioni bibliche e a una montagna di lacrime ferme sull’orlo del precipizio.
Oggi è lunedi.
Non piango.
Pendo a sinistra.
Mi faccio di magnesio.

La sentenza è stata chiara: smetti di fingere che non sia successo nulla. Smetti di abbassare la testa e trottare avanti. Prendi coscienza del lutto. Del dolore. Dei sensi di colpa. Piangi. Parla. Non fingere che il tempo curi le ferite.
Il tempo non fa nulla se non mettere distanza fra noi e l’evento. Ma l’evento c’è. E tu lo porti addosso. E ti pesa. Ti schiaccia. Ti blocca.

Scrivi.

Ecco. Quello “scrivi” ha il potere di un oki liscio preso sottolingua senza neanche un goccio d’acqua.

Scrivi.
Tira fuori.
Dillo ciò che provi.


Mai.

Ciò che provo è indomabile. Come me.
Mi brucia.
Mi ferisce.
Mi fa paura.
Ciò che provo mi cambia.
Mi trasforma.
Mi isola.

E non mi sta più bene niente. E tanto meno nessuno.
E se potessi dormirei.
E mi lascerei amare e accudire.
Ma intorno c’è un deserto. E forse l’ho voluto io. L’ho creato io.

Sono un’anima inquieta.
Una bastiancontraria.
Una gran casinista.

Devo tacere. Buttare la chiave del cuore. Chinare la testa. Andare avanti.

Crack.

Annunci

Se l’amore trovasse le parole giuste ogni volta, per ogni occasione,  per ogni persona.
Se si lasciasse vivere così com’è senza tanti fronzoli, senza moine, senza grossi perché.
Se non fosse complicato.
Se non ci fossero gli altri di mezzo.
I figli di mezzo.
A volte i suoceri o i genitori di mezzo.

Se l’amore sapesse trovare la strada giusta, per ogni occasione, con ognuna delle persone che ci troviamo a fianco.
Se potesse essere libero dai condizionamenti, dai sensi di colpa, dai ricatti.

Se non si nascondesse dietro altri sentimenti, se non giocasse a nascondino fra i mi piaci e i non mi piaci piu, se la smettesse di fare a gara con l’orgoglio o con le proprie personalissime frustrazioni.

Saremo forse più felici.

Ho compreso tardi che ci vuole un pizzico di incoscienza.
Che non ci si può costruire una gabbia con le proprie mani.
Che l’amore, il desiderio, l’attrazione, la magia, vanno osati.
Perché poi, con gli anni diventano rari e sempre più difficili da gestire.

Sto collezionando uomini curiosi.
Persone che mi chiedono chi sono veramente e dov’ero nascosta fino ad oggi.
Per entrambe le domande ho risposte di rito.
Sto collezionando pescatori di asterischi. Quelli che vorrebbero leggerti dentro ma poi hanno paura anche solo a lasciare l’uscio di casa. Figurati tuffarsi nell’incommensurato mare magnum femminile.

Mi piace tenere le cose per me.
Rabbia inclusa.
E di rabbia in questo periodo ne sto mettendo su parecchia.
Come i chili di troppo che mi deprimono la figura e mi nascondono ancora meglio.


Ieri è stata una brutta giornata.
I bambini nervosi.
La figlia delusa.
Il pranzo veloce.
La cena apatica.
Come sempre ho accartocciato un po’ di aspettative e ho provato a fare canestro dall’ultima fila.
Potrò dire di averci provato, poco non è.

In compenso c’era un tramonto che gridava speranza.
E io non l’ho tenuto per me.

image

Conero view #sanvalentino

Le donne che hanno il mare dentro

Ti sorprendono per le improvvise tempeste di emozioni,
ma quando la furia delle onde si placa,
diventano dolci, silenziose e accoglienti.
Vivono di correnti e di alte maree,
alternando tenere carezze alla forza della passione.
Hanno una personalità calma
ma al tempo stesso decisa e volitiva che incanta.
Sanno stupirti per le ricchezze
che puoi trovare nelle loro profondità.
Perché le donne che amano il mare
sono anime burrascose e accoglienti,
in cui vorresti vivere per sempre
.
_Agostino Degas