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oggi è una di quelle giornate in cui vorrei dire tante parolacce ma non lo farò. un rosario di episodi mi hanno portato a nuotare a rana sul fondo del barile e quand’è così, ho da tacere.

le balls girano e mangio popcorn caramellati che avevo nascosto dietro ai barattoli di mais a lunga conservazione per portarli con me a vedere il terzo episodio di Bridget Jones.

oggi è una di quelle giornate che il blog è la salvezza. le parole che corrono e scorrono, escono e strabordano, esondano e splash, portano via l’amarezza, il senso di frustrazione, la pesantezza di questi giorni.

sono una cattiva madre. dopo oltre tre mesi di vacanze estive io sono una cattiva madre. non li soffro più. venitemi a salvare. miss paturnie mi ha presa per il suo taxi privato. mi chiama e mi dice portami qui, portami la, ho una vita io. lo spartano apre e chiude il frigo ingurgitando quanto di commestibile c’è dentro senza neanche alzare mai lo sguardo dal suo ipad. thelastone non si arrende all’idea di farmi caccapipì laddove sarebbe consono e io passo la giornata a pulire lui, pulire i pavimenti, buttare mutande, comprare mutande.

anche i gatti, il cane e la tartaruga non hanno un karma felice. sono in un certo qual modo turbati dallo stress familiare. il cane uggiola, il gatto si acciambella sulla pila di panni lavati e stirati seminando peli ovunque, la tartaruga sogna la california e a furia di bussare con la testa sulla vaschetta replica il Vajont in versione domestica.

sono una cattiva madre ma la mia vicina mi fa compagnia. urliamo entrambe come due ossesse. la cosa mi conforta. non sono sola in questa follia pre-scolastica. in questo lumicino di sopportazione che mi sale a sprazzi dopo oltre 90 giorni senza scuola.

la mattina è tutto un coro. alzati, dai, forza, vestiti, lavati le mani, lavati la faccia, allora, dai. alzati, dai, forza, vestiti. alzati, forza, allora. ALZATI. NON BUTTARE I CEREALI. devi fare pipì? dillo a mamma. devi fare la cacca? dillo a mamma. Allora? ALLORA? ALLLLLLORAAAAA?

e mentre gli allora, i forza, i su, i dai volano per casa come aghi di pino al primo refolo di vento, cadono bicchieri, si rovesciano bottiglie, si mollano cacchepipì ovunque ed io pulisco.

mi lamento, borbotto, strepito, scalpito, urlo, e pulisco.

sono nel pieno della sindrome di cenerentola e non mi conforta sapere che c’è un principe azzurro che mi aspetta. perché, ahimè. un altro da accudire, lavare e stirare non mi da affatto gioia.

le balls girano. finalmente anch’io ho maturato la convinzione che i social network sono la fuffa più fuffa della storia delle fuffe. aria fritta venduta a peso d’oro da fuffatori doc travestiti da gentili utenti.

blaif.

blaif.

e ancora blaif.

lascio qui ad imperitura memoria il senso di delusione cosmica che provo.

l’insieme non è la somma delle parti.

le parti dicono che un cretinetti qualsiasi fa lo scemo su instagram e ci prova un po’ con tutte quelle che, come lui, non hanno mai superato la sindrome di peter pan. io assisto allo spettacolo e da brava ragazza di mondo, osservo mentre soffriggo una padellata di affaracci miei. il cretinetti mi fa fuori perché non vado a sperticarmi in applausi. ho da pulire cacchepipì io e da lavare e stirare per il fu il principe azzurro. amen dico io, perché alle cose bisogna saper dare il giusto peso nel mondo e il cretinetti è nient’altro che un cretinetti. ma l’amica invaghita dalla personalità peterpaniana invece, quella è un’altro paio di maniche.

tra me e lei mette il cretinetti e una manciata di like ed improvvisamente mi ricorda perché l’amicizia è il più grande e il più raro dei valori.

detesto il disordine.

detesto essere trascurata.

detesto i cetrioli.

detesto le persone che entrano a piedi pari nella tua vita e poi spariscono come neanche Houdini.

detesto quelli che è tutto un grande amore, baci abbracci, sentiamoci, ti chiamo e poi il silenzio catacombale.

detesto le mamme di figlie femmine che vengono al mare con le nonne e le sorelle e sono campionesse olimpioniche dello spupazzamento della bambolina. se la passano di mano roteandola sopra sotto con lievi colpetti sul sederino pampersizzato mentre placide conversano del menù pranzo cena e intervallo.

detesto chi dimentica gli anniversari, le date importanti, i momenti condivisi, te.

oggi è una di quelle giornate no.

niente ciclo o preciclo come scusante.

semplicemente l’afastellarsi di piccole cose storte, fastidiosi pruriti dell’anima che nessuna crema consigliata da nessuna madre può far passare.

una montagna di parolacce.

le penso tutte.

vorrei, ma non posto.

 

 

 

 

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The cat come back

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That's a party

C’era il sole stamattina.
E quando c’è il sole si va a caccia di momenti.
Si scoprono vicoli e giardini abbandonati. Si attraversano archi. Ci si confessa a un’amica.
Soprattutto si fotografa.
E poco importa se ti trascini un passeggino, che non era in programma,
abitato da dueenne triste e offeso dal brutto morso preso a scuola (il primo di quelli che verranno). E che hai fame di gelato e sete di caffè e hai appena spedito l’altra parte di te nel Paese piu affollato del pianeta senza cercare neanche una metafora per farlo.
Quando c’è il sole si esce e ci si lascia dietro letti sfatti e lavatrici piene. Pensieri strani e parole vuote.

Due giri di sciarpa intorno al collo, una spinta al cuore e via.
L’utente da lei selezionato non é al momento raggiungibile.

_I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore_

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facce da antony di francesco e alberico

 

domenica pomeriggio la figlia ha deciso che era ora di andare in discoteca.

ho caricato la macchina del suo altalenante buonumore e sono passata a prendere le veline!, le sue due attuali migliori compagne di classe. La bionda e la mora. La milanese e la brasiliana. Il diavolo e l’acquasanta.

una tripletta di tutto rispetto. tre personalità che più diverse non si potevano combinare, ma unite dal grande amore per i già citati youtuber di qualche post fa.

alla volta del Palabaldinelli, salone delle danze di adolescenti sudaticci e già atteggiati a gente di mondo, si recavano, nel ruolo di ospiti vips tal Antony di Francesco (mamma, mi raccomando senza l’H!) e Alberico.

non chiedete. non mi guardate incuriosite. non fate domande trabocchetto. So. So quello che serve di questi idoli. Il resto è  disperso nel continuo bla bla bla di quel gomitolo di ormoni di mia figlia che, se fosse per lei, limiterebbe la conversazione alla narrazione ininterrotta di vitamorteemiracoli dei tizi in questione.

mai pomeriggio fu più esilarante. entusiasmante al punto che, una volta scese le ragazze dalla macchina, sono caduta in una sorta di raptus malinconico che mi ha spinto a trovare rifugio nella mecca delle quarantenni frustrate: CASA in pieno orgasmo prenatalizio.

fatto sta che le due ore passate con loro sono state magnifiche. io al volante e la brasiliana come navigatore. ignorato il cesare cremonini con il quale trascorro le mie solinghe trasferte in macchina, si cantavano a squarciagola cambiando la tonalità e il ritmo, un paio di strofe in dialetto milanese buttate su da mia figlia per gioco. la versione natalizia superava ogni aspettativa, poi.

forse per colpa mia che ho il senso dell’orientamento di una tartaruga nella vasca, o della mia distratta secondo pilota, fatto sta che ci siamo trovate disperse per le meravigliose campagne marchigiane.

l’autunno le colorava di giallo e rosso. un principio di tramonto rendeva tutto quasi irreale, e gli scorci, i sentieri, le nuvole, vecchie porte e perfino le galline, sono diventati soggetti perfetti per una serie di scatti da perfette instagramers.

è stata l’ansia di non arrivare in tempo che poi, ci ha fatto rinsavire, chiarire un paio di questioni con il navigatore e infilare il turbo.

già all’apparire del palazzetto, non ricordo quale delle tre, voleva aprire lo sportello e fiondarsi passando per i campi dalle zolle morbide.

i 4 gradi segnati sul contachilometri ha per fortuna fatto scemare l’idea.

sono scese veloci come il vento. e rientrate un paio d’ore dopo con un sorriso che solo la leggerezza dei 13 anni regala.

e vederle così vive, sentirle così libere, è stato bello. contagioso. tenero.

 

 

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©cristianamat

_Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti…_

Gabriele D’Annunzio

Eccolo settembre a mettere un punto alla malefica estate 2015.
L’estate in cui persi una madre, chiusi un’amicizia, lasciai il lavoro e mi sentii sola.
Tanto.
E benvenuta tristezza cronica, accompagnata da camminata insaccata stile Marty Feldman in Frankenstein Jr, fame nervosa con preferenza verso brioche e cappuccino a tutte le ore, eccessi di emotività e pianti under the shower.
Intorno a me una sequela di pseudo amici pronti ad infierire al primo spiraglio di umana debolezza.
Ricorderò quest’ultima stagione come quella in cui non soccombetti.
Restai in sella.
Non mi lasciai intimorire dal livello di crudeltà sparpagliato in ogni dove: su cinici commenti piazzati quotidianamente sui profili Facebook, o sprezzanti parole vomitate addosso; su dolorose assenze o ingombranti presenze; su verdetti mortali e ridicoli ultimatum.
Finché avrò memoria però, il 2015 sará l’anno in cui persi la mia innocenza e compresi che non vince sempre il buono, ne’ risolve il buon senso. Che il mondo é pieno di bugiardi e rancorosi, prepotenti, velenosi.
Siamo in balia di persone frustrate con mania di onnipotenza. Dal dottore che senza battere ciglio ti dice che l’ospedale non può più sostenere il costo per una malata senza prospettiva di guarigione, alla disoccupata di turno che investe tutto in una Nikon e si sveglia fotografa sperimentale più vicina alla perfezione di Dio che alla terra.
Siamo in trappola.
Circondati da una felicità fasulla costruita sul numero di like o di follower.
Poi dici una é triste.
E scrive sempre cose tristi.
E ha un blog che fa tristezza.
Ma é tutto calcolato.
Pianificato per raccattare umana comprensione e pietismo ogni volta che posto.
Avrei dovuto optare per il soft-porno e  buttarmi sulla letteratura erotica. Scrivere di sesso. In fondo, fra un funerale e un licenziamento ne ho memoria.
Sesso così, veloce e rubato, fra un campo scuola e un sonno profondo del resto dei figli. Sesso in bianco e nero. Senza preliminari che tempo non serve, non c’e. C’e più la voglia di fondersi, perdersi, ritrovarsi coppia.
Ma, onestamente, ho ricevuto un’educazione moralista. Sono pudica e mi imbarazza pensare di dover raccontare com’é difficile trovare un punto di appoggio nelle docce. Accetto anzi, al riguardo, illuminanti consigli. No perché sembra sempre che state tutti li a lavarvi insaponarvi e conigliarvi ma poi…come ci riuscite senza giocarvi un femore o un colpo della strega, wow, per me é mistero.

Va bè, passiamo oltre.

E quindi dicevamo, settembre. Appeso al filo dei ricordi. Aggrappato al profumo dei quaderni nuovi e dei grembiuli stirati. Settembre di compleanni e scuola, di ombrelloni chiusi e prime piogge.

Fa tanto male.
Ma anche il dolore in fondo resta solo un ricordo.
Basta costruirci cose nuove sopra.
Basta andare avanti.

Andiamo dunque. É tempo di migrare.