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Archivi giornalieri: giugno 9, 2016

Non cucinavo granché. Pranzavo a mensa. Cenavo con i miei.
La mia vita ruotava intorno al mio lavoro.
I miei vestiti.
I miei amici.
I testosteronici di turno.
Tutto nella norma.
Tutto li.
Poi improvvisamente mi sono trovata a casa.
Con due figli.
Con tre figli.
Con due anziani.
Con due malati.
Con pranzi e cene e lavatrici su lavatrici.
Ho nuotato a rana sul fondo.
Apnea.
Bolle.
Obnubilamento.
Addio.

Mi ha tenuto a galla la ciccia.
Oh si.
Quella ciccia di cui mi lamento sempre.
Per cui oggi guardavo una metà del mio armadio a sei ante e pensavo che devo buttare via tutto.
Giacche e gonne così belle e con così tanti ricordi addosso che mi sembra di buttare via un pezzo di me.
Benvenuta vita alternativa.
Lo so che ce l’hai con me perchè ti considero una seconda scelta.
Perché preferivo Milano al Paesello. 12 ore fuori casa alle 6 lavatrici quotidiane.
Che ci posso fare se la casalinghitudine non fa per me?
Tutte queste donne che parlano di altre donne e di altri uomini che non sono i mariti e di cosa fai per pranzocenamerendaeCapodanno?
Fregaunkaiser a me.
Non mi frega un tubo dell’olio di palma, dei semi macrobiotici, dei vegani e della frutta biologica. Ho fatto vent’anni di mensa fra università e lavoro. Avrò ingoiato famiglie di cimici pensando fossero zucchine.
Io sto bene quando lavoro.
Quando progetto.
Quando non dormo e tutto tace.
Tutti tacciono.
Le casalinghe si annoiano e molti uomini si offrono come passatempo.
Che grasse risate.
Se ho del tempo io leggo.
Non sto a sollazzare l’ego di qualche perdigiorno.
Detesto i trastullatori.
I nullafacenti.
I cazzeggiatori.
Il tempo è prezioso.
Il tempo è tutto.
E il mio tempo deve produrre.

Oggi nuoto con grandi bracciate nella nostalgia.
Sento fortissima l’assenza di mia madre.
E nonostante non sia in zona ciclo, mi si continuano a riempire gli occhi di lacrimoni.
Mi manca e non so cosa darei per rovesciarle sopra tutte le mie paure e poi farmi abbracciare.
Mi manca e non so con chi parlare.
Così non parlo più.
Converso.
Sono sempre più abile nel tenere graziose conversazioni con le viscere impacchettate con la carta paglia sotto il banco del macellaio e una montagna di parole vuote e leggere a riempire il silenzio.
Vorrei qualcuno che mi stringesse. Mi stritolasse. Mi accorpasse al suo se’ per non essere più solo io. Perchè sono stanca. Stanca da morire.
E invece continuano tutti a chiedere.
E io continuo a dare.
Perché in questo sono brava.
A dare.
Ad amare.

Piove. Sarà per questo che scivolo via come una goccia sul parabrezza. Scendo veloce. Mi espando. Divento pozza. Poi lago. Poi mare.

Nuoto lontana.
Non torno su più.

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– Cosimo: Perché mi fai soffrire?
– Viola: Perché ti amo.
– Cosimo: No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.
– Viola: Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore.
– Cosimo: Mi fai soffrire apposta, allora.
– Viola: Sì, per vedere se mi ami

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Italo Calvino

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Siamo fatti come le nuvole che nel cielo si confondono
pronti a scatenare un fulmine
ma ci divide il passaggio di un aereo.
Non so più se credere
agli amici che mi parlano di te.
Sono delle vipere
se mi dicono che adesso stai benissimo.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Amore, adesso vestiti,
sto venendo lì a riprenderti
faccio quello che vuoi tu
una stanza senza la tv.
Neanche l’ombra di un telefono
parleremo a un millimetro io e te
saliremo sopra un albero
di quello che faremo, questo è il minimo.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Si … lo so che sono stupido, che bastavano due coccole
Che … sei anche un’altra cosa da me
Non … un nemico da combattere.
Sì, per me che sono libero
ma c’è anche il lato comico con te
io sarò davvero libero
confondendomi con te nel cielo limpido.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Siamo fatti come nuvole che nel cielo si confondono
fino a quando arriva il vento dell’est
inevitabilmente si dividono.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Cosa vuoi dimmi ma che cosa.
Io non so cosa cerchi da me, pensi forse
che sia stupido o no?
O addirittura che ho bisogno di te.
Ma ti prego torna subito.

Il mio amato Calvino. Il mio amato Bersani. E nel mezzo il nulla.