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varie, svariati, svarioni

Confesso: ho parlato per anni perché qualcuno capisse quello che sento. Stasera ti confesso che sono entrato in un porto ed ho cercato una nave che mi portasse lontano. Non voglio più vedere le cose che mi hanno fatto sentire questo silenzio.

Pier Paolo Pasolini

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– Cosimo: Perché mi fai soffrire?
– Viola: Perché ti amo.
– Cosimo: No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.
– Viola: Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore.
– Cosimo: Mi fai soffrire apposta, allora.
– Viola: Sì, per vedere se mi ami

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Italo Calvino

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Siamo fatti come le nuvole che nel cielo si confondono
pronti a scatenare un fulmine
ma ci divide il passaggio di un aereo.
Non so più se credere
agli amici che mi parlano di te.
Sono delle vipere
se mi dicono che adesso stai benissimo.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Amore, adesso vestiti,
sto venendo lì a riprenderti
faccio quello che vuoi tu
una stanza senza la tv.
Neanche l’ombra di un telefono
parleremo a un millimetro io e te
saliremo sopra un albero
di quello che faremo, questo è il minimo.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Si … lo so che sono stupido, che bastavano due coccole
Che … sei anche un’altra cosa da me
Non … un nemico da combattere.
Sì, per me che sono libero
ma c’è anche il lato comico con te
io sarò davvero libero
confondendomi con te nel cielo limpido.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Siamo fatti come nuvole che nel cielo si confondono
fino a quando arriva il vento dell’est
inevitabilmente si dividono.
Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me? (…)
Cosa vuoi dimmi ma che cosa.
Io non so cosa cerchi da me, pensi forse
che sia stupido o no?
O addirittura che ho bisogno di te.
Ma ti prego torna subito.

Il mio amato Calvino. Il mio amato Bersani. E nel mezzo il nulla.

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– stare al telefono fino alle 5 di mattina? ✔
– svegliarsi dopo due ore con la congiuntivite✔
– andare a fare colazione e rovesciarsi addosso caffè bollente e bicchiere d’acqua ✔
– cambiarsi al volo con una maglietta della birra gentilmente offerta da Pizza Express✔
– aver azzeccato il toto-elezioni ✔

Bene.
Nuova settimana di un nuovo mese di una nuova amministrazione nata vecchia.
Avrei potuto essere lì ma ho scelto di non salire su quel treno.
Tipico da me restare sulla banchina a salutare le persone che vanno.
Bye
Bye

Apro le finestre. Vedo i dinosauri. Siamo tornati indietro.
Questo fanno le persone senza fantasia. Si aggrappano al passato. Alle certezze che hanno.
Pur nei limiti evidenti di questo approccio nostalgico.

Vi prego toglietemi di dosso tutti questi uomini bisognosi d’affetto.
Non ho tempo per le smancerie.
Non ho voglia di riempire la monotonia delle vostre relazioni.
E DETESTO le emoticon
Insomma.
Soggetto complemento e predicato verbale.
Non è che ci vuole una benedizione dall’Accademia della Crusca.

Io ti 💭 come lo si dovrebbe tradurre? Ma poi, perché mi 💭?
Non lo sai che io ho da raccattare lego, stendere panni, appendere sogni e asciugare lacrime?

Non voglio che mi 💭.
Voglio che ti sorbetti _finché morte non vi separi_ sua Signoria 4saltiinPalestra.

Ma tu sei🔝

E certo.
Io. La mia anima in fiamme. Le mie mani gelide. Le mie parole ballerine. I miei pensieri sparsi.
Il kaos ovunque.

Io sono il🔝.

– glissare sui propri desideri ✔

Tenetevi le mogli che vi meritate.
Tenetevi il futuro per la prossima occasione.

Sono radicata,
ma scorro_

Virginia Woolf

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Se le persone guardassero davvero.
Non si accontentassero.
Non scegliessero sempre la via piu banale.

La superficialità di questo mondo è pruriginosa come le ortiche quando ti capita la pipì impressionista.

Le realtà complesse sono ciò che vorremmo abitare invece poi ci ritroviamo sotto mano la seconda scelta in saldo e la prendiamo al volo.

E siamo anche felici.
Fino al giorno in cui non ci basta più.
E ci manca il cielo.
E il volo.

La superficialità altrui mi destabilizza.
La facilità di certi giudizi o di certi errori.
Io non me li sono mai concessi.

Punto. Sparo.
E a volte il rinculo mi sbatte forte a terra.
Ma poco importa.
Io sono radicata, ma scorro.
Vado via.
Un po’ più in alto. O un po’ più profondamente.


I miei figli non hanno preso il ciuccio. Ne’ il biberon. Sono scesi subito dal passeggino.

Sono viscerali e pratici come me.


I sogni di mia figlia sono la macchina del tempo. Teneri e dolorosi insieme.


L’amore lo riconosci subito. È come un eritema solare. Mentre ti scotti non lo senti. Poi ti rendi conto che bruci ovunque.

Scorro.

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La parte più intima di una donna non l’avrai mai mentre la spogli, l’avrai mentre l’ascolti.
Si è nudi e sconosciuti, vestiti e fusi.
La parte più intima di una donna l’avrai quando le toccherai un punto che non avrà mai toccato nessun altro così: la sua anima.
La parte più intima di un uomo l’avrai quando metterai a nudo le sue fragilità e saprai riconoscerle senza riderne.
Quando un tuo sguardo, uno soltanto, gli toglierà la ruggine dall’anima.
Quando saprai lasciare qualcosa di te anche dopo gli attimi di pura passione, senza che la ragione poi riprenda il sopravvento.
Quando dopo vorrà continuare a fare l’amore con i tuoi pensieri, senza andare di là con una sigaretta distratta. Perché avrà sempre per te un pugno di tenerezza. Perché vorrà curarti di carezze esclusive.
Perché nel prenderti tutto ti darà tutto di sé, senza la necessità di riprendersi niente

Massimo Bisotti

Un venerdi che sembra lunedì fatto di influenza, multe, guardoni e cipolla nell’insalata.
Per fortuna è tornato Grey’s Anatomy.
Per fortuna la briosche ai cereali.
E i biglietti per Ezio Bosso.
Stasera cena fine campagna elettorale.
Inizio ciclo.
Sensazione di palleggiare sopra a un paio di tacchi.
C’è profumo di erba tagliata e rumore d’estate.
Non mi alzerei da questa penombra nemmeno se la cena me la offrissero.
Ma mi prenoto un’altra doccia. Un altro trucco. Un pantalone nuovo. Una maglia uscita dal cambio stagione.
I tacchi di cui sopra.

Niente indietro.


Io sono una da tanti auguri cantati al telefono. E regali. E sorprese.
Sono una che c’è. Che non dimentica.
Che trova sempre un modo per entrare nel cuore. Nel posto preciso dove voglio stare.

Non con tutti però e di certo non con chi sceglie di ignorarmi.
Di sentirsi forte per questo.
Di guardarmi come un dolce al 6 giorno di dieta. Come fossi il peccato e il peccatore messi insieme.

A me che scorro sempre cristallina, con tutte le emozioni visibili sul pelo dell’acqua. Che so sempre esattamente quello che provo. E spesso anche quello che provano gli altri.


Sono di nuovo un pesce nella sua bolla di vetro. Sono nel mio elemento. Vado su e giù nel mio intero piccolo mondo. Niente di più. O di meno. Ho tutto con me. Il necessario per sopravvivere.
Qualcuno bussa sul vetro.
Niente torna indietro.

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eccolo va, il cuore della notte. il silenzio della casa. il rumore dei pensieri. weekend tutto dedicato ai bambini. armi e bagagli siamo andati all’agrinido l’arca di noè, e li lasciato che il sole ci cuocesse, l’odore di paglia e fieno ci inebriasse e che fossero i bimbi a comandare.

sono distrutta. e domani all’alba devo essere lucida e pimpante per l’ultima settimana di campagna elettorale.

caffè. caffè come se non ci fosse un domani. e bye bye dieta. dopo gli ultimi episodi non ho capito come ho fatto a non ingoiare armadio e comodini tutti insieme. aggiungendo magari solo un pizzico di sale per dare sapidità al truciolato.

santa pace.

mai viste tante capre tutte insieme.

e non parlo dell’agrinido.

non capisco la difficoltà nel coordinarsi. non capisco la voglia di fare le scarpe a tutti. non capisco questa volontà di mettere tutti i puntini sulle i e se capita anche altrove, così per fare confusione. porcapaletta che NOIA. cioè un po’ di originalità no?

gli avvocati si interpellano tramite accorati comunicati. é colpa tua. no tua. no tua. allora è tua. dai che è tua. le mogli dei candidati solidarizzano con i componenti della lista e basta. improvvisamente non ti parlano più. non sei più l’amica. sei il nemico che ascolta. gli altri rumoreggiano. occhieggiano. pronosticano. leggono i fondi del caffè sulle reciproche tazze.

questa volta neanche se mi dotassero di bacchetta magica riuscirei a fare una magia. forse oltre al Mac mi dovevo dotare di cane da pecore. un bel maremmano che alla prima defezione partiva con l’abbaio chiarificatore.

sono distrutta e mangerei con serenità anche adesso qualsiasi cosa purché non patate fritte. abbiamo fatto una settimana di patate fritte.patate della nonna. patate del MacDonald. patate stick. patate in fattoria. patate in pizzeria. porzione doppia. con la maionese. senza. vedo patate ovunque. anche nella testa degli altri.

l’amore latita. ha deciso di prendere una lunga pausa per ritrovare se stesso. nel frattempo ci sopportiamo. il caldo non ci fa bene.

comprati delle scarpe con il tacco. con quelle mi sembri una rumena che va a fare le pulizie. guarda amore ho comprato dei sandali altissimi. e quello che tacco è? ma una cosa un po’ più da donna no?

una cosa da donna.

non so con precisione il momento in cui sono cambiata. so con precisione il momento in cui sono stata lasciata sola davanti al dolore. ho tirato su le lacrime, sono cresciuta. e sono donna in ogni centimetro della mia pelle. non più una ragazza vanitosa e insicura. una donna. nonostante le mie scarpe da rumena che va a fare le pulizie. non ho bisogno di cose da donna per sapere come si ama un uomo. quello che prendi. quello che perdi.

il cuore della notte. il mio tempo preferito. il silenzio della casa. i pensieri che rotolano via sotto le coperte.