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Stasera si cena dai suoceri. Finalmente. Dopo la lunga invernata e infornata di bacilli, salvo forfait last minute, riusciremo a riunirci tutti. I cognati grandi con Giulio e Alice, i cognati piccoli con i terrible_twins, qualche nonna single e noi.
Leggenda narra che come portata principale ci sarà del cinghiale.
Da dove sia razzolato fino alla nostra tavola non mi è dato di saperlo ma posso sopportare il peso di questo dogma e iniziare ad annodarmi il tovagliolo alla Totò.
Sono sicura che la cognata grande farà una bella teglia di verdure, molte dell’orto di sua madre, e questo mi da una grande gioia.
Mia suocera arrotolerà l’arrotolabile, siano esse fette di prosciutto intorno al formaggio, foglie di cavolo verza intorno al cotto, indivia belga sul Philadelphia.
Mio suocero avrà già lucidato il pentolone da pozione, quello che per bollire ci mette un’ora e più lo guardi e più ti snobba. Due chili di pasta ci sguazzano con serenità.
La pasta sarà: troppo cotta (mio marito), troppo salata (mia suocera), troppa (mia cognata piccola), con troppa roba (mio nipote Giulio), poco condita (di nuovo mia suocera).
Io mangerò.
Seduta.
Con calma.
Mentre mio figlio viene domato dalla nonna, sollazzato dalle zie, intrattenuto dai cugini.
Ci sarà un gran passamano di piatti: mi passi il parmigiano? Scusa, posso avere il vino? Che c’è un tovagliolo in più? La riprendi? E la confusione manderebbe in estasi Dioniso.
Arriverà lui, Mr. Cinghiale e tutti scenderemo nel muto silenzio dei mangiatori. Bocca piena, primo bottone slacciato, leggero senso di rossore sul viso.
Applaudiremo il cuoco, mio cognato piccolo, che da settimane studia ricette e prepara le giuste spezie per insaporire il selvatico zannuto.
Poi sarà il turno dei dolci.
E anche il mio.
Che son qui ancora a leccare fruste e cucchiai e a rimirare il Profiterole alla cioccolata bianca preparato per l’occasione.

In alto i cucchiai, miei Prodi e via, tuffarsi nel ripieno…

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Per addolcire questo 26 dicembre funestato dall’influenza (la mia), la terza sconfitta di seguito di mia figlia a Monopoly, e il mal di denti dello spartano, oggi ho deciso di preparare la torta Tenerina.

L’abbiamo conosciuta grazie a Roberta del room&breakfast Ai frutti di una volta Ferrara, e ce ne siamo innamorati.
Una ricetta cioccolatosa e veloce che delizia tutti, in particolare la mia amica Fede.

La ricetta che ho adottato io richiede:

200 gr di cioccolato fondente, di buona qualità
100 grammi di burro
3 uova
150 grammi di zucchero
60 grammi di farina
3 cucchiai di latte tiepido

Io sciolgo il cioccolato nel microonde per tre minuti ad una temperatura media. Una volta caldo, aggiungo il burro e piazzo mia figlia a mescolare i due composti.

Separo tuorlo e albume. Monto prima gli albumi con un pizzico di sale e una volta fermi continuo ad aggiungere la metà dello zucchero (diciamo 3 cucchiai).
Il composto diventa quasi solido.
Poi sposto il frullino sulla ciotola con i tuorli, aggiungo il resto dello zucchero (4 cucchiai) e sbatto fin quando diventa cremoso. Allora aggiungo la farina, e i tre cucchiai di latte.

Mi ritrovo con tre composti: il ciocco/burro, l’uovo sbattuto, gli albumi a neve.
Li unisco dolcemente e dolcemente li giro finche non diventa tutto bello cremoso e monocolore.

Prendo la teglia, la fodero con la carta forno imburrata e leggermente infarinata, verso il composto e via…nel forno!
in quello di mia madre cuoce a 180* per un 35 minuti.
Nel mio che è ventilato a 150* per un mezz’ora.

Comunque…dopo un po’, controllate il colore sopra.

Uscita dal forno fatela riposare e poi decorate con zucchero a velo.

Io l’ho usata anche come base per la torta di compleanno di mia figlia. L’ho decorata con una cialda di nello kitty (la perfida non passa ancora di moda!) e fiocchetti di panna montata fresca.

Adesso pesco le foto e le pubblico.

😛

Direi GNAM

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