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Se fossimo in un film, questo primo momento si aprirebbe con un grande SPATAPAM. Porta che si apre rumorosamente. Entrata in scena con i fiocchi. TESOROOOOOO sono a caaaaaaaasa.
Eccomi, sono qui.
Con tanto di giustificazione per le assenze prolungate.
Ohibò…c’è stato tanto da lavorare. E non solo.
Quanto appreso sulla natura umana in questi ultimi mesi mi sarà utile per molti anni a venire.

Com’è vero che non si finisce mai di imparare.
Nel mio carnet di cose da fare, una campagna di comunicazione per le amministrative mi mancava. E perchè mai vivere senza?

E così mi sono imbarcata in questa avventura che ha portato buoni frutti alla coalizione, attuale nuova Giunta, al candidato Sindaco, attuale Primo Cittadino, e anche alla cittadinanza che aveva davvero bisogno di credere in qualcosa di nuovo. Se la scelta sia stata positiva o meno, solo il tempo ce lo potrà dire. Dal mio canto posso dire che le premesse sono buone. La confusione tanta. Ma la voglia di fare supera gli ostacoli.
Vedremo.
La fatica più grande, almeno per me, non è stata la produzione del materiale di comunicazione. Quella, anzi, è stata forse la parte più divertente.
Il vero peso è stato invece quanto ruotava intorno alle elezioni. Le persone, i personaggi, quello dice questo, quello risponde quell’altro.
Quale imbarazzante situazione.
Blog e giornalisti locali ci davano fitto di penne avvelenate. Stoccate da tutte le parti.
E i social media, in questo caso, non hanno aiutato.
Siamo arrivati alle sceneggiate alla Mario Merola con tanto di raccontino di giovane mamma ridotta allo stremo dalla crisi e mai accolta in Comune dalla neo sindaca insensibile. Ecco, io che i retroscena di questo episodio li conoscevo tutti, un po’ schifita, alla fine lo sono davvero stata.
Questa è l’informazione che viviamo noi cittadini. A me sconvolge sul piano locale. Figuriamoci a livello nazionale. Dove si nasconde davvero la verità di un qualsiasi episodio sentiamo raccontato in tv o nei media? Quell’elenco di notizione che ci passano davanti agli occhi la mattina, davanti al nostro frettoloso caffè pre-lavoro quanto hanno di vero addosso?
FLAT FLAT. Ciglia che sbattono. Occhi sbarrati. Sono allibita.
Ho letto post di persone con una cultura fuori dalla media scendere a livelli così bassi da far rabbrividire chiunque dotato di buon senso e buoni sentimenti. Alti nei contenuti ma scurrili, fuori luogo, pretestuosi e presuntuosi.
Ecco, delle elezioni 2014 io ricorderò questa generale perdita di controllo in nome di ideali che dovrebbero abbracciare valori come libertà, fratellanza, integrazione, attenzione al cittadino, trasparenza, collaborazione, eccetera eccetera.
In nome di queste grandi cose, penne dispettose hanno cavalcato il cavillo, il sofismo, il più insignificante degli episodi per poter fare la pelliccetta al pidocchio. Che tristezza.
Tutti contro tutti.
Che squallore.
Non è mia intenzione scendere nel dettaglio delle promesse da campagna elettorale, nè in quello del telefono senza fili che sembrava quasi possibile toccare mentre parlavi con qualcuno di qualcosa e già lo sapevano tutti quasi fosse la scoperta del Santo Graal.
Voglio invece lasciare impresso qui, in questo mio spazio la gioia di aver contribuito ad un progetto vincente. Mi è costato sacrificio ma mi ha dato soddisfazione. Ricorderò per sempre il ringraziamento fatto dalla non ancora sindaco a me, difronte a tutti, una sera a cena. Senza te, non saremo qui. Che bello. Che belle parole. Non le posso scolpire nella pietra. Ma che bello. Che belle parole. Peccato nessuno le voglia scolpire nella pietra.
Ricorderò per sempre mio figlio che passa e vede i manifesti fatti affissi e dice…”Mamma, quelli li hai fatti tu! li abbiamo fatti noi!”. Ricorderò per sempre il manifesto del 2 giugno con lo stemma del Comune. Lì, appeso sul muro di quello che nel cuore è e sarà sempre il mio Paese, 17 anni dopo aver sognato di fare proprio quello.
Di questo grande tourbillon di persone, facce, idee, opinioni, verità e bugie che ho vissuto negli ultimi due mesi voglio conservare le cose più belle e buttar via il resto. Per una volta non voglio cedere alle lusinghe dell’amarezza e lasciar spazio alle aspettative disilluse, ai soldi persi, alle notti in bianco, ai commenti feroci.
Mi sento appagata da quanto ho fatto. Da sola. Supportata solo da quel santuomochehosposatogiurosoloperamore.

Passata l’euforia delle elezioni, ognuno si è tuffato nella propria vita. Le telefonate sono passate da 20 al giorno, a 10, poi a 4 e poi al silenzio.
Le mail anche.
Ma era tutto scritto e va bene così.
O meglio.
Poteva andare diversamente ma ormai che senso ha?
Come ho scritto ad un giornalista di quelli con la testa sulle spalle, io non bisogno di tranquillità, io ho bisogno di chiarezza.
Una chiarezza che forse non è prioritaria adesso. Non percepita come valore aggiunto. Non compresa.
Va bene così.

Torno nelle mie scarpe comode di trimamma e in quelle alate di figlia di genitori anziani. La vita mi ha dato questo progetto. Non l’ho scelto del tutto io ma con questo devo fare i conti che mi piaccia o no.
A qualcuno fa comodo pensare che questa sia la mia priorità.
Va bene così.
Dico solo che, prima di appiccicarmi una scelta di vita si poteva anche sentire cosa ne pensavo io.
Magari un compromesso comodo a tutti si trovava.

Ma va ancora bene così.

Nel frattempo, mio figlio ha messo 4 denti, vuole solo cose da mordere e dice MAMMMMAMMMAMMA.
Mia figlia sembra più mia madre e borbotta costantemente come una pentola di fagioli in ebollizione. E’ grassa, pesante e pedante. Non si sopporta. Il TATO non ne ha voluto sapere di tornare alla materna dopo le vacanze in montagna. Canta sempre e mi dice che profumo di fiori.
Rispetto al marito, al tempo inesistente di cui possiamo godere posso solo dire che lo amo ogni giorno di più. Lui e tutti i suoi inesistenti difetti.

Va bene così.
SPATAPAM.

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E come sarebbe l’amica della tua ragazza?
Beh…è una persona veramente originale.
Ah, quindi è una cozza.

Il potere immaginifico di certe parole mi diverte.
Dici “originale” e precludi “bella”; dici “gradevole” e sottintendi “noiosa”, dici “solitario” e dipingi uno “sfigato/esiliato/emarginato”.

È un tipo solingo. E via, tutti a visualizzare il ramingo, scuro in viso, sguardo perso fra sassi e foglie, un libro di poesie di poeti francesi sull’orlo di una crisi depressiva in tasca e un cagnetto triste e smunto alle calcagna.

È un ragazzotto. Alto, grosso, ma anche semplice (o meglio, sempliciotto) immaturo, più bravo con i fatti che con le parole. Sta bene dietro il banco di una macelleria, grembiule bianco che abbraccia tutta la sua circonferenza, penna dietro l’orecchio o a scelta stuzzicadenti che pende dalle labbra. Un tipo simpatico, piedi grossi, poco vocabolario. Sostanza.

È un alternativo. E quindi mette il tabacco nella cartina e si fuma sigarette malconce, frequenta mostre di artisti i quali nomi, Giulio Carlo Argan avrebbe scambiato per un nuovo brand di cereali integrali, e quando tutti ordinano un aperitivo che fa ballare ragazze rosse sui banconi di trend_bar milanesi, lui sceglie una birra doppio malto prodotta in quello stabilimento di Amsterdam secondo un’antica ricetta di monaci frappisti.

Fra lo stereotipo e la grande verità, questi vestiti comuni che indossano le parole per noi, vivono l’apoteosi nello scambio costante di commenti su piattaforme sociali di grande, immediata condivisione.

Banalissimo esempio.
Oggi ci vuole.

Foto di un semidivo di fiction di massa, tartaruga al vento, jeans stretti al punto che indovini il contenuto del pacco lasciato da Babbo Natale sotto l’albero ben prima della mezzanotte.
La tua amica fb (che magari ti ha chiesto l’amicizia perché quando ancora andavano di moda le spalline, tu e la sorella giocavate a muffarialzo insieme) scrive:

“Che gran pezzo di figo. Lo dedico a tutte le ‘michette mie, e…buongiorno!”

Parte la raffica di commenti e la profusione di punti esclamativi.

Uh, che tocco di manzo!
Bello 'de mamma!
!!! E ancora !!!
Ah…l'ho visto su Uomini e Donne. Non sarà un intellettuale ma guarda che Belvedere! @-@
Wow, triplo wow, wow con il fiocco.
ah no, non è il mio tipo. Troppo macho, troppo rude.
Ma su, dai, una bellezza alternativa
Io lo laverei con spazzolone e soda.
Ma cioè, ma ci si crede? Ma hai visto che abbondanza?
Oh “befane” sempre a guardà maschi senza camicia state! Ma pensate a quei poveri mariti vostri…
E sarete meglio voi! Sempre a pubblicare foto di tettone scosciate.
Tu sei solo geloso (e qui, la parola geloso, sottintende che il tipo è sfigato/non bello quindi)
Chi, io? Di quello li? Ma se è gay!
Ma che gay e gay! Gli funziona tutto li. Tu piuttosto, chiama l’idraulico che a tubature lasci a desiderare!
Ah, e come lo sai che non è gay? Ti è apparso un angelo e ti ha portato la buona novella?
No, ma la sorella della Giusy…te la ricordi no? Veniva agli scout con noi…
Chi, quella che lavora alle poste?
Beh, l’ha conosciuto.
Gli avrà portato un telegramma!
Si, e poi gliel’ha pure “letto” (!!!)

Ma se era una Cozza?
No, direi più….una persona davvero originale.

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Navigavo a vista su google alla ricerca di un divano rosso con un prezzo compatibile al mio status di eccedenzaprestodisoccupata quando mi sono imbattuta in un sito di offerte di lavoro.
Premetto che non ho ancora metabolizzato l’idea di essere senza lavoro e questo perenne stare a casa mi sembra un prolungamento della maternità.

Però mi sono fatta un giro rapita dalla curiosità di cosa offra il mercato in questo tanto mortificato momento dell’economia in area euro. Eh… orrore! Raccapriccio! Brividi sparsi e sudore freddo!

Ma come possono consentire la pubblicazione di certi annunci? Ne ho trovato uno che dice ” astenersi quelli con troppe seghe mentali”.
Ma su…ma per favore!
Vedi che dopo mi sale la febbre da puntini di sospensione e non riesco più a sparpagliare con virtuosa grazia la punteggiatura!

Forse è colpa della mia area di interesse: la comunicazione. In assoluto il campo in cui tutti pensano di sapere, di potere.
Della serie, compri uno di quei notebook con la frutta sopra, lo colleghi, trovi un ragazzetto che sa cosa vuol dire melaC_melaV et voilà puoi appuntarti la spilletta di creativo. Se vesti tutto di nero poi, parli di briffino e snoccioli nomi di app e di competitor, WOW, è fatta.

Gli annunci cercano per lo più giovani penne, di bella presenza (perchè se sei un cesso, il libro di Kotler, mica si apriva! si autodistruggeva) neolaureati, da pagare a progetto o da inserire in stage.
Sicuramente sotto i 35 anni, meno che mai con prole (vuoi che capiti quel viaggetto a Timbuctu e tu non ci puoi andare perché c’è la recita del nano), e più che altro destinati ad organizzare belle serate in discoteca, lavorare da casa e guadagnare facilmente bei soldoni, trasferirsi nello stabilimento vietnamita per quattro anni. Vaccini antitifo inclusi.

Al quinto annuncio ho chiuso baracca e burattini e sono andata a preparare una sofficissima torta margherita.
Semplice, golosa e profumata di vaniglia.

10 tuorli+ 3 uova intere, sbattute con 2 etti di zucchero per almeno un quarto d’ora, e aromatizzate con la vaniglia (i semini dentro) o la vanillina.
L’impasto sarà morbido e spumoso e a questo integreremo 1 etto di fecola e uno di farina setacciate.
Infine il burro, 80 gr, sciolto e tiepido.

Stampo con cerniera imburrato, infarinato, da 23 o 26, forno caldo per 40 minuti a 180.
Spento il forno, io l’ho fatta riposare altri dieci muniti.

Ne abbiamo già fatta fuori mezzo guadagnando così…un milione di calorie:)

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