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Archivi giornalieri: marzo 14, 2016

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_Cento giorni, cento ore,
O forse cento minuti
Mi darai.
Una vita, cento vite,
La mia vita
In cambio avrai.
Un abbraccio, cento abbracci,
Qualche carezza
Avrò da te.
I miei occhi, la mia bocca
E il mio cuore
Avrai da me.
Perché per te
Questa vita è un girotondo
Che abbraccia tutto il mondo, lo so.
Ed invece la corsa della vita
Per me si è già fermata
Negli occhi tuoi.

Io ti amo, io ti amo,
Più della vita,
Lo sai.
Per cento giorni, per cento anni,
Non finirò di amarti mai,
Non finirò di amarti mai.
Perché per te
Questa vita è un girotondo
Che abbraccia tutto il mondo, lo so.
Ed invece la corsa della vita
Per me si è già fermata
Negli occhi tuoi.
 
Io ti amo, io ti amo,
Più della vita,
Lo sai.
Per cento giorni, per cento anni,
Non finirò di amarti mai,
Non finirò di amarti mai.
Io ti amo, io ti amo,
Più della vita,
Lo sai.
Per cento giorni, per cento anni,
Non finirò di amarti mai,
Non finirò di amarti mai

Non finirò di amarti mai_

Le persone intorno a me cadono come fragili petali di ciliegio nel vento bizzarro di marzo.
Ed io odio gli anni bisestili.
Assolutamente.
Uno strano rumore mi continua a richiamare in mente la tosse che accompagnava mio padre negli ultimi mesi.
E mi sembra di averlo qui.

Seduto sulla sua poltrona.
A mangiare un cornetto all’amarena.
A girare un cucchiaino di zucchero nel caffè.

Continuo a lavare e stirare tutto quello che mi capita sotto il naso.
Continuo a tagliar fuori persone.
E a cercare un angolo di silenzio.

Ho sviluppato un’invidia cronica verso quelle mamme che vivono delle gioie del pannolino e dell’ora d’aria ai giardinetti.

Domani voglio uscire. Bere un caffè. Comprare dei fiori. Andare a respirare il mare. Recitare la felicità come una preghiera. Magari funziona.

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ràbbia s. f.
[lat. tardo rabia, lat. class. rabies]. 

. fig. 
a. Irritazione violenta prodotta dal senso della propria impotenza o da un’improvvisa delusione o contr
arietà, e che esplode in azioni e in parole incontrollate e scomposte: 

essere preso dalla r.;
voce tremante di r.; 
rosso, schiumante di r.; 

Nell’uso pop., è spesso sinon. di ira. 

b. In senso attenuato può significare impazienza stizzosa e seccata, disappunto vivo e dispettoso per essere costretto a fare ciò che non si vuole o per non aver ottenuto ciò che si voleva: il TUO modo d’agire mi riempie di r.; . 

3. non com.
Avidità inquieta, desiderio acceso e smodato. 

4. Per estens., di cose inanimate, di elementi naturali, malattie, ecc., impeto violento, furia disordinata: 
la r. dei venti; 
la r. delle onde; 
la pioggia scrosciava con r.; 

Ciascun menava spesso il morso
De l’unghie sopra sé per la gran rabbia Del pizzicor, che non ha più soccorso

.

Il caro vecchio Dante.
Grazie Treccani per il supporto.


Ora, è bene sapere due cose di me.

La prima è che se chiedo aiuto è perché mi serve. Se mi servisse qualcos’altro (un abbraccio, un bacio, un caffè,  una scopata) chiederei esattamente quello. Ne di più, ne di meno.
Non amo perdere tempo. Ne farlo perdere.
Non amo i giri di parole.

La seconda è che più sono arrabbiata e meno parlo.
Svanisco.
Non mi peschi più.


Lunedì mattina.
Bambini a casa.
Terzo giorno di antibiotici.
Telefoni bollenti.
Imbecilli che cadono come birilli al bowling.

Salute.

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