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mamme oggi

E tu mi vieni a cercare.

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L’oroscopo di Pesatori dondola fra rabbia e amore. La canzone di Fabi mi parla addosso. L’amore alla mia età mi deprime. L’amore all’età di mia figlia è più un miraggio che un sentimento. Due amiche hanno deciso di mollare tutto e fuggire via. Ricominciare altrove. Io ho ancora un piede nell’aereo. Non credo scenderò presto. Il prossimo che mi fissa negli occhi e mi dice che sono tutto e molto di più gli sputo. Così, in scioltezza. E poi magari gli passo un kleenex pulito per sentirmi meno cafona.
Il prossimo che osa mettermi su un altarino lo stronco al primo accenno di idolatria molesta. Lasciatemi vivere la mia diversità emotiva in pace.
Ecco. Facciamo finta che non ti piaccio.
Che non trovi nulla in me. Che io sia un libro già letto e uno stornello già suonato.
Voglio solo scomparire.
Diventare una persona banale.
Una di quelle donnette votate al ragù della domenica e alle recite delle bambine di fine anno.
Sedere al sole.
Dondolare altalene.
Non regalare sorrisi. Ne rapimenti del cuore.

Non aspettare più niente e nessuno.

_Facciamo finta che io sono un Re
che questa è una spada e tu sei un soldato.
Facciamo finta che io mi addormento
E quando mi sveglio è tutto passato.
Facciamo finta che io mi nascondo
e tu mi vieni a cercare
e anche se non mi trovi tu non ti arrendi
perché magari è soltanto
che mi hai cercato nel posto sbagliato

Facciamo finta che io non mi spavento
quando arriva la fine, prima o poi capita.
Facciamo finta che chi fa successo…
se lo merita.

Facciamo finta che sono un eroe
e che posso volare e sconfiggere il male.
Facciamo finta che tu sei diverso
e che malgrado questo io non ti voglio ammazzare.
 
Facciamo finta che posso schioccare le dita
e in un istante scomparire
quando quello che ho davanti non mi piace non è giusto o semplicemente mi fa star male.
Facciamo finta che io torno a casa la sera
e tu ci sei ancora sul nostro divano blu.
Facciamo finta che poi ci abbracciamo
e non ci lasciamo… mai_

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Non uscirei dal letto nemmeno a pagamento.
Siamo qui accoccolati e caldi. L’ultimo degli gnomi, il gatto ed io. Lui se la dorme e se la sogna. Il gatto idem. Io lancio messaggi telepatici alla macchina del caffè. Senza grossi risultati.
Nessun caffè al volo.
Corridoio buio.
Casa fredda.
La mattina mi manca mio padre e tutti i rumori che la tromba delle scale ci portava su.
Il volume della Tv alle stelle. I fondi del caffè sbattuti sul lavandino. Le persiane che via via si aprivano.

Anche stamattina il mio povero whatsapp è invaso dai messaggi di buongiorno dei vari gruppi (aborro) e dei buongiorno di risposta. Buongiorno a te, a te e anche a te. E facebook mi ricorda che finalmente è Primavera.

Ed io, non uscirei dal letto nemmeno a pagamento.

Lunedì. Primavera. Settimana Santa. Vacanze dei bambini in arrivo.  Coraggio.

_È tutto ciò che ho da offrire oggi
Questo, e il mio cuore accanto
Questo, e il mio cuore, e tutti i campi
E tutti gli ampi prati
Accertati di contare
Dovessi dimenticare
Qualcuno la somma potrà dire
Questo, e il mio cuore, e tutte le Api
Che nel Trifoglio dimorano_

Emily Dickinson

Ti sei innamorato dei miei fiori, ma non delle mie radici.
Così quando è venuto l’inverno, non hai saputo cosa fare.

Ysabeau Dennis

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Non ho paura di volare.
Ne di amare.
Ne di dire ciò che provo. In quel preciso momento. Con quella particolare persona.
Non temo la verità.
Anche se per quella, ho imparato, quali parole sono finestre e quali no.

Non ho paura di essere ferita nè di ferire. Ho scoperto che certe cicatrici ci ricordano meglio chi siamo, per cosa lottiamo.

Non mi fa paura la solitudine. Mangiare leggendo un libro. Guidare di notte cantando Battisti. Dormire abbracciando il cuscino. Viaggiare.

Non temo la morte.
La rispetto. Questo si.
Anche se mi ha tolto le carezze di mia madre. E le mani calde e ruvide di mio padre.

Non ho paura dei cambiamenti.
Al contrario a volte mi ci butto dentro.
Perché se c’è una cosa che detesto è l’immobilismo. Il mondo che si muove ed io che resto li, a guardare.

Non ho più paura del buio. Nè del sangue. Di non piacere a tutti. Di piacere troppo e poi, alla fine, deludere.

Mi fa più paura la paura degli altri. Il tempo che passa neutro. Senza batticuori. Senza grandi emozioni.

La noia.


Ho ancora mal di denti. Mal d’orecchie. Mal d’amore e sonno.
Vorrei un gelato menta e liquirizia. Panna sopra e dentro il cono.

Sento il profumo di primavera nonostante la pioggia e aspetto l’estate che verrà.
Troppo calda per me. E rumorosa.
E so già che la detesteró.
E passerò il mio tempo nascosta in una tshirt xl, dietro un occhiale da sole da diva, sotto un ombrellone a righe blu e gialle. Un libro in mano, un ghiacciolo nell’altra. I figli stesi al sole. Il mare immenso di fronte.

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E proprio perché sono piezz e core, sabato 12 marzo ho rinunciato al concerto del mio amatissimo Roberto Vecchioni per portare Miss Paturnie a quello di Michele Bravi.

Stento a fatica a farmene una ragione. Per una serie di coincidenze, non riesco mai ad andare ad un suo concerto. O lo so troppo tardi, o sono fuori, o sono finiti i biglietti, o qualche improrogabile impegno mi impedisce di andare a fare il coro a Luci a San Siro con l’accendino di mio marito in mano e i lucciconi sugli occhi.

E così sabato invece di cavalcare fino a Samarcanda, saremo al Vidia Rock Cafè di Cesena. Un locale che già  basta il nome per farmi sentire vecchia, e prossima alla menopausa (dicono). Una di quelle mamme con il capello bigodinato e la scarpa bassa sanagens style, che profuma di violetta e sforna biscotti a forma di stampini Ikea, seduta nella penombra del locale alternativo, con un cocktail tutto ombrellini davanti e un golfino misto cachemire allacciato fino al mento.

Prima dovevamo partire Miss P. la sua ex amica del cuore non più ex, ed io. Poi abbiamo deciso che potevano venire anche i bimbi, e il marito, naturalmente. Al volante. Poi abbiamo esteso l’invito alla mia migliore amica e prole.

Insomma, un paio di amici in più e potevo prenotare la corriera e la vendita on the road del pentolame in fondo antiaderente.

Cosa faremo a Cesena prima e dopo il concerto è mistero. Ma poco mi importa. Ho talmente bisogno di cambiare aria che sarebbe andato bene anche Monte Canepino, ridente frazione limitrofa, 146 metri above sea level.

Le previsioni prevedono bel tempo. E partire anche per una sola notte segna la fine del periodo di lutto stretto vissuto finora. Ci rimettiamo in moto. Com’è giusto che sia. E partiamo. Armi e bagagli come non ci fosse un domani. E poi partiamo di nuovo. E questa volta per Londra.

Prenderò di nuovo l’aereo. Finalmente. Butterò lo sguardo dentro le nuvole. Sarò sospesa nell’azzurro e via via metterò chilometri di distanza fra me e questi anni così dolorosi; mesi, giorni, momenti e persone che mi hanno triturata, ingoiata e sputata fuori con un’altra forma e un’altro sapore.

Volerò di nuovo. E non vedo l’ora. Sentirò rollare i motori e attapparsi le orecchie; vedrò le luci della raffineria di Falconara diventare sempre più piccole e le persone far finta di non provare nessuna emozione; penserò di essere così vicina al cielo e a chi ho perso, e forse piangerò.

Ma non oggi. Oggi c’è da imparare le canzoni dell’ultimo cd di Michele Bravi perché sia mai che si va ad un concerto e non si canta a squarciagola tenendosi per mano. Ed io, finito il drink con gli ombrellini, mi slaccio il golfino, mi sciolgo i capelli e mi butto fra le adolescenti.

ihatemusic

Se capitasse a me
Oggi
Di innamorarmi
Lo direi
O sì
Lo direi
Nonostante i legami, i figli,  il cane il gatto il topo e l’elefante
Lo vivrei
Forse
Boh
Ma non butterei via un’occasione
Di amare ancora fortissimamente
Chissà per quanto poi
Che la vita
Dio, la vita vola
E dormire per sempre
È dietro l’angolo
Allora io
Io amerei
E mi lascerei amare
Per un giorno, un anno o una vita intera
Da vicinissimo o anche da lontano
Ma non rinuncerei
Non lascerei alla madre chiesa, al padre di tutti i moralismi e all’umana paura di ciò che sarà di portarmi via il mio desiderio.
Farei un’abbuffata di baci
E di carezze
E di parole
E sguardi lenti
Io mi concederei
Il lusso di sognare
Ancora
Di riempire gli angoli vuoti
Di nutrire il silenzio di certi giorni
Se toccasse a me
Ma no
Non sono io quella in fila con un biglietto per le montagne russe delle emozioni e per il tunnel dell’amore.
Io sono quella che ascolta
Quella che guarda le cose accadere
Quella che poi
Si fa una o due piroette nel filo spinato
E via
Tutti lontani da me
Quella che al lunapark spara al bersaglio con la carabina
E spende tutto in caramelle
E ingrassa
E caria i denti
Poco importa

Se capitasse
A me
Di innamorarmi
Di nuovo
Lo direi
Senza giocare
Senza tergiversare
Senza pretese
Se non quella
Di amare
Essere amata
Un giorno, un anno, una vita intera.

Per questo, cara amica, vai e ama.
Anche per me.
Senza rimorsi.
Senza clamori.
Senza tempo.

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ALLARME ROSSO ALLARME ROSSO
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La polizia postale avverte.
Non pubblicate le foto dei vostri bimbi in rete
Non sapete cosa ci possono fare.
Voi (virgola), non sapete.

Neanche parliamo che già i nostri genitori ci parlano dell’uomo nero Attenta, non fare i capricci che poi arriva l’uomo nero!

Al supermercato, al parco, nei luoghi con più di tre persone Attenta, non ti allontanare che arriva l’uomo nero e ti porta via. E tu, tu non vuoi andare via da mamma e papà, vero?

Dormi, se no arriva l’uomo nero e sentirai come si arrabbia.

Ninnanannanannaoh questo pupo a chi lo do, se lo piglia la befana se lo tiene una settimana, se lo piglia l’uomo nero se lo tiene un mese interoooooo

Ninnanannanannaoh
Dormi amore.
Va tutto bene.
Shhhhh
Nannaohhhhhh
Mamma, e se arriva l’uomo nero?
Chi, Batman?

Era pomeriggio di un giorno di primavera. Io e mio cugino camminavamo verso la mia nuova casa in costruzione. Mamma mi aveva detto che avrebbero gettato le fondamenta e che sarebbe stato bello vederlo.

E così camminavamo.
Due bambini in strada.
Campagna, ma neanche tanto.
Giorno. Sole. Piena luce.

Si ferma una macchina e tira giù il finestrino.
Volete venire a vedere come fanno l’amore mamma e papà?

Ma anche no.
Ma a noi, che ci importa?
Io voglio giocare con le mie bellissime Barbie.
E lui vuole lanciare sassi con la fionda.

Arrivò mio zio e il tipo sulla 127 se la svignò di gran carriera.
Non c’era facebook.
Non c’erano i social.
Ma quello era un pedofilo. Un depravato. Un porco.

Ricordo che all’epoca, andavano molto di moda i giornalini porno.
Se ne trovavano a montagne buttati così.
E anche siringhe.
O sì.
E noi le prendevamo e le lavavamo e ci giocavamo perché chi sapeva niente della droga? E dell’aids? E dell’epatite?

Tutto venne dopo.
Venne la paura dei pedofili fuori dalle scuole. Amici di merende degli spacciatori. Di quelli che ti danno le figurine, tu le lecchi e hai un trip.
Vennero i video hard sul pc che ti salta fuori un rasagnolo di carne che solo a guardarlo inizi a prendere le misure come quando devi caricare le valige nel portabagagli.
Venne la polizia postale.
E messanger e poi whatsapp con i figli con dei nick che a solo leggerli pensavi “non posso averli messi al mondo io, c’è stato uno scambio in culla con qualche erede di Ilona e John Holmes.

Sono un paio di giorni che il mio profilo Instagram mi propone continuamente video e foto porno. Ci sono signorine magroline e neanche tanto sexy che si infilano oggettini colorati dentro pertugi diversi. Frame di due o tre secondi. Identici. I profili sembrano quasi tutti fatti dalla stessa mano. E le signorine sembrano casalinghe montate dall’idraulico di turno. Una tristezza indefinibile. Niente di lussurioso. Niente di erotico. Fossi maschio io, non mi si alzerebbe nemmeno la leva del freno a mano.

Da quando ho facebook pubblico foto dei miei figli. Mi piace condividere certi momenti con i miei amici e mi piace vedere i loro. Come crescono. Cosa fanno. Quelle piccole cose buffe che solo i bambini sanno dire e sanno fare.

Però NO. Sacrilegio. Anatema. Orrore e raccapriccio.
Ma che madre sei?
Ma non sai che cosa ci possono fare con le foto di tuo figlio che gioca col pongo fatto dalla maestra all’asilo?
Ci si fanno le pippeeeeeee
Oppure ci mettono uno sfondo letto a baldacchino, gli tolgono il ghiacciolo arcobaleno e ci mettono un bel pisello.
E poi vengono davanti alla scuola e te lo rapiscono.

Quelli che guardano le mie foto su facebook.

Non sia mai che lo faccia qualche istruttore di pallone. Autista di pulmino. La maestra. Le bidelle. Il fidanzato delle bidelle. Il signore dall’aria rispettabile al parco. Il fratello dell’amico della cugina. Lo zio.

Sicuramente la polizia postale ha ragione.
Sicuramente siamo tutti in balia dei social.
Siamo rintracciabili.
La nostra vita è ricostruibile.
Cosa mangiamo. Dove andiamo. Con chi stiamo e quando.
Scriviamo se siamo in vacanza così i ladri sanno.
Postiamo cosa mangiamo così il dietologo controlla.
Pubblichiamo citazioni che sono in verità messaggi d’amore cifrati per assecondare la parte più libertina di noi.

E i bambini nel mezzo.

No, cioè, mio figlio mica me lo ha dato il permesso per pubblicare le sue foto. Io non lo faccio.
Ah beh. Invece ti ha autorizzato a mandarlo al nido. Lasciarlo 8 ore li. Dargli il biberon invece della tetta. Darlo alla babysitter mentre vai a cena da amici perché poi, sai, disturba.

Quando pubblico una foto di mio figlio lo faccio con tanto, tantissimo amore.
E non per pavoneggiarmi di lui (giuro ho letto anche questo) ma per condividere il suo sorriso, quell’attimo di felicità che mi ha regalato e che passa, via, così. E non torna più.

Magari qualcuno ci si farà le pippe. Qualcuno lo faceva anche con le modelle in mutande di pizzo sintetico di Postalmarket.
Pensarlo mi fa un po’ schifo. Ma tant’è. Gli calerà la vista.

Ma la vera sfigadellemamme è questo senso continuo di io sono meglio di te.
Io MAI.
Il mio bambino, MAI.

Neanche il mio bambino mai.
E nemmeno il bambino che siede mezzo nudo sulla confezione dei pampers.
O sul catalogo di costumi calzedonia.
O in tv sullo spot di qualche latte artificiale.
Su video, profili instagram, film, campiscuola, oratori, classi, gite, palestre, piscine, discoteche e spiagge.

Nessun bambino, mai.

Ninnanannanannaoh
Questo figlio a chi lo do.
Lo daremo alla sua mamma che gli canta la ninnananna.

E adesso dormi figlio mio. Mamma veglia su di te.

ndr.

Questo post è un po’ che covava. Come l’influenza, insomma. Perché ho letto e leggo con sempre maggiore frequenza commenti ipercaustici di mamme vs mamme. La cosa mi intristisce e mi irrita. Non c’è mestiere più delicato di quello del genitore e penso che ognuno faccia del suo meglio, foto o non foto su Facebook, instagram, blog o quel che è.

Il vero male non sono le mamme che amano raccontare la vita con i figli. Il vero male è altrove. Non è non postando le foto dei bambini che cambiamo il mondo. Come non è mettendo gonne lunghe che evitiamo stupri, o facendo corsi di autodifesa che fermiamo la violenza.

Sempre più spesso ci fermiamo al dito che indica la luna. Peccato.

 

 

 

 

 

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Figlia 1 imbarcata con bagaglio da stiva 12.7kg e 8.7 kg a mano. Checkinata. Arrivata. Ha già telefonato 4 volte. Pronto emergenza mamma, who’s speaking?

Credo il rimorso la stia consumando.
Per le piccole delusioni.
Qualche parola di troppo.
I tanti soldi  spesi per farla partire.

I minitestosteronici sfebbrati. Galvanizzati dalla gita in aeroporto e dal pieno happy meal fatto al MacD.

Padre in pieno mestruo. Scontroso. Musone. Intrattabile.
Non ha mostrato segni di miglioramento neanche dopo gli anelli di cipolla fritti e la coppa Hagen Daz al caramello comprata appositamente per lui.

Uffa.

Coppia di amici volati a Londra per weekend lungo. Senza figli. Senza noie.
Attacco di invidia livello top.
Temo torneranno con una tripletta di gemelli in forno. Perché non si può far soffrire una madre stressata così. L’anatema parte.

Non va bene.

Proposte di lavoro. Buone. Da gestire.
Eppur qualcosa si muove

Le ultime notizie dal paesello portano tutte in via del Cimitero.
I nonni cadono come mosche.
E il trend negativo dei funerali regge meglio della Borsa di Milano.
Investite in pompe funebri. Il bisestile non si smente.

Per il mio povero cuore neanche mezzo battito. Nessuno sfarfallio. Niente di niente. 
Prospettive di felicità legate al fondo del eccellente Vino di Visciole regalato dalla bestfriend per i momenti di sconforto.
Era meglio una damigiana.
Stasera neanche le zucchine pastellate mi hanno strappato un guizzo di felicità.

Ho un blog deprimente.
Abbiate pazienza.

Ma Pesatori parla di grandi prospettive per i Pesci e io aspetto.
Non può piovere per sempre.

Un cerotto per il cuore stasera con John Nash.

_Ho sempre creduto nei numeri, nelle equazioni e nella logica che conduce al ragionamento ma dopo una vita spesa nell’ambito di questi studi, io mi chiedo: cos’è veramente la logica, chi decide la ragione.
La mia ricerca mi ha spinto attraverso la fisica, la metafisica, l’illusione e mi ha riportato indietro e ho fatto la più importante scoperta della mia carriera. La più importante scoperta della mia vita. È soltanto nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica. Io sono qui stasera solo grazie a te. Tu sei la ragione per cui io esisto. Tu sei tutte le mie ragioni. Grazie_

_a Beautiful mind_