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Ragnatele e polvere. Polvere e ragnatele. Via, apriamo le finestre, lasciamo entrare maggio nel blog.

Sono volati i mesi. Il tempo di leggere qualcuna delle mie blogger del cuore l’ho trovato ma fermarmi a scrivere è stato impossibile tanto quanto andare dalla parrucchiera e depilarmi i polpacci.

Ho dovuto rimediare partorendo i soliti post mentali, facendo il colore mentre facevo il cambio delle lenzuola e depilandomi prima con la lametta  – sacrilegio!  –  e poi un sabato mattina attappata in bagno di nascosto mentre santopadre teneva i pargoli.

La dura vita della casalinga.
Sì, proprio così.
Durissima.

Ecco perché quando ho avuto l’opportunità di ritornare anche solo temporaneamente ad avere una parvenza di lavoro ho colto la palla al balzo senza valutare le ricadute.

Ho preso un impegno. E mi piace pure. E ho conosciuto persone nuove. Mi piacciono – quasi –  tutte anche loro. Però il sacrificio è grosso, i soldi un miraggio e il futuro sempre incerto.

I bimbi non capiscono. Forse perchè lavoro a casa. Forse perchè quando sono al telefono non sono con loro. Forse perchè nessuno dei due piccoli ha memoria di una mamma che lavora.
Il benservito arrivato con la seconda maternità mi ha trasformata in mamma a tempo pieno. E il passaggio a tri_mamma è stato quasi spontaneo. Una meritata promozione, un vero e proprio avanzamento di carriera.

Fare la mamma mi piace ma mi va stretto come questi jeans che mi ostino a portare trattenendo costantemente il fiato e imputando al lattosio una pancia alla quale avrei dovuto dire Goodbye da mesi. Ma non ci riesco. Ho fame. Fame di cappuccino e cornetti. Fame di thè caldo con le amiche. Fame di una cioccolata calda con il gruppo dei carbonari_purtannari.
Fame di tempo per me. Raro e talmente tanto in grado di farmi sentire in colpa che lo bramo ma lo evito.

Nel frattempo sono riuscita ad organizzare una cena di oltre 100 persone. Pesce, risate e amarcord allo stato puro. Ho ancora mal di piedi per la sfacchinata ma la genuina allegria della serata ha reso leggero ogni passo.
Ho realizzato un video che fra un frizzo e un lazzo è arrivato a quasi ventimila visualizzazioni. Mica giuggiole.
E se le persone con cui collaborano saranno oneste come spero, forse riusciremo a goderci una serena vacanza montanara.

Di tutto questo devo ringraziare chi con me si è speso. Nuovi amici, che via via vanno riformando la mia rete quotidiana di salvataggio: una telefonata, un confronto, un caffè insieme, un progetto condiviso.
Non mi sento sola. Abbandonata. Schizzata via da un’azienda che mi ha trovato ingombrante, scomoda, troppo fuori dalle righe.
Mi sento sopravvissuta. Uscita dal limbo nel quale il dolore mi aveva confinata.
Ho il sole in faccia. Un bimbo in braccio. Il profumo dei fiori che mi ha colto Lello in giardino. Vittoria che mi manda sciocchi messaggi su wzup. Un uomo che mai, mai ha smesso di credere in noi.
Non mancano i problemi. Ci sono ancora tutti. Ma ho il sole in faccia e l’inverno è finito.
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Questa è l’ora che preferisco.
Mi alzo mentre la casa dorme. Solo un vago aroma di caffè sale dalle scale che portano da mamma e papà. So già che uno dei due è in piedi, inzuppa pane nel latte e scarica la lavastoviglie. A volte, come stamattina, sento pure i cocci di un bicchiere malandrino, che tenta la fuga con esiti poco felici.
Ho messo su l’acqua per il tè e spalancato le persiane della cucina e del living. Splende un tenero sole. La giornata si premette luminosa e profumata di primavera.
Tato-gnomo se la ronferà fino alle 9,30.
Ha aperto un occhio verso le sette, ha controllato la presenza mia e del padre, ha lanciato uno sguardo languido alle tette, con tanto di sospiro malinconico, e poi si è sfilato stizzoso i calzini. Sedere in su, dorme.
Il padre idem. Confinato nei 15 centimetri prima del baratro, sta lì immobile come Totankhamun, emettendo sbuffi morbidi come quelli di un traghetto a vapore. È contenuto pure quando dorme. Mai sopra le righe. A parte quelle del pigiama.
Li lascio godere della loro prossimità e apro la camera di Chicca.
Lei occupa la sua piazza e mezzo con la stessa irruenza con la quale abbraccia ogni cosa della sua vita.
Non dorme. Fa un’invasione di campo.
I suoi ricci arruffati e confusi le coprono il viso arrossato dalla piscina e dal sonno. La trovo bellissima e finalmente muta. Cosa rara, così rara per lei.
Il bollitore fischia e io faccio un giro per i vari shopping on line. Stamattina compro una cassettiera che fa il paio ad un comodino che ho già ricevuto qualche settimana fa. Mentalmente la colloco nella nuova cameretta. Se sarà una bambina, per lei è perfetta.
Se sarà un altroterribilepisellopipo faremo il solito giro di mobili: la scrivania andrà da Lello, la cassettiera da Vi, la cassapanca bianca nella nursery e pace per tutti. Almeno per un po’.
Intanto ho cambiato il colore della parete della nostra camera.
Assuefatta dal blu, ho spedito il marito, armato di tuta da imbianchino nel colorificio di fiducia alla ricerca di un caldo, timido Tortora.
Ora, non so perché si dorma con alle spalle un fresco, timido verde salvia, ma il cambiamento mi piace lo stesso.
Dovrò trovarci dei quadri.
Delle stampe.
Magari delle foto in bianco e nero dei bimbi.
Dovrò ragionarla.
Per il momento mi godo il silenzio di questo sabato mattina. Il mio Earl Grey, lo spiraglio di sole, la ricarica di pace quotidiana.

Oddio…passettini…chi sarà?

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