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Archivi giornalieri: settembre 5, 2016

finalmente settembre. finalmente la pioggia. e se a voi scoccia amen. non vedevo l’ora che finisse l’estate. il bailamme. la babele. il caos. le puzze.

finalmente i vestiti a coprire i chili di troppo. le scuole ad arginare i bambini. la routine a dettare una qualche regola.

l’estate è stata lunga. intensa. emozionante. sembrava non finire più.

erano anni che non vivevo così. nel modo che più mi è proprio. svegliarsi prendere e partire. senza programmi. senza organizzazione. tutto last minute e tutto e subito. come piace a me insomma.

certo. con tre figli al seguito altro che armiamoci e partiamo. casa nostra sembra uscita dalle grandi manovre. è tutto ambulante. pile di panni puliti ovunque. armadi fuori uso. lavori da fare. cose da sistemare. nulla è al suo posto e forse neanche noi. eppure va bene così.

passerò l’inverno a sistemare cose. ad elaborare la fine di tanti capitoli. a fare spazio a sentimenti e persone nuovi.

quando tua figlia non viene più a vedere i delfini con te capisci che è finito qualcosa. quando ti ritrovi a tavola nel ristorante dove tuo marito ti ha chiesto di sposarlo con tutta la carovana di figli gementi e piangenti per un ipad scarico, anche. quando il ragazzo di tua figlia ti chiede se può prendere una cocacola e dividerla con lei, ecco. tutto è compiuto.

cosa resta di questa estate oltre all’odore della pioggia di stasera.

una notte ho sognato che qualcuno suggeriva il mio profilo instagram e mi piovevano frotte di like e follower. era un sogno. ma me lo voglio ricordare.

ezio bosso. le sue mani sulla tastiera. le sue dita separate dai divaricatori. la musica violenta e viva nell’assoluto silenzio dello sferisterio di macerata. l’anima volava.

le lacrime. tante. libere e feroci ascoltando roberto vecchioni. le sue parole, le sue canzoni, tutta la mia storia in due ore di concerto. la catarsi. a pochi metri da me una delle persone che più mi ha ferito. che mi ha cambiato il corso della vita a riempirsi le orecchie delle parole di cui sono fatta. e poi mio marito che di quelle parole conosce anche la divisione in sillabe, a tenermi la mano. un raro momento di intimità.

e poi i vicoli passeggiati e fotografati, sotto il sole o con l’ombrello, ridendo fino alle lacrime, spremendosi l’anima senza neanche un goccio di anestesia. e le mie montagne. scalate in gruppo o con i bambini, soffiando soffioni o immortalando mucche, pedalando senza fretta o scendendo a passo sostenuto incuranti del dolore alle ginocchia.

la testa può tutto. il cuore di più.

finalmente settembre. archiviamo i week end a Mirabilandia bagnati fradici fino alle mutande e senza più un filo di voce. le mattine pigre a far colazione da Giorgio. spesa media: un pranzo per due compreso caffè e ammazzacaffè. le chiacchierate con Gianna che sembrava di riavere una mamma qui, una nonna qui. e i gavettoni. zumba in spiaggia. i fuochi sull’acqua. i gatti in ogni dove. vipregoraccoglietequeimaledettilego. l’assenza. l’invadenza. la mancanza d’amore. il virus intestinale ogni due per tre. le zanzare a cottimo. gli ascessi e la parrucchiera in ferie sempre quando serve. le notti perse a stirare, a far le valige a baciare i miei figli mentre dormono. e l’insalata. gli estratti. vediamoci lì per cena. là per pranzo. domani per il caffè. e tu come stai?

settembre.

odore di pioggia.

le otto e già buio.

natale dietro l’angolo.

grembiuli pronti, libri ritirati.

estate finita. sono tornata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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