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Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell’erba,
lascian camminando due ombre che s’uniscono,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s’uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E’ la felicità una torre trasparente.
L’aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l’eternità della natura

chiamami. quando meno me lo aspetto. chiamami. nel cuore della notte quando accompagno le pecore davanti all’ostacolo e le spingo per il sedere oltre, o come sorge il sole e la testa mi resta a cavallo fra la realtà e il sogno che non voglio lasciare andare.

chiamami, fammi sentire come pronunci il mio nome, come ti immagini il mio volto, quanto avevi voglia di parlare con me.

chiamami senza false illusioni, senza grandi pretese, senza ne se’ ne ma. chiamami per il piacere di chiamarmi. di scoprire. di sentirsi parte di un gioco a due che profuma di complicità e cose nuove.

chiamami perché ti manco. perché mi eviti. perché ti nascondi. perché mi pensi. perché lo so.

chiamami. ho bisogno di sorridere oggi. di una risata profonda. di leggerezza. di buttare alcune cose alle spalle incluse tutte le telefonate che ho ricevuto finora e che parlavano di tutto fuorché di te. o di me.

chiamami. non ti perdono altrimenti. faccio di te carta straccia. lancio nel cestino. non ci sei più.

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La notte per me è speciale. Il buio trasporta i rumori. La casa è muta e addormentata. Il vento scuote il resto del mondo fuori. E mi agita. Come sempre. Così mi giro e mi rigiro. Mi tiro le coperte fin sopra le orecchie. Mi lascio trasportare dal respiro dei bimbi. È notte e non dormo.
E quando non dormo penso.
Troppo.
E a chi non dovrei.
E a cose che vorrei aver già risolto. Dimenticato. Rimosso.
Così mi giro e mi rigiro.
E mi abbraccio la mia inseparabile copertina a pois in cerca di calore.
Sento freddo.
E non posso accendere il phon.
E non posso accendere la luce.
Tanto meno leggere.
Mi incarto i pensieri fra i momenti vissuti. Ricostruisco situazioni. Metto in scena possibili e impossibili sviluppi.
La notte è il mio momento.
E se potessi la vivrei fino all’alba.
Rientrerei con le scarpe in mano e il rossetto tolto e mi rifugerei in bagno per guardare se gli occhi mi brillano.
Mio padre sarebbe già al terzo bicchiere di caffè e mia madre avrebbe già lasciato pronto per preparare il pranzo.
Mi butterei sul letto mentre le luci filtrano dalle persiane confortata dai rumori e dagli odori che hanno costruito la mia intera esistenza. Le sigarette di mio padre. Il caffè della moka. Le cassette di pesce che sbattono. Il diesel che parte. Mia madre passerebbe per vedere se dormo. Spegnerebbe le luci. Mi aggiusterebbe una coperta. Io farei finta di essere profondamente addormentata. Per non parlare. Per tenere i pensieri, le emozioni, ancora per me.
Proprio come faccio adesso.
Che non dormo.
E penso.
E mi giro e mi rigiro.
E mi agito. Mi languisco. Mi cullo. Mi nanno il cuore fra i ricordi più belli.

E resto ad aspettare un bacio della buonanotte.

Insonnia e vento forte.
Colpa di una chat dal sapore piccante che mi sono regalata stasera con un’amica.
E forse anche del raffreddore.
Il post di oggi non trovava corpo.
O forma.
Un po’ come la mia vita in questo intervallo di tempo.
Continua a non trovare requie pur nella sua immobilità.
Eventi meritevoli di racconto quasi nessuno.
A parte un cielo davvero strabiliante dall’alba al tramonto e la brioche al pistacchio nella quale ho trovato conforto a colazione.
Prosegue il trend negativo nella prole under 6. Tafferugli. Tranelli. Pianti e urli ad oltranza.
Il gatto è spesso vittima della situazione. Il cane ha imparato la lezione e si tiene lontano dai due barbari in miniatura.
Miss Paturnie non brilla in simpatia. Continua a detestare il suo prof. di storia che la ricambia con lo stesso astio e qualche ignobile 6 per punizione.
In compenso ha scelto la sua scuola e
iniziato il countdown al lancio verso la sua nuova vita da liceale e pittrice neoromantica.
So già che ne vedremo davvero di tutti i colori.

L’amore invece è stato rimandato a data da destinarsi.
Non c’è tempo.
Non c’è voglia.
A volte proprio non c’è.
Come ieri quando mi è caduta addosso mezza cucina, ho rotto due piatti, staccato il tubo dell’acqua, allagato due stanze e passato la mattina a raccogliere vetri, acqua e quella fila di pensieri e parole che avrei voluto dire ma non potevo. Pena il declassamento da cara moglie a classica rompiballe.
Ce ne faremo una ragione.

Nel frattempo ho fatto un patto con Morfeo e stanotte farò sogni belli.
Magari incontrerò il Duca Bianco e annegherò nella sua bicromia mentre canta per me ancora una volta.

E allora, ciao insonnia.
Chiudo gli occhi.
Mi lascio cullare dal vento.
Mai elemento mi fu più caro, stasera.

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Ciao Duca!

Dorme con voi?
Davvero?

Era sano supporre quello che ho letto sulla faccia della mamma seduta di fronte a me.

Certo che dorme con noi, anzi, appiccicato a noi. Una cozza al suo scoglio. Un francobollo alla sua lettera. Una gomma al tuo mocassino preferito.

Dove dovrebbe dormire un neonato? Disperso nel lettino? Lontano dalla sua fonte di coccole e nutrimento?
Ma perché mai?
E lasciamo stare tutti quei libri sul fare la nanna.
Ricordo con orrore l’insistenza con la quale volevamo far addormentare Chicca nella sua cameretta.
Quanti pianti!
Quante notti bianche (di quelle senza shopping peró!).
E le litigate?
Dai, lasciamola stare. Ho letto che pian piano si abituerà!
Dai, magari con una ninna nanna passa.
Dai… Forse se la tiriamo su, e la consoliamo.
No! Io chiusa in cucina a piangere non ce la lascio.
Ecco, bravo, chiama tua madre!
Oh, finalmente dorm…Azz…non dorme più.
Camomilla?
Finocchio?
Un Sssshhhhhhhh dalla porta?

Mi giro nel sonno e lo trovo li. Quello gnomo biondo che per il momento detta legge.
É un putto e io mi sento la Santa Madonna. Mi manca la cornice e il manto per avere un’aria da trittico.
É sudato come un giocatore di rugby post-match e so già che nel preciso momento in cui mi adagerò sul cuscino confortata da Morfeo innalzerà un grido Pavarotti style e sarò costretta a riproporre la tetta.
Lei, una delle due anatomiche gemelle che tanto lo mandano in solluchero
Occhio rovesciato, fronte imperlata, mmmmmh di godimento. Sembra in trance!
E io non sono da meno.
Ecco. Il silenzio scende. Qualche grillo frinisce, il cerotto per il russatore da esiti impensati e lo gnomo, placido dorme.
Tutto il bello del co-bedding é li. Noi tre sul lettone: lui in versione 4 di spade (dimensione carte del mulino bianco), il papà fianco destro e ronzio attutito dal cerotto, ed io che mentre spero di prendere al volo il treno del sonno, sforno checklist degli impegni.
Poi…TAC… E…
Ma che é?
Le tre di notte e mi ritrovo nel buio illuminato dal becco ocra di Paperina gli occhi sbarrati di mia figlia, che in piedi di fianco al letto mi fissano.
Ma cos’é una coalizione di insonni?
Cos’é nessuno dei miei cromosomi si é fatto carico di trasferire il mio concetto del dormire a oltranza?!?!

Delusione cocente.

E va bene. Tuo padre viene di la con te.
E restiamo il nanetto ed io, persi nella nostra viscerale relazione mamma-figlio, dimentichi del sonno (ma mai della fame) e del resto dell’universo.
Completi in quel momento, in quel preciso attimo di vita.

E ssshhhhhhhh

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