Con l’anima in fiamme (e non solo)

_Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme_

Un dannatissimo Charles B.

La febbre ed io. Un matrimonio che non s’ha da fare. Arriva improvvisa e senza neanche avvisare. Si presenta in compagnia del pre_ciclo e del virus dello spartano. Dell’ansia da prestazione dei candidati alle elezioni. Delle 8 lavatrici da piegare e stirare. Del resto del mondo da cui non mi posso scansare. Il mio 38.6 si cura con una doccia bollente, due aspirine e via camminare. Ammuffire in un pigiama circondata dai libri,  scaldarsi con una minestrina calda che profuma di mamma, mandare il cervello in tilt con le repliche di grey’s anatomy, sono solo frammenti di un ricordo.
Il marito chiama e vuole l’aggiornamento delle pratiche in corso: status figliolanza, cambio gomme, pagamento bollette, agenda impegni post ufficio, salute del cane, memo cibo per il gatto. Un tu come stai non registrato. Baci non pervenuti, un po’ come le temperature sulla Marmolada. Qualcuno la chiama quotidianità. Io mi vedo ingrassata e mi sento sparire. Registro ancora un tracciato piatto.
Whatsapp fa faville e si registra anche il ritorno della prima dei cagacazzi che dopo l’exploit natalizio all’ombra del presepe vivente, manda il marito in perlustrazione. Dio, dammi la forza.
Fammi rilasciare endorfine ogni 3 minuti. Come quei deodoranti temporizzati che emettono gradevoli puff all’aroma tropical chic o lavandafield.
Devo trovare una dipendenza.
Devo ancorarmi ad una debolezza che rinnovi il mio stato di umanità.
Abbiamo fatto una lista con una coppia di amici.
Sto ancora ponderando i pro e i contro.
Allora.
Fumare sarebbe la più semplice ma è troppo freudiano scegliere ciò che ha ucciso mio padre per superare la sua morte.
Out.
Drogarsi non rientra nella mia mania di controllo. Lucida. Devo restare costantemente lucida. Mai abbassare la guardia.
Mangiarsi le unghie. La famosa onicofagia non omaggia il mio senso estetico. Detesto le mani smangiucchiate. Le persone con le dita in bocca intente a cannibalizzarsi strati di epidermide.
Out.
Il caffè è già un rito. Ed è assolutamente controproducente per me abusarne. Già non dormo. Figurati se mi ci attacco come fosse acqua nel deserto.
Il sesso.
Sesso.
Scusate, sono sulla Treccani on line. Cerco di ricordare qualcosa.
Scambio di liquidi. Strusciamenti. Intimità. Parole di troppo. Chili di troppo. Anni di troppo.
Passiamo oltre.

Lo shopping.
Ecco.
Questo potrebbe darmi gioia. Borsa nuova. Auto nuova. Sì, viaggiare.

Effettivamente passo un sacco di tempo sui siti di voli lowcost, crociere, picnic fra Visso e Frontignano. È un inizio.
Ma non è abbastanza.
Per lo meno, non ancora.

Una volta mi rilassava fare dolci.
Cucinare.
E benvenuti nella mia cucina.
Adesso ogni occasione è buona per spolverare i fornelli e mangiare ovunque che non sia casa mia, dove per ciclicità storica dormo nella camera che era di mia madre, cucino nella cucina che era di mia madre, parlo sempre più come lei e ho assunto le sue forme. Fatte salve quelle due meravigliose tette che ho agognato avere per anni e anni ma che non erano conteggiate in fase di successione. Che peccato.

Ho bisogno di una dipendenza.
Di attaccarmi a qualcosa.
Di staccarmi da qualcuno.
Di godermi la mia influenza sotto strati di pile e sopra uno di quei tre libri che continuo a guardare sul comodino.

Doccia bollente.
Due aspirine.
Via camminare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: