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Archivio mensile:ottobre 2016

Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisogna dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l’aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l’hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara. E bellissima, nel suo genere.

(Alessandro Baricco)

I bimbi piangono. È  venerdì. Settimana di terremoti e smottamenti emotivi.

Mia figlia è appena tornata dal pronto soccorso.
Lo spartano ha preso una medaglia d’argento.
Thelastone ha fatto il capofila nelle prove di evacuazione.

Io ho preso un abbaglio e ho dato un senso a una cosa che proprio non ce l’ha. Ho perso tempo insomma. Ancora.

L’amore ai tempi di instagram è qualcosa che non avrei mai immaginato.

È l’apoteosi dell’apparenza e del sospetto.
È privo di calore. Di contatto.
Di carne.
È la sagra dell’incomprensione e il delirio degli insicuri.

Lo scrivi per me?
Lo pensi di me?
Lo fai con tutti?

L’amore ai tempi di instagram è sfacciato e fasullo.
Un buttar su di emoticons a ripetizione.

E io ci dovrei credere.
Io che sono imbevuta di Jane Austen e Pablo Neruda. Io che piango ascoltando Janis Joplin ed Amy Winehouse.

Io ci dovrei credere.
Ma anche no.

Aspetto la neve da un anno e più. Ho smesso di rincorrere farfalle. Non regalo baci. Non mi fido.

Dicevo oggi che mi disturba il fatto di sapere che non sarò più amata. Amata d’amore e non d’affetto. Amata da batticuore e smania e frenesia.
Mi disturba sapere che non avrò più vent’anni.
Non sarò più madre.
Invecchierò e e berrò sorsate di ricordi e lancerò sguardi furtivi e teneri alle giovani coppie pieni di dubbi e promesse.

Come quella che ho fotografato a Firenze. Loro due occhi negli occhi. Ponte Vecchio brulicante di anime. E loro persi in un microcosmo di felicità.

Beato chi ha tempo per amare.
Chi ci crede ancora.
Chi si accontenta di accendere il fuoco fra una chat e l’altra.
Chi sa evadere senza farsi tanti scrupoli.
Chi se la sa raccontare.

L’amore ai tempi di instagram is not my cup of tea.
Io voglio essere stritolata in un abbraccio. Voglio fondermi e sparire.
Lo voglio ancora così tanto e così intensamente che penso sia l’unico desiderio di cui ho piena consapevolezza.

Sciogliermi.
Vedere il dolore accumulato in questi due anni uscire.
Appoggiarmi.
Non cadere.
I bimbi piangono. È ora di cena. Infilo i pensieri fra un sogno e l’altro nel cassetto e vado a cucinare.

Ho bisogno di calore. 

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quando mi cerchi, fosse anche solo con il pensiero, immaginami davanti.

io sono sempre davanti a qualcosa.

potresti trovarmi davanti alla scuola ad aspettare uno dei tanti figli che ho messo al mondo  nella speranza che un giorno diano un serio contributo alla diffusione della pace e dell’amore.

oppure davanti ad un caffè mentre distribuisco chiacchiere da ascensore e buongiorno di cortesia.

potrei essere davanti ad una vetrina a guardare cose che poi cercherò su amazon perché sono pigra e adoro il furgoncino del corriere che arriva e mi consegna una scatola per me. mi fa sempre tanto Natale.

la mattina, spesso sono davanti alla tomba dei miei genitori. in un posto che mai avrei pensato di amare. eppure mi conforta. arrivare. portare i fiori. cercare perdono. sentirli ancora vicini.

quando sono particolarmente incazzata in genere sono davanti al piano della mia cucina d’acciaio che tiro a lucido il lucido. che strofino. e poi strofino ancora fin quando i pensieri si smussano e tutto torna a brillare.

non ho paura neanche di stare davanti ad una scelta. la testa in automatico mi seleziona il flag. il più delle volte quello giusto. almeno per me. almeno in quel momento.

dire che sto davanti al mac o ai fornelli o alla lavatrice o al banco frutta e verdura è poco poetico ma fa parte della mia quotidianità.

e in questa mia quotidianità, nonostante tutto, ho sempre trovato il bello.

così quando mi cerchi e io invece sembra di no, pensami persa nella mia vita dove tutto è in disordine e ogni cosa è al suo posto, dove tutti si appoggiano e io tengo botta, dove gli anni passano e i desideri restano ed io sono sempre sul filo di un’apparente stabilità emotiva.

più di ogni altra cosa, comunque, pensami davanti al mare. che respiro. che scatto. che fermo il tempo ed i pensieri.

 

 

 

 

 

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.


Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli. Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.

Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana. Che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità. Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.

Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare. Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai.

Ecco. La mia anima ha fretta. Ho come l’impressione che il giro in giostra sia finito. Niente divertimento. Niente montagne russe. La quiete prima del tramonto.

E blaif! E chi la vuole la quiete? 

Io voglio i sentimenti. Le viscere. Una sporta di emozioni che rotolano come arance sul tavolo della cucina quando torni dalla spesa. 

E voglio la pioggia. L’aria carica di elettricità. Il rumore del vento e le persiane che sbattono. Il profumo nell’aria. L’aria nuova che c’è dopo il temporale.

Voglio l’essenza. Tu no?

E blablablablabla…blablablablabla…bla.

Quante parole ho sentito e letto questa settimana. Fatti pochi. E quindi non va.

Il ragazzo di mia figlia sabato ha fatto lo stronzo. E pure l’amica di mia figlia sabato ha fatto la stronza. E così qui si piange. 

Amore. Mi manchi. Ti amo da morire. Voglio baciarti. Vederti. Mi manchi.

E poi esce con gli amici e a lei non la chiama.

Anche la sua migliore amica esce con lo stesso gruppo. Non le dicono niente.

Però amore mi manchi. Ti amo da morire. Voglio baciarti. Vederti. Mi manchi.

Ma vaffanculo.

Sai che c’è? Gli incoerenti che trattano da scendiletto le ragazze a 14 anni bisogna bastonarli subito.

Perché poi crescono e diventano quelli che si sposano con la prima gattamorta che si fa mettere incinta, che pensano di essere liberi e furbi e invece hanno un collare corto e a strozzo che li rincoglionisce ancora di più e che aspettano la maggiore età delle belledebabbo per ufficializzare la cesta di rispettive corna.

Quelli che non sanno giocare al gioco dell’amore care mamme castrateli subito.

Sono quel genere di maschio che illude le donne, le ricopre di bugie, e le fa soffrire e diventare o gattare vegane o troie da balli caraibici e tette al vento.

Il gioco dell’amore bisogna saperlo giocare.

E succede di farsi male anche senza bisogno di raccontarsi bugie.

Le storie si esauriscono. O forse ad un certo punto finisce la voglia di rinnovare il sentimento. Di investire in un prodotto obsoleto e fuori moda. 

Ci vuole pazienza. Ci vuole la forza di credere più alla coppia che a se stessi.

E lasciare che la noia diventi parte della quotidianità.

Allora fuggi è! Ti vedo su Facebook. Sempre in giro.

Sì. Mi piace. Ieri per esempio ho visto una bella mostra.

Ah. Sì. Ma scappi oppure scappi e scopi?

Ma no. Ma perchè? E poi scusa parli tu che sei l’esperto dei diversivi? Il tennis, gli amici, la casa da ristrutturare. Tua moglie come sta?

E che mostra era?

Bellina sai! Ruolo della donna, mistica della femminilità, Van Gogh…Segantini…è blablablablabla blablablablabla…black

Allora ti sei divertita? 

Certo. È stato quasi bellissimo. Ad un certo punto sono dovuta tornare a casa. Scaricare la lavatrice. Stendere i panni. Controllare gli zaini. Cuocere le verdure. Fare i conti con l’amore che latita e le espressioni di mia figlia.

Oggi sono tornata in quell’ospedale. Sono entrata e tutto era uguale. Stessi muri. Stesse facce. Ho perso io qualcosa. Non il resto del mondo. Quello è andato avanti.

Scendevo le scale e avrei voluto uno di quegli abbracci infiniti. Che ti fanno quasi male perché ti tengono stretta. Non ti mollano. E per un momento non respiri e puoi lasciarti andare perchè sai che non cadrai. 

Non c’era nessuno. Come sempre. Ho raccolto le lacrime. Scattato una foto. E mi sono detta che sono tanta abbastanza da reggermi da sola.

Eventi meritevoli di nota:

_ spannolinamento sdoganato. Olè!

_mi hanno tamponata e ho avuto la scusa per farmi qualche seduta dall’osteopata.

_ho lasciato la vecchia rubrica nel vecchio telefono e ho colto al balzo l’occasione per fare le pulizie.

_ho mantenuto un decoroso aplomb quando mia figlia e il suo ragazzo si sono presentati pieni di succhiotti al punto che il padre aveva già diramato un allarme ebola.

Farfalle nello stomaco non pervenute. Tanti moscerini. Quelli sì. E la solita vecchia voglia di avere vent’anni o poco più.