La vita in una timeline

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Rientri notturni. Pizza e cinema. Messaggio del marito on the road sul generis “torni o posso mettere il chiavistello?”. Ottimo. Direi che tra noi ci sono dialoghi di grande trasporto emotivo.
Bilancio della settimana.
Sono passata per ben due volte davanti alla mia ex azienda pensando ad altro. La irta strada verso l’oblio di quella fase della mia vita ha acceso i lampioni nel tunnel. Vedo la luce.
La progettazione della campagna elettorale procede. Troppe telefonate. Poco tempo. Zero wifi.
Chili persi nessuno. Anzi. Ho colonizzato luoghi laddove un tempo regnava il mio girovita ed espanso più che il mio ego la mia sostanza.
Non sono più solo una donna.
Sono un’antistress. Qualcosa di morbido e tanto che i miei figli adorano pizzicare e manipolare.
Mia figlia vuole partire. Poi non vuole partire più. Non vuole venire a Parigi perché moriremo tutti. Non vuole venire in crociera perché le nostre date non coincidono con le sue pre-esame. Vuole tornare a Londra. Lei. Io. La sua amica.
Lo spartano vuole andare a New York.
Thelastone è sempre più muto e completamente calato nei terrible two. Sfugge come un’anguilla. Pernacchieggia. Scandisce i suoi NO più forte di una verginella al primo appuntamento coll’arrapato polipante di turno.

Il padre scava tunnel dietro un poster dei Queen come neanche Tim Robbins faceva in “Le ali della libertà “.

Piiiiiiiiiiii.
Tracciato piatto.
Staccatemi.
Lasciatemi andare.

Ho le mani piene di bolle. E le bolle piene di fieno. Ho lasciato 3/4 della mia dignità sotto delle balle di foraggio.Ma forse, ne valeva la pena.

Ho perso un ponte mentre sgranocchiavo m&ms al cinema.
I dialoghi erano mortificanti. Cercavo conforto. E il lettore anonimo 1238 mi ha sbeccata alla grande.

Sono arrivata alla irremovibile convinzione che i social network rincretiniscono. E danno corda a persone che calate nella realtà non verrebbero inseguiti neanche da un cane che fiuta salsicce nella borsa della spesa.

Piiiiiiiiiiiii.
Tracciato piatto.
Non voglio essere rianimata.
Voglio giacere qui. Fra l’oblio e il sogno.

Il film di ieri, prodotto da amici del tempo che fu parla di pesci e fa acqua da tutte le parti. Che spreco di talento.
Non ho letto di chi fosse la sceneggiatura ma i dialoghi sembrano usciti da wikiquote. Ogni tanto qualcuno se ne esce con una perla di saggezza sullo stile meraviglioso di un inimitabile Forrest Gump. Stucchevole. Il dolore, il cordoglio, la rabbia sono toccati di fuga e in maniera maldestra. Un film dove scopri che tua madre non è tua madre, tua madre è morta, tuo padre mentiva, tuo zio tradiva, quella che ti piace, ruba e frequenta rave party per sentirsi viva, da lezioni di famiglia e la sorellina down legge il mondo come un tempo fece Rain Man. Candidamente. Eppure, a un’ora dal funerale tutti si rotolano su un prato. Imbarazzante. Le famiglie non sono così. Il dolore non è così. Non c’è film che tenga. La realtà è altrove. Il vero amore è altrove. E non conosce pietà o perdono nel breve-medio termine. Troppi cerotti sarebbero serviti a quei cuori per rimettere insieme pezzi di sé. Non sarebbe bastato il tempo di una fiction. Altro che film.
Una delusione.
Tolti i miei paesaggi. La mia bella regione. La bellezza quasi fastidiosa di certi protagonisti, il resto…
Maria Amelia Monti fa una telefonata che la riporta indietro di dieci anni e la catapulta in quella buffa serie in cui viveva con un sacramento come Gerry Scotti e lo chiamava Topo (ndr cioè TOPO ad un uomo. Cioè.) Macchiette varie colorano la pellicola con battute in dialetto. Spaccati scontati di una vita allo sbando rimandano alla difficoltà del vivere oggi. Sai che novità.

Sono arrivata all’irremovibile convinzione che la nostra vita sia diventata l’esatta superficiale sintesi che ogni giorno proponiamo su facebook. Citazioni. Scoppi di rabbia a sprazzi. Un’apparente felicità che serve solo a salvare la facciata.

Gli shock.
Ciò che ci turba.
Ci destabilizza.
Ci fa sedere a guardare il mare finché il ritmo del nostro respiro non si allinea a quello delle onde e tutto il dolore esplode dentro, ci annienta e ci fa rinascere.
Tutto questo va nascosto.
Non va sulla timeline.
Ne sulla sceneggiatura di un film dove i pesci saltano ma il cuore mente a se stesso. Brutalmente.

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3 commenti
  1. anonimo ha detto:

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