ritorni

finalmente settembre. finalmente la pioggia. e se a voi scoccia amen. non vedevo l’ora che finisse l’estate. il bailamme. la babele. il caos. le puzze.

finalmente i vestiti a coprire i chili di troppo. le scuole ad arginare i bambini. la routine a dettare una qualche regola.

l’estate è stata lunga. intensa. emozionante. sembrava non finire più.

erano anni che non vivevo così. nel modo che più mi è proprio. svegliarsi prendere e partire. senza programmi. senza organizzazione. tutto last minute e tutto e subito. come piace a me insomma.

certo. con tre figli al seguito altro che armiamoci e partiamo. casa nostra sembra uscita dalle grandi manovre. è tutto ambulante. pile di panni puliti ovunque. armadi fuori uso. lavori da fare. cose da sistemare. nulla è al suo posto e forse neanche noi. eppure va bene così.

passerò l’inverno a sistemare cose. ad elaborare la fine di tanti capitoli. a fare spazio a sentimenti e persone nuovi.

quando tua figlia non viene più a vedere i delfini con te capisci che è finito qualcosa. quando ti ritrovi a tavola nel ristorante dove tuo marito ti ha chiesto di sposarlo con tutta la carovana di figli gementi e piangenti per un ipad scarico, anche. quando il ragazzo di tua figlia ti chiede se può prendere una cocacola e dividerla con lei, ecco. tutto è compiuto.

cosa resta di questa estate oltre all’odore della pioggia di stasera.

una notte ho sognato che qualcuno suggeriva il mio profilo instagram e mi piovevano frotte di like e follower. era un sogno. ma me lo voglio ricordare.

ezio bosso. le sue mani sulla tastiera. le sue dita separate dai divaricatori. la musica violenta e viva nell’assoluto silenzio dello sferisterio di macerata. l’anima volava.

le lacrime. tante. libere e feroci ascoltando roberto vecchioni. le sue parole, le sue canzoni, tutta la mia storia in due ore di concerto. la catarsi. a pochi metri da me una delle persone che più mi ha ferito. che mi ha cambiato il corso della vita a riempirsi le orecchie delle parole di cui sono fatta. e poi mio marito che di quelle parole conosce anche la divisione in sillabe, a tenermi la mano. un raro momento di intimità.

e poi i vicoli passeggiati e fotografati, sotto il sole o con l’ombrello, ridendo fino alle lacrime, spremendosi l’anima senza neanche un goccio di anestesia. e le mie montagne. scalate in gruppo o con i bambini, soffiando soffioni o immortalando mucche, pedalando senza fretta o scendendo a passo sostenuto incuranti del dolore alle ginocchia.

la testa può tutto. il cuore di più.

finalmente settembre. archiviamo i week end a Mirabilandia bagnati fradici fino alle mutande e senza più un filo di voce. le mattine pigre a far colazione da Giorgio. spesa media: un pranzo per due compreso caffè e ammazzacaffè. le chiacchierate con Gianna che sembrava di riavere una mamma qui, una nonna qui. e i gavettoni. zumba in spiaggia. i fuochi sull’acqua. i gatti in ogni dove. vipregoraccoglietequeimaledettilego. l’assenza. l’invadenza. la mancanza d’amore. il virus intestinale ogni due per tre. le zanzare a cottimo. gli ascessi e la parrucchiera in ferie sempre quando serve. le notti perse a stirare, a far le valige a baciare i miei figli mentre dormono. e l’insalata. gli estratti. vediamoci lì per cena. là per pranzo. domani per il caffè. e tu come stai?

settembre.

odore di pioggia.

le otto e già buio.

natale dietro l’angolo.

grembiuli pronti, libri ritirati.

estate finita. sono tornata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 commenti
  1. Anch’io come te non vedevo l’ora che finisse l’estate amo l’inverno, amo la pioggia mi rilassa, amo il freddo. Non c’è cosa più bella di stare sdariati sul divano vicino al caminetto con il plaid che ti copre e una bella tazza di cioccolata calda…

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