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Che bello il mestiere di mamma. Il più importante, il più delicato e, ammettiamolo, il più bistrattato della storia dell’umanità.

Comunque, stamattina, aldilà dell’immenso amore che nutro per la mia progenie sono nella fase Brontolo.

E lo sapete perchè?

Sono ARCISTUFA, stanca, stressata, impotente, abbandonata, sommersa del disordine, davanti al disordine, nel disordine, dal disordine.

E…grrrrr! Non lo sopporto.
Io ripongo gli abiti in ordine cromatico, i libri per autore, anno di pubblicazione e generi, le mutande per altezza della vita.

Il caos che alberga sovrano nelle stanze, in tutte le stanze di casa, mi deprime.

Mi trovo sempre a schiena china a tirar su pezzi di lego, pezzi di cracker, calzini spaiati, fogli strappaticci e stropicciati.
Cosa ho fatto di male per meritare ciò? Per vedere il mio Minotti bianco contaminato da quelle manine unticce?

Le porte, eredità stilistica di mia madre, con tutti quei vetri all’inglese, si sono trasformate nella raccolta migliore di impronte digitali e palmari che la storia ricordi.
Una collezione di mani spalmate su tutte le superfici vetrate sotto il metro di altezza.

E i detersivi riposti nell’apposito armadietto, vagolano per i corridoi, fanno tuffi acrobatici nella vasca, si divertono a giocare a nascondino sotto il letto.

Ecco, proprio a proposito di sotto il letto, tra una passata di aspirapolvere e l’altra, (due giorni, massimo tre!) sono riuscita a recuperare: un cordless, due macchinine, i miei occhiali da vista, un pacchetto di biscotti smangiucchiato, due libri, un fazzoletto soffiato.

Blaif, doppio Blaif, Blaif con il fiocco!

Ma insomma, per chi mi avete preso per la gemella sfigata di Cenerentola?

Il top è quando, armata di vetril e di straccetto apposito, ti appresti rimuovere la sacra sindone di tuo figlio ricreata sullo sportello del frigo in acciaio mentre tua figlia ti guarda e commenta che, con pinza, tuta e straccio, sembri proprio la colf e che forse è il caso di versarmi i contributi.

Fa anche sarcasmo quella produttrice di sporco in gonnella, quell’accumulatrice di oggetti senza chiaro significato accatastati sulla mia preziosa scrivania.

E quindi proclamo la giornata nazionale della mamma scansafatiche. Piedi in aria e ramazza riposta con cura. Mi arrendo alla confusione, al cesto dei giocattoli che erutta teste e gambe di barbie e peluche.

Oggi mi riprometto di non raccogliere nulla dal pavimento. Ci daremo alla gimcana, salteremo i pezzi dei puzzle giganti, scavalcheremo Guido conta e canta, non bucheremo palloncini sgonfi residui bellici di una festa di fine estate, e porteremo in tavola un misto frigo.
Di accendere fornelli, forni, ferro da stiro non si parla nemmeno.
Consentito solo l’epilatore elettrico.

L’ikea mi piace. Le cose sono carine e i prezzi (seppur cresciuti con gli anni) abbordabili.
Il problema delle cose dell’ikea è che sono nazional-popolari, ce l’hanno tutti ormai, è tutto, tanto riconoscibile.

Da tempo ormai ho imparato a guardare alle cose dell’ikea come ad una “base”: l’oggetto adatto ad essere manipolato, personalizzato, trasformato.

Questo è quello che ho fatto con le stampelle.

Sono carine per l’armadio degli ospiti, belle per la camera di una ragazza, e originali per un pensiero alla collega.

Basta del nastro (io ho optato per una fettuccia blu) e un elemento di decoro. La mia amata colla a caldo, e via!

Velocissime, a budget ikea, ma con quel pizzico di handmade che fa guardare una banalissima gruccia con occhi nuovi.
🙂

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