Io ti vorrei bastare

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Io te vurria vasà – sospira la canzone,
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.
Io te vurria vasà – insiste la canzone,
ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare.
Io ti vorrei bastare

.

Erri De Luca

A  volte dimentico le cose nel microonde. Le metto a scaldare e poi le abbandono lì. Lo faccio anche con i vestiti. Li compro. Li appendo e poi aspetto un’occasione che non arriva.
Li ritrovo spesso con l’etichetta intonsa. Profumano di nuovo ma sono già vecchi.
Succede anche con certe persone. Non fai in tempo ad affezionarti che li hai già    archiviati in rigoroso ordine alfabetico sotto la voce “delusioni”.

Ho la sindrome dell’anno dopo. Ripenso al 2015 e mi sento soffocare. Mi sento Pinocchio uscito indenne dallo stomaco della balena. Sputata via. Frastornata dalla permanenza in un habitat non familiare.

Così mi lavo. Docce su docce.
E lavo ogni cosa mi capiti sotto mano.
Ho bisogno di fare pulizia.
Di buttare via. Tagliare ancora.
E sono felice che piova.
Che l’estate arranchi. Che si respiri ancora vento e nuvole.

Non sono in pace con me stessa.
Sono ancora arrabbiata.
In linea con i violenti acquazzoni del periodo.


Oggi guidavo e ho sentito una canzone di Tiziano Ferro che associo fortissimamente a un momento. A una persona. Ho provato profonda nostalgia e pentimento per le occasioni lasciate.


Se qualcuno pensasse di conoscere intimamente Elizabeth Bennet solo perché Jane Austin ha scritto di lei su Orgoglio e pregiudizio si sbaglia.

Se qualcuno pensasse di assistere ad un intervento a cuore aperto da dietro un vetro, sbaglia di nuovo.

Ciò che noi troviamo nelle storie degli altri è qualcosa che ci appartiene tanto quanto.
È già in noi. Chiuso li. Non lo esprimiamo. O magari lo esprimeremo in maniera diversa. Ma c’è.

Ci si affeziona alle storie. Ai personaggi. Alle persone. Anche ai cani. A quanto porta con se un pezzo di noi.

Dio benedica le affinità elettive, le assonanze, la corrispondenza di amorosi sensi.


E la notte. Il suo silenzio. Le finestre spalancate. Il profumo dell’estate.
I temporali in arrivo.

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