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Eccomi al risveglio dal letargo invernale.

Parto carica. Are you ready?

©cristianamat

©cristianamat

8 marzo concluso.
Riflessioni.
Siamo in grado di amareggiare ogni cosa bella con i se e con i ma.
Ad ogni festa della donna leggo messaggi di stanchezza, frustrazione, sindrome da Cenerentola.
O peggio ancora. Festeggiateci ogni giorno. Onorateci ogni giorno.
Beh, certo.
Sarebbe il minimo.
Il rispetto. L’attenzione. Il riguardo nei nostri confronti.
No, perchè…se mancano questi tre elementi, con chi diamine sprecate il vostro tempo?
Peggio degli uomini, al mondo ci sono solo de altre donne.
E di stronze ne è pieno il mondo.
Se qualcuno ti vorrà fare le scarpe al lavoro sarà sicuramente una collega.
Quella che non ti fa immettere o svoltare in auto? Una donna frettolosa.
Hai due pezzi in coda al supermercato? Lei con il carrello con le provviste per il letargo si informerà leggendo il nuovo regolamento della raccolta punti. Ignorandoti.
È l’impiegata acida delle poste, o la commessa con le paturnie o la ragazzina feroce che pesta a sangue la sua compagna.
Siamo agguerrite. Troppo.
Uterine.
Competitive.
Invidiose.
Permalose.
Se una di noi riesce in qualcosa la dobbiamo demolire.
Se soffre compatire.
Se in difficoltà pensare. Ma fermati li.
I nostri figli sono sempre i più bravi.
I nostri negozi i più forniti.
Le nostre verità più vere.
Noi ci remiamo costantemente contro.
A fatica ci sosteniamo.
Facciamo rete perché da sole non ci siamo potute arrivare, altrimenti, col piffero.
Sopportiamo uomini che ci maltrattano.
Aziende che mortificano le nostre competenze.
Amiche che gongolano della nostra cellulite.
Un sistema che ci fa vivere costantemente con sensi di colpa: lavoro o famiglia? Nonni o nido? Badante o ospizio? Orto o congelatore?

Basta.
Io dico basta.

Oggi come da diversi mesi a questa parte mio marito mi ha ignorata.
Troppe cose da fare.
Figli.
Compiti.
Pulizie.
Casa.
Doveri.

Niente mimose. Niente smancerie. Niente.
Mi ama comunque.
E per me è l’8 marzo comunque.
Per me il sacrificio va onorato.
Per me ci si deve ricordare da dove siamo venute. L’evoluzione fatta.
Chi ha pagato per la nostra emancipazione. Per i nostri diritti.

Ben vengano le poesie, i convegni, gli incontri e gli aperitivi.
Un ramo di profumate mimose colte anche fosse in giardino.
Una torta preparata da una suocera, da una sorella.

Basta lamentarsi.

Quando le cose non ci stanno bene, si cambia.
Amici.
Marito.
Lavoro.
Sogni.

Noi siamo l’8 marzo. Siamo noi le donne.

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Ogni anno come da tanti anni realizzo i “nostri” auguri di Natale.

Mi piace ricevere gli auguri per e.mail e ritengo tutti i social media una manna per i comunicatori ( naif o di professione, poco importa). Ma la carta, la carta è il mio grande amore. Non vivo senza, non resisto.
Lo scorso Natale avevo trovato dalla mia amica Serena,che ha un’edicola cartolibreria farcita di ogni ben di Dio questi cartoncini A4 scintillanti.
È stato un colpo di fulmine.
Ma i biglietti per il 2010 erano già pronti e quindi ho rimandato.

Per questo Natale così lontano dallo scintillio festoso di qualche grasso anno fa, armata di taglierino e righello ho tagliato i cartoncini in tre, ho trovato dei fogli in argento leggeri e ho stampato delle fascette con un ispiratissimo “merry&bright” che ho tagliato velocemente et voilà!

Dietro il nostro messaggio d’affetto e le firme.
Busta della stessa linea della carta argentata.

Un augurio scintillante, semplice e di grande effetto.

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