quando mi cerchi, fosse anche solo con il pensiero, immaginami davanti.

io sono sempre davanti a qualcosa.

potresti trovarmi davanti alla scuola ad aspettare uno dei tanti figli che ho messo al mondo  nella speranza che un giorno diano un serio contributo alla diffusione della pace e dell’amore.

oppure davanti ad un caffè mentre distribuisco chiacchiere da ascensore e buongiorno di cortesia.

potrei essere davanti ad una vetrina a guardare cose che poi cercherò su amazon perché sono pigra e adoro il furgoncino del corriere che arriva e mi consegna una scatola per me. mi fa sempre tanto Natale.

la mattina, spesso sono davanti alla tomba dei miei genitori. in un posto che mai avrei pensato di amare. eppure mi conforta. arrivare. portare i fiori. cercare perdono. sentirli ancora vicini.

quando sono particolarmente incazzata in genere sono davanti al piano della mia cucina d’acciaio che tiro a lucido il lucido. che strofino. e poi strofino ancora fin quando i pensieri si smussano e tutto torna a brillare.

non ho paura neanche di stare davanti ad una scelta. la testa in automatico mi seleziona il flag. il più delle volte quello giusto. almeno per me. almeno in quel momento.

dire che sto davanti al mac o ai fornelli o alla lavatrice o al banco frutta e verdura è poco poetico ma fa parte della mia quotidianità.

e in questa mia quotidianità, nonostante tutto, ho sempre trovato il bello.

così quando mi cerchi e io invece sembra di no, pensami persa nella mia vita dove tutto è in disordine e ogni cosa è al suo posto, dove tutti si appoggiano e io tengo botta, dove gli anni passano e i desideri restano ed io sono sempre sul filo di un’apparente stabilità emotiva.

più di ogni altra cosa, comunque, pensami davanti al mare. che respiro. che scatto. che fermo il tempo ed i pensieri.

 

 

 

 

 

Annunci

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.


Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli. Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.

Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana. Che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità. Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.

Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare. Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai.

Ecco. La mia anima ha fretta. Ho come l’impressione che il giro in giostra sia finito. Niente divertimento. Niente montagne russe. La quiete prima del tramonto.

E blaif! E chi la vuole la quiete? 

Io voglio i sentimenti. Le viscere. Una sporta di emozioni che rotolano come arance sul tavolo della cucina quando torni dalla spesa. 

E voglio la pioggia. L’aria carica di elettricità. Il rumore del vento e le persiane che sbattono. Il profumo nell’aria. L’aria nuova che c’è dopo il temporale.

Voglio l’essenza. Tu no?

E blablablablabla…blablablablabla…bla.

Quante parole ho sentito e letto questa settimana. Fatti pochi. E quindi non va.

Il ragazzo di mia figlia sabato ha fatto lo stronzo. E pure l’amica di mia figlia sabato ha fatto la stronza. E così qui si piange. 

Amore. Mi manchi. Ti amo da morire. Voglio baciarti. Vederti. Mi manchi.

E poi esce con gli amici e a lei non la chiama.

Anche la sua migliore amica esce con lo stesso gruppo. Non le dicono niente.

Però amore mi manchi. Ti amo da morire. Voglio baciarti. Vederti. Mi manchi.

Ma vaffanculo.

Sai che c’è? Gli incoerenti che trattano da scendiletto le ragazze a 14 anni bisogna bastonarli subito.

Perché poi crescono e diventano quelli che si sposano con la prima gattamorta che si fa mettere incinta, che pensano di essere liberi e furbi e invece hanno un collare corto e a strozzo che li rincoglionisce ancora di più e che aspettano la maggiore età delle belledebabbo per ufficializzare la cesta di rispettive corna.

Quelli che non sanno giocare al gioco dell’amore care mamme castrateli subito.

Sono quel genere di maschio che illude le donne, le ricopre di bugie, e le fa soffrire e diventare o gattare vegane o troie da balli caraibici e tette al vento.

Il gioco dell’amore bisogna saperlo giocare.

E succede di farsi male anche senza bisogno di raccontarsi bugie.

Le storie si esauriscono. O forse ad un certo punto finisce la voglia di rinnovare il sentimento. Di investire in un prodotto obsoleto e fuori moda. 

Ci vuole pazienza. Ci vuole la forza di credere più alla coppia che a se stessi.

E lasciare che la noia diventi parte della quotidianità.

Allora fuggi è! Ti vedo su Facebook. Sempre in giro.

Sì. Mi piace. Ieri per esempio ho visto una bella mostra.

Ah. Sì. Ma scappi oppure scappi e scopi?

Ma no. Ma perchè? E poi scusa parli tu che sei l’esperto dei diversivi? Il tennis, gli amici, la casa da ristrutturare. Tua moglie come sta?

E che mostra era?

Bellina sai! Ruolo della donna, mistica della femminilità, Van Gogh…Segantini…è blablablablabla blablablablabla…black

Allora ti sei divertita? 

Certo. È stato quasi bellissimo. Ad un certo punto sono dovuta tornare a casa. Scaricare la lavatrice. Stendere i panni. Controllare gli zaini. Cuocere le verdure. Fare i conti con l’amore che latita e le espressioni di mia figlia.

Oggi sono tornata in quell’ospedale. Sono entrata e tutto era uguale. Stessi muri. Stesse facce. Ho perso io qualcosa. Non il resto del mondo. Quello è andato avanti.

Scendevo le scale e avrei voluto uno di quegli abbracci infiniti. Che ti fanno quasi male perché ti tengono stretta. Non ti mollano. E per un momento non respiri e puoi lasciarti andare perchè sai che non cadrai. 

Non c’era nessuno. Come sempre. Ho raccolto le lacrime. Scattato una foto. E mi sono detta che sono tanta abbastanza da reggermi da sola.

Eventi meritevoli di nota:

_ spannolinamento sdoganato. Olè!

_mi hanno tamponata e ho avuto la scusa per farmi qualche seduta dall’osteopata.

_ho lasciato la vecchia rubrica nel vecchio telefono e ho colto al balzo l’occasione per fare le pulizie.

_ho mantenuto un decoroso aplomb quando mia figlia e il suo ragazzo si sono presentati pieni di succhiotti al punto che il padre aveva già diramato un allarme ebola.

Farfalle nello stomaco non pervenute. Tanti moscerini. Quelli sì. E la solita vecchia voglia di avere vent’anni o poco più.


oggi è una di quelle giornate in cui vorrei dire tante parolacce ma non lo farò. un rosario di episodi mi hanno portato a nuotare a rana sul fondo del barile e quand’è così, ho da tacere.

le balls girano e mangio popcorn caramellati che avevo nascosto dietro ai barattoli di mais a lunga conservazione per portarli con me a vedere il terzo episodio di Bridget Jones.

oggi è una di quelle giornate che il blog è la salvezza. le parole che corrono e scorrono, escono e strabordano, esondano e splash, portano via l’amarezza, il senso di frustrazione, la pesantezza di questi giorni.

sono una cattiva madre. dopo oltre tre mesi di vacanze estive io sono una cattiva madre. non li soffro più. venitemi a salvare. miss paturnie mi ha presa per il suo taxi privato. mi chiama e mi dice portami qui, portami la, ho una vita io. lo spartano apre e chiude il frigo ingurgitando quanto di commestibile c’è dentro senza neanche alzare mai lo sguardo dal suo ipad. thelastone non si arrende all’idea di farmi caccapipì laddove sarebbe consono e io passo la giornata a pulire lui, pulire i pavimenti, buttare mutande, comprare mutande.

anche i gatti, il cane e la tartaruga non hanno un karma felice. sono in un certo qual modo turbati dallo stress familiare. il cane uggiola, il gatto si acciambella sulla pila di panni lavati e stirati seminando peli ovunque, la tartaruga sogna la california e a furia di bussare con la testa sulla vaschetta replica il Vajont in versione domestica.

sono una cattiva madre ma la mia vicina mi fa compagnia. urliamo entrambe come due ossesse. la cosa mi conforta. non sono sola in questa follia pre-scolastica. in questo lumicino di sopportazione che mi sale a sprazzi dopo oltre 90 giorni senza scuola.

la mattina è tutto un coro. alzati, dai, forza, vestiti, lavati le mani, lavati la faccia, allora, dai. alzati, dai, forza, vestiti. alzati, forza, allora. ALZATI. NON BUTTARE I CEREALI. devi fare pipì? dillo a mamma. devi fare la cacca? dillo a mamma. Allora? ALLORA? ALLLLLLORAAAAA?

e mentre gli allora, i forza, i su, i dai volano per casa come aghi di pino al primo refolo di vento, cadono bicchieri, si rovesciano bottiglie, si mollano cacchepipì ovunque ed io pulisco.

mi lamento, borbotto, strepito, scalpito, urlo, e pulisco.

sono nel pieno della sindrome di cenerentola e non mi conforta sapere che c’è un principe azzurro che mi aspetta. perché, ahimè. un altro da accudire, lavare e stirare non mi da affatto gioia.

le balls girano. finalmente anch’io ho maturato la convinzione che i social network sono la fuffa più fuffa della storia delle fuffe. aria fritta venduta a peso d’oro da fuffatori doc travestiti da gentili utenti.

blaif.

blaif.

e ancora blaif.

lascio qui ad imperitura memoria il senso di delusione cosmica che provo.

l’insieme non è la somma delle parti.

le parti dicono che un cretinetti qualsiasi fa lo scemo su instagram e ci prova un po’ con tutte quelle che, come lui, non hanno mai superato la sindrome di peter pan. io assisto allo spettacolo e da brava ragazza di mondo, osservo mentre soffriggo una padellata di affaracci miei. il cretinetti mi fa fuori perché non vado a sperticarmi in applausi. ho da pulire cacchepipì io e da lavare e stirare per il fu il principe azzurro. amen dico io, perché alle cose bisogna saper dare il giusto peso nel mondo e il cretinetti è nient’altro che un cretinetti. ma l’amica invaghita dalla personalità peterpaniana invece, quella è un’altro paio di maniche.

tra me e lei mette il cretinetti e una manciata di like ed improvvisamente mi ricorda perché l’amicizia è il più grande e il più raro dei valori.

detesto il disordine.

detesto essere trascurata.

detesto i cetrioli.

detesto le persone che entrano a piedi pari nella tua vita e poi spariscono come neanche Houdini.

detesto quelli che è tutto un grande amore, baci abbracci, sentiamoci, ti chiamo e poi il silenzio catacombale.

detesto le mamme di figlie femmine che vengono al mare con le nonne e le sorelle e sono campionesse olimpioniche dello spupazzamento della bambolina. se la passano di mano roteandola sopra sotto con lievi colpetti sul sederino pampersizzato mentre placide conversano del menù pranzo cena e intervallo.

detesto chi dimentica gli anniversari, le date importanti, i momenti condivisi, te.

oggi è una di quelle giornate no.

niente ciclo o preciclo come scusante.

semplicemente l’afastellarsi di piccole cose storte, fastidiosi pruriti dell’anima che nessuna crema consigliata da nessuna madre può far passare.

una montagna di parolacce.

le penso tutte.

vorrei, ma non posto.

 

 

 

 

​Mi è capitato di volerti accanto con una disperazione quasi abissale e potevi riempirla solo tu, con le tue piccole contraddizioni, con la tua finta durezza. 


Avrei voluto scioglierla, ogni volta, come fosse neve, come un regalo che scarti, poi guardi, sorridi, si dissolve e ti resta fra le mani finalmente quello che vuoi. Io parlo molto, ma quando ti guardavo avevo solo il desiderio di ascoltarti respirare.
Mi facevi venire voglia di vivere, di avere più giorni da darti.
Mi allungavi la vita senza saperlo

massimo bisotti_ un anno per un giorno

Stamattina siamo tutti ancora accoccolati sul letto. 

Stamattina l’aria fresca che entra dalla finestra ci fa nascondere sotto le coperte.

E nascosti, protetti, accoccolati, si sta così bene.

finalmente settembre. finalmente la pioggia. e se a voi scoccia amen. non vedevo l’ora che finisse l’estate. il bailamme. la babele. il caos. le puzze.

finalmente i vestiti a coprire i chili di troppo. le scuole ad arginare i bambini. la routine a dettare una qualche regola.

l’estate è stata lunga. intensa. emozionante. sembrava non finire più.

erano anni che non vivevo così. nel modo che più mi è proprio. svegliarsi prendere e partire. senza programmi. senza organizzazione. tutto last minute e tutto e subito. come piace a me insomma.

certo. con tre figli al seguito altro che armiamoci e partiamo. casa nostra sembra uscita dalle grandi manovre. è tutto ambulante. pile di panni puliti ovunque. armadi fuori uso. lavori da fare. cose da sistemare. nulla è al suo posto e forse neanche noi. eppure va bene così.

passerò l’inverno a sistemare cose. ad elaborare la fine di tanti capitoli. a fare spazio a sentimenti e persone nuovi.

quando tua figlia non viene più a vedere i delfini con te capisci che è finito qualcosa. quando ti ritrovi a tavola nel ristorante dove tuo marito ti ha chiesto di sposarlo con tutta la carovana di figli gementi e piangenti per un ipad scarico, anche. quando il ragazzo di tua figlia ti chiede se può prendere una cocacola e dividerla con lei, ecco. tutto è compiuto.

cosa resta di questa estate oltre all’odore della pioggia di stasera.

una notte ho sognato che qualcuno suggeriva il mio profilo instagram e mi piovevano frotte di like e follower. era un sogno. ma me lo voglio ricordare.

ezio bosso. le sue mani sulla tastiera. le sue dita separate dai divaricatori. la musica violenta e viva nell’assoluto silenzio dello sferisterio di macerata. l’anima volava.

le lacrime. tante. libere e feroci ascoltando roberto vecchioni. le sue parole, le sue canzoni, tutta la mia storia in due ore di concerto. la catarsi. a pochi metri da me una delle persone che più mi ha ferito. che mi ha cambiato il corso della vita a riempirsi le orecchie delle parole di cui sono fatta. e poi mio marito che di quelle parole conosce anche la divisione in sillabe, a tenermi la mano. un raro momento di intimità.

e poi i vicoli passeggiati e fotografati, sotto il sole o con l’ombrello, ridendo fino alle lacrime, spremendosi l’anima senza neanche un goccio di anestesia. e le mie montagne. scalate in gruppo o con i bambini, soffiando soffioni o immortalando mucche, pedalando senza fretta o scendendo a passo sostenuto incuranti del dolore alle ginocchia.

la testa può tutto. il cuore di più.

finalmente settembre. archiviamo i week end a Mirabilandia bagnati fradici fino alle mutande e senza più un filo di voce. le mattine pigre a far colazione da Giorgio. spesa media: un pranzo per due compreso caffè e ammazzacaffè. le chiacchierate con Gianna che sembrava di riavere una mamma qui, una nonna qui. e i gavettoni. zumba in spiaggia. i fuochi sull’acqua. i gatti in ogni dove. vipregoraccoglietequeimaledettilego. l’assenza. l’invadenza. la mancanza d’amore. il virus intestinale ogni due per tre. le zanzare a cottimo. gli ascessi e la parrucchiera in ferie sempre quando serve. le notti perse a stirare, a far le valige a baciare i miei figli mentre dormono. e l’insalata. gli estratti. vediamoci lì per cena. là per pranzo. domani per il caffè. e tu come stai?

settembre.

odore di pioggia.

le otto e già buio.

natale dietro l’angolo.

grembiuli pronti, libri ritirati.

estate finita. sono tornata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

​Sarà l’estate.

O forse la voglia di neve che mi porto dietro da questo inverno.

Sarà che mi manca la montagna e che oggi è di nuovo l’otto_otto.

Sarà la voglia di leggerezza e la schiera di persone e pensieri pesanti che hanno intralciato questi mesi passati.

Sarà che chi non c’è mai stato non può mancare e che chi c’era, fortemente c’era, inesorabilmente c’è.

Sarà così e forse di più.

Amo le donne e loro mi amano
non posso farne a meno neanche un po’
sono bellissime ma parlano sempre
e si intromettono anche quando non serve
divento matto se mi sfiorano
con quelle labbra che ti stendono
sono viziate vogliono sempre tutto
se dicono di no mi arrabbio di brutto.
Partite no, gli amici no
casino no, le scarpe sul divano no
voglio una lady che sia fuori di testa
cerco una donna che non urla e non stressa
di notte no, le birre no, la bici no
freaky freaky no
fuck you and you fuck you now
lo so che è dura starmi accanto però
io non ti voglio io ti merito.
Come neve, sulla neve

dammi le tue mani e insegnami a volare eventualmente come neve
sei bianca come la neve
Come neve, sulla neve
voglio averti più vicina non mi stanchi mai, mai
come neve, sei bianca come la neve.

 

Ci sono quelle che mi chiamano
se vogliono qualcosa gliela do
ci sono quelle con cui vado a una festa
o altre invece la domenica e basta
e voglio una che non dica no
tanti difetti e un grande pregio per
che sappia sempre farmi divertire
io certe cose non le voglio sentire tipo:

Partite no, gli amici no
casino no, le scarpe sul divano no
voglio una lady che sia fuori di testa
cerco una donna che non urla e non stressa
di notte no, le birre no, la bici no
freaky freaky no
fuck you and you fuck you now
lo so che è dura starmi accanto però
io non ti voglio io ti merito.

 

Come neve, sulla neve
dammi le tue mani e insegnami a volare eventualmente come neve
sei bianca come la neve
Come neve, sulla neve
voglio averti più vicina non mi stanchi mai, mai
come neve… sei bianca come la neve baby.

 

Looking around, you looking around
Looking around, you looking around
lady

 

Looking around, you looking around
Looking around, you looking around
lady

 

Ohhhhhhhh
 

Come neve, sulla neve
dammi le tue mani e insegnami a volare eventualmente come neve

sei bianca come la neve
Come neve, sulla neve
voglio averti più vicina non mi stanchi mai, mai
come neve… sei bianca come la neve baby.