Lost&Found

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Sono la regina dei cambiamenti.
Sono passata dal lavorare 12 ore al giorno in giacca e tacchi al girare per casa raccattando lego e mescolando intingoli con un figlio per gamba a mo’ di moncicci e un paio di jeans della taglia sbagliata.
Ho cambiato giro di amicizie. Perso persone con le quali avevo condiviso di tutto e di piu ed iniziato a dubitare del senso dell’amicizia ai tempi della grande crisi.
Ho cambiato 3 telefoni. Perso numeri. Compleanni. Chat ed sms così pieni di sentimenti da far arrossire anche le emoji fatte con i punti e le parentesi.
Ho scordato cosa vuol dire timbrare un cartellino e avere un orario ma ho imparato a scrivere mentre guido e a piangere sotto la doccia.
Sono diventata un habituè di sale d’attesa. E di bar che trovavo sempre pieni di fricchettoni.
Ho nuovi amici.
Sempre meno parole.
Sempre più pensieri.
Dormo poco e mangio troppo.
Ho la forza di volontà di un bradipo annoiato.
Vorrei qualcuno che per un po’ mi trainasse lasciandomi muovere senza guardare come e dove.
Invece mi chiamano tutti. Continuamente. Costantemente. E il mio nome, il mio ruolo mi cadono sempre addosso.
Tutti hanno un’idea chiara di me fuorché io stessa.
E le uniche cose che avrei voluto cambiare io sono esattamente al loro posto. Intoccabili.
Prima sono svanita io.
Poi mia madre.
E mio padre.
Ora se n’è andato anche il cane.
Mio figlio soffre di sindrome dell’ecatombe. Ha maturato la sensazione che tutti potremmo sparire da un momento all’altro. Non so dargli torto. E non provo nemmeno a giustificare.

La casa è sempre più vuota.
E non so dire se sia meglio. O peggio.

Mi dicono tutti che dovrei scrivere un libro.
Ci penso e penso che sì hanno ragione.
Sarebbe bello scrivere un libro.
Poi penso che sarebbe noioso come me in questo adesso.
Appallottolo l’ispirazione e provo a fare canestro nel cestino sotto la lavagna.
Lancio ancora bene.
Probabilmente sparo ancora bene.
Per certe cose ho ancora occhio.
È il cuore che da qualche parte è andato perso.

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1 commento
  1. A leggerti non mi pare che tu abbia perso il cuore. Forse dovresti cominciare a scriverlo, quel libro, per te, senza preoccuparti troppo se sarà noioso o no. Anche quello cambierà, strada facendo. Un paio di anni fa, quando ho ricominciato a scrivere, l’ho fatto per disperazione. Non so neanche perché l’ho fatto sul blog, scrivevo per sopravvivenza, non per altro. Immagino però che inconsciamente sia stato una specie di messaggio in bottiglia, lanciato in mare sperando che prima o poi arrivasse da qualche parte e che qualcuno lo trovasse. Non so se sia stato il fatto di scrivere, in sé, o se invece proprio il fatto di condividere le emozioni più profonde, penso entrambe le cose, ma mi è servito, mi è servito eccome. Non che siano successi miracoli, ma piccoli cambiamenti quotidiani, cambiamenti che posso decidere io, tra l’altro, che portano poi nel tempo a qualcosa di più grande, che gli altri percepiscono. E soprattutto, comunque, lo percepisco io, mi fa stare meglio (e quindi poi fa stare meglio le persone a cui voglio bene). E’ una fatica a volte, perché ti scava dentro, almeno, a me succede così,però è una fatica ampiamente ripagata.
    Un abbraccio
    Alexandra

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