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Archivi giornalieri: marzo 7, 2016

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Il mio ottomarzoduemilasedici ha il volto di molte donne meravigliose.
Mia madre. Mia figlia. Ciò che ci divideva. Ciò che ci accomuna.
Roberta e la scatola dei nostri ricordi. Felici. Tanti. E anche cosi dolorosi da spezzarci il cuore e non riuscire più a ricucirlo come prima. Sabrina, il vento, il mare, il mio secondo paio d’occhi nel mondo. E Cristina delicata come una porcellana. Fuori tanto quanto dentro. Nada e Simona. Così diverse, così ugualmente importanti. Per le parole dette. Per quelle che non serve dire. Donne che stimo per l’amore con il quale educano i miei figli; donne che incontro fuori dalla scuola e trovano sempre un sorriso e una parola gentile anche nei giorni più neri. Donne che hanno pianto con me, hanno riso con me, hanno trovato il coraggio di mandarmi a quel paese. E poi perdonarmi. E poi farsi perdonare. Donne che mi hanno tenuto quando cadevo o che cadendo mi hanno chiesto aiuto. Fidandosi.
Donne che raccontano di uomini, di amori, di grandi sogni che ad ascoltarle sembra quasi di guardare un film. Donne che si spogliano mostrando senza imbarazzo corpi che hanno ospitato figli, allattato bambini, amato gli uomini e la tavola e che convivono con serenità lo spogliatoio di una palestra.  Donne con le quali ho studiato,  lavorato. Che mi hanno dato della stronza e poi mi hanno amato .
Donne che hanno camminato con me un giorno o una vita intera. Volti che incontro ogni giorno o una volta l’anno. Che sono la mia rete. Il mio specchio.
Donne alle quali tengo per mille ragioni diverse. Una Stefania. Una Virginia. Una Barbara o un’Annalisa.  Che profumano di primavera e di caffè. Che mi conoscono tanto quanto io conosco loro. Che non ci sentiamo. Ma ti penso. Non ci vediamo. Ma so già come stai. E basta una telefonata e il discorso riprende esattamente dove si era interrotto.
Il mio ottomarzoduemilasedici ha il volto delle donne meravigliose che ho al mio fianco oggi. Senza tanti fronzoli. Senza tanti giri di parole. Più che altro una montagna di whatsapp ad ogni ora del giorno e della notte.
Ecco. Per ognuna di queste donne, l’otto marzo merita di essere onorato.
Per il bene che ho ricevuto. Per il seme dell’affetto che spero di aver seminato.

GRAZIEadrianaalessandraelisabettamariaritaannaritamartaannamariabeatriceeleonorasoniafrancescapasqualinamanuelafedoramanilaantonellavivianadeboraalessiabouchradoramariaelenapaolasimonalidialucianicolettasabrinastefaniailariagiuliamariannalauraariannacristinamarialauracarlamiriamariarosariasararamonacatiadonatellaclaudiagiorgiafedericagiuliaannasimonabarbaramamma (e tutte quelle che porto nel cuore ❤)

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E proprio perché sono piezz e core, sabato 12 marzo ho rinunciato al concerto del mio amatissimo Roberto Vecchioni per portare Miss Paturnie a quello di Michele Bravi.

Stento a fatica a farmene una ragione. Per una serie di coincidenze, non riesco mai ad andare ad un suo concerto. O lo so troppo tardi, o sono fuori, o sono finiti i biglietti, o qualche improrogabile impegno mi impedisce di andare a fare il coro a Luci a San Siro con l’accendino di mio marito in mano e i lucciconi sugli occhi.

E così sabato invece di cavalcare fino a Samarcanda, saremo al Vidia Rock Cafè di Cesena. Un locale che già  basta il nome per farmi sentire vecchia, e prossima alla menopausa (dicono). Una di quelle mamme con il capello bigodinato e la scarpa bassa sanagens style, che profuma di violetta e sforna biscotti a forma di stampini Ikea, seduta nella penombra del locale alternativo, con un cocktail tutto ombrellini davanti e un golfino misto cachemire allacciato fino al mento.

Prima dovevamo partire Miss P. la sua ex amica del cuore non più ex, ed io. Poi abbiamo deciso che potevano venire anche i bimbi, e il marito, naturalmente. Al volante. Poi abbiamo esteso l’invito alla mia migliore amica e prole.

Insomma, un paio di amici in più e potevo prenotare la corriera e la vendita on the road del pentolame in fondo antiaderente.

Cosa faremo a Cesena prima e dopo il concerto è mistero. Ma poco mi importa. Ho talmente bisogno di cambiare aria che sarebbe andato bene anche Monte Canepino, ridente frazione limitrofa, 146 metri above sea level.

Le previsioni prevedono bel tempo. E partire anche per una sola notte segna la fine del periodo di lutto stretto vissuto finora. Ci rimettiamo in moto. Com’è giusto che sia. E partiamo. Armi e bagagli come non ci fosse un domani. E poi partiamo di nuovo. E questa volta per Londra.

Prenderò di nuovo l’aereo. Finalmente. Butterò lo sguardo dentro le nuvole. Sarò sospesa nell’azzurro e via via metterò chilometri di distanza fra me e questi anni così dolorosi; mesi, giorni, momenti e persone che mi hanno triturata, ingoiata e sputata fuori con un’altra forma e un’altro sapore.

Volerò di nuovo. E non vedo l’ora. Sentirò rollare i motori e attapparsi le orecchie; vedrò le luci della raffineria di Falconara diventare sempre più piccole e le persone far finta di non provare nessuna emozione; penserò di essere così vicina al cielo e a chi ho perso, e forse piangerò.

Ma non oggi. Oggi c’è da imparare le canzoni dell’ultimo cd di Michele Bravi perché sia mai che si va ad un concerto e non si canta a squarciagola tenendosi per mano. Ed io, finito il drink con gli ombrellini, mi slaccio il golfino, mi sciolgo i capelli e mi butto fra le adolescenti.

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