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Archivi giornalieri: giugno 17, 2016

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ho l’ansia a palla. il cuore che batte. venerdì 17. cose che vanno storte. uffa però. mia figlia è in piena crisi da “ho tutta una vita davanti” e mi ha preso come sparring partner. vuole studiare. non lo vuole fare. ha una vita sociale che sembra la brutta copia di una serie tv con compagne che si fanno le canne. che fumano una “paglia” di nascosto dalla madre. che si fanno il ragazzo nei bagni del supermercato dove vado anch’io a fare il pipì stop. che devono scegliere con quale mano fare…beh un lavoretto di fino. e io ascolto. e non ne posso più. io alla sua età ero una montagna di libri. e basta. ricordo feste a casa mia dove si cucinava insieme e poi si giocava a bottiglia e forse ci usciva un bacio con qualche pennellata di lingua. fermati lì. io poi ero un cesso stratosferico e quindi osservavo da dietro degli occhiali più grandi di me le mie amiche vivere i primi amori. ho l’ansia a palla. certo che sei ingrassata forte quest’anno. già. sono ingrassata. lo so. no perché lo abbiamo notato tutte e ci dispiace. no dai, vi dispiace? io invece festeggio spalmando somatoline sulle gallette di riso per una parca cena. sono ingrassata perché mangio. perché esco e se mi portano le arachidi con la pina colada me le mangio tutte e chiedo il bis. sono ingrassata perché sentivo un vuoto immenso la mattina quando mi alzavo per fare colazione e la casa non aveva più i rumori di sempre. non c’era la caffettiera sul fuoco mezza piena di caffè freddo, non c’era il tg lanciato a tutto volume. non c’erano mamma e papà. sono ingrassata perché avevo bisogno di sostanza, di un peso specifico che mi tenesse ancorata qui, per non sparire con loro. ho l’ansia a palla e i bambini litigano. volano lego. volano hotwheels e dovrei mettere mano a due lavori ma ho l’ispirazione sotto ai piedi. ieri ho accompagnato un’amica a comprare un vestito speciale. per un appuntamento speciale. molte riflessioni sull’amore. un pizzico di invida.

beh ci credo che non ti piaci. ecco. questo è stato il commento della mia amica sul mio peso specifico. la mia amica anoressica. vegana. iperpalestrata. senza mai figlie. senza mai noie. non mi piaccio ma non mi sento così inadeguata come pensa lei. piaccio ai miei figli. tantissimo. loro si che sono due personcine che vanno al sodo. e passano le mattine a strofinarsi le mani sulla mia schiena e a farmi pensare che siano i momenti più belli del mondo. non mi piaccio ma so che le cose possono cambiare. tutte. e non soccombo per una taglia in più o in meno. loro sì. loro soffrono. loro si privano e non capiscono perché io non faccia altrettanto. non comprendono di quant’altro io mi sia privata. a cosa abbia rinunciato. e a me poco importa. infilo un jeans che ancora mi sta, una tshirt pulita ed esco. ho l’ansia a palla e niente mi fa sentire meglio di un cono panna sotto, panna sopra liquirizia e menta.

 

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Prima di parlare con gli altri addormenta la tua belva segreta

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Alda Merini

L’altro giorno un amico social mi ha detto che le donne della mia età sono le migliori.
Le  ventenni non fanno testo.
Le trentenni sono tutte omologate, tutte figlie dello stesso danno genitoriale.
Siamo rimaste noi.
Quelle uscite dalle pagine colorate e un filo pop dei libri quindici.
Le quarantenni.

Io ho amato molto il passato decennio. Ho vissuto tantissimo. Lavorato. Messo al mondo figli e progetti. Sono cresciuta.

Sono stati anni densi. Trottati. A volte rincorsi. Ma non è da me l’elogio alla lentezza. Io sempre tutto e subito.
Ogni cosa. In pieno festina lente. Assaporo. Sono viva e a contatto con ogni cosa ma, gente, mi affretto. Dai. Non si può non vedere la soluzione. È lì sotto agli occhi. No?

Molte volte sono stata fraintesa.
Io brucio. Salto. Arrivo al nocciolo. Non mi piacciono le sovrastrutture. I ghirigori. I preliminari. Andiamo. Facciamo. Amiamo.

Voglio l’essenza. Il sangue. Le viscere. Perché è ciò che vedo. E non mi fanno paura. Anzi. Mi fa paura il contrario. Il tergiversare. L’aspettare. Il girare intorno come gli squali.

Bisogna mirare dritto.
Nessun danno collaterale.
Al centro. Nel cuore delle cose.

Non piaccio a tutti. Of course.
Alcuni non sopportano di darsi. Non reggono l’intimità. Altri hanno fatto dei problemi irrisolti il loro business. Non cercano le soluzioni. Vogliono solo restarci ammollo. Nuotarci. Produrre energia negativa con la quale annaffiare tutto intorno.

Cordialmente, detesto.

Il mio decennio di lacrime e sangue non mi ha lasciata indenne. Ha presentato un conto salato.
E ho pagato ogni cosa.
Perchè non sono una da debiti, io.

Così alla fine ho chetato la sete di verità. Della ragione ad ogni costo. Ho fatto pace con lo specchio anche se mi preferivo due figli fa. Ho messo a cuccia il macellaio e le viscere.

Ho freddo. Spesso. Perché non mi affanno come prima.
C’è un qualcosa che mi consuma ma non è più esplosivo.

Ad un certo punto sono cresciuta e dal machete sono passata al laser.
Non serve fare tanto rumore per nulla.
Quando le cose non vanno si recide.
Si taglia il filo al palloncino.
Si lasciano volare via cose e persone.

A quarant’anni la leggerezza è la forza del volo. Se non ti liberi non sarai in grado di salire su.

Avere un punto di vista diverso. Nuove prospettive.


Com’eri a 32 anni? Alla mia età.

Non dimenticherò il vento sulla faccia. L’odore di terra tutto intorno. Le aspettative. Questa domanda.

A 32 anni ero più bella. Meno amara. Più crudele. Rumorosa. Avevo tante ancore a tenermi salda.
Nessun piano di volo.


Ho tagliato le cime.
Buttato le zavorre
Preso la responsabilità con me.
Imparato a volare.