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Archivio mensile:gennaio 2017

c’è sempre un inizio. una prima volta di ogni cosa.prendiamo ad esempio il primo bacio. ho già scritto del mio primo bacio. totalmente imperfetto e perfettibile. goffo ed intenso come non pochi. archiviato nella cartella ricordi indelebili. ci sono stati altri primi baci e altre prime volte. cose talmente belle da restarti addosso come tatuaggi e cose talmente brutte da spezzarti in così tanti pezzi che anche rimessi insieme non sei più la stessa.

e io non sono più la stessa.

non so se la vita ti cambia un po’ per volta. forse qualcosa giorno per giorno la perdi, la conquisti, la guardi con occhi nuovi. 

so che alcuni eventi invece lo fanno in un momento solo. prima eri così poi non più.

è successo alla mia amica che un pomeriggio, davanti al medico che le diceva che a suo marito restavano due mesi e due figlie di 18 mesi e 5 anni, ha visto sparire un progetto di felicità condivisa. è bastata un’ecografia.

è successo a me. che ho perso tutto e tutti. il lavoro, le persone che reputavo amici, mia madre, mio padre, me stessa. non so dove.

ma tu sei forte.

e si appoggiano su di me cosi tante cose e persone che io non posso non restare su. diffondere amore. crescere figli. ricompormi.

esattamente come quando esci dalla doccia dopo un bel pianto. col profumo di sapone addosso. le debolezze piegate con cura e riposte tra le pieghe del cuore. il viso pronto ad indossare un sorriso.

l’anno scorso moriva mio padre. davanti ai miei occhi. fra le mie braccia.

la prima volta che lasci andare un amore cosi non torni più come prima.

la prima volta che resti senza un amore incondizionato, senza la rete di sicurezza sotto.e quando ti lanci nel vuoto è solo la fitta trama dei ricordi che ti trattiene. 

e se cede anche quella nulla più.

per fortuna c’è sempre un inizio. una prima  volta di ogni cosa. prendiamo ad esempio il primo bacio.

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quando il cuore fa male, serve il minestrone. serve la pazienza del tagliare le verdure e poi farle scivolare nell’acqua. serve il borbottio della pentola che bolle e dell’odore che via via invade casa.

quando il cuore fa male, serve una tazza di thè, la pioggia fuori, il gatto addosso.

le persone attraversano la vita con superficialità. entrano. si prendono pezzi di te ma non hanno il tempo o il modo di ascoltare tutto il racconto.

le persone promettono. cose alte come montagne, bianche come la neve, potenti come il primo bacio.

promettono più che per te, per loro. ed è questo il vero problema.

quando il minestrone bolliva ed io facevo i compiti, mia madre mi insegnava che non si fanno promesse che non si possono mantenere; che se si prende qualcosa in prestito, lo si deve rendere; che la vita è fatta di scelte e niente è immune al dolore; che l’orgoglio è il primo nemico dell’amore.

ho imparato tutto. ogni lezione spiegata sbucciando piselli e pelando patate, l’ho vissuta sulla mia pelle.

ho accolto l’arte del perdere. tutto. tranne forse la dignità. anche se, in fin dei conti, a calci me ce l’hanno presa.

non prometto nulla ma faccio sempre il possibile per dare tutto. 

ho raggiunto un’età in cui conosco l’amore cosi bene che so già il punto preciso in cui il cuore curverà lanciando il mio buonsenso in un precipizio.

quando il cuore fa male mi manca mia madre da morire. mi manca essere amata senza condizioni. essere baciata sulla testa. accarezzata nel sonno.

mi manca lei che mi dice che tutto passa. spalle forti. via camminare.

fuori piove e il coperchio continua a tenere il tempo.

il profumo del minestrone ha coperto qualche nota nostalgica.

quando il cuore fa male bisogna lasciarlo pigro sotto il suo piumone di ricordi. cullarlo con i piccoli sogni. ricamarci le iniziali dei grandi amori.

una spolverata di neve.

e via.

ero nascosta da un albero e facevo fare pipì al più piccolo dei testisteronici in nuce quando mi si è palesata davanti una realtà.

sono qui, con 2 gradi, nascosta da una pianta a far fare pipì a mio figlio; sono qui e a 10 metri un milione di altre mamme e papà che aspettano ciarlieri il suono della campanella, e io, io mi devo giustificare?

nella baraonda della mia vita c’è ancora qualcuno che sì, dice di conoscermi e sì, dice di non volermi perdere e NO, non c’ha capito niente.

perché mi sembra sempre tutto così chiaro? quando sono diventata così sicura di ciò che voglio e non voglio?

qualcuno ancora mi chiede come sto.

soprattutto chi era con me mentre un asteroide mi attraversava e mi spostava l’orbita.

come stai?

senza radici. amara. svuotata. delusa.

tra le altre cose.

poi sono sempre io. che me la cavo in ogni modo e in ogni dove. perché questo è il mio talento. adattarmi al contenitore. assimilare il contenuto. e ridere. quando possibile ridere fino alle lacrime.

tutte quelle che ho potuto versare.

oggi ho capito che non mi innamorerò piu. che tutto l’amore che posso l’ho già distribuito fra i vari componenti del mio mondo e che non c’è spazio per altro. che la felicità è una corsa in spiaggia a guardare i cavalloni. o mio figlio che finalmente dice “sì”. o una tavoletta di cioccolato e sale mangiata guardando un film d’amore.

ero dietro una pianta a guardare mio figlio che guardava il suo balocchino fare pipì e ho capito che una parentesi si era finalmente chiusa.

eccolo. il cerotto che cade e che mostra sotto la nuova pelle. eccola la ferita che non c’è più. eccola la nuova me dopo il peso di tutto quel dolore che mi sono portata addosso.

l’ultima volta che ho scritto che ero uscita dall’apnea e iniziavo a respirare è morto mio padre. 

non ho respirato più.

ho continuato ad incamerare aria e parole e persone (tutte sbagliate) solo per sopravvivere.

e sono sopravvissuta.

_Sai cosa succederà a noi due?Ci cercheremo, ancora. Ci cercheremo nelle canzoni,nelle citazioni,nei libri. Ci cercheremo tra gli sguardi della gente. Magari la sera, che ci frega sempre. Avremo voglia di scriverci, ancora. Magari nei sogni, di entrambi. Nonostante tutte le litigate, nonostante le brutte parole urlate contro, nonostante i ”con te ho chiuso, sei fuori dalla mia vita” Ci penseremo, di nascosto, e fingeremo. Fingeremo il mattino seguente di aver pensato ad altro. Ci mancheremo, eccome. E questa sarà la nostra punizione. La punizione di non aver provato a tenerci quando tutto tra noi stava per crollare_