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Non uscirei dal letto nemmeno a pagamento.
Siamo qui accoccolati e caldi. L’ultimo degli gnomi, il gatto ed io. Lui se la dorme e se la sogna. Il gatto idem. Io lancio messaggi telepatici alla macchina del caffè. Senza grossi risultati.
Nessun caffè al volo.
Corridoio buio.
Casa fredda.
La mattina mi manca mio padre e tutti i rumori che la tromba delle scale ci portava su.
Il volume della Tv alle stelle. I fondi del caffè sbattuti sul lavandino. Le persiane che via via si aprivano.

Anche stamattina il mio povero whatsapp è invaso dai messaggi di buongiorno dei vari gruppi (aborro) e dei buongiorno di risposta. Buongiorno a te, a te e anche a te. E facebook mi ricorda che finalmente è Primavera.

Ed io, non uscirei dal letto nemmeno a pagamento.

Lunedì. Primavera. Settimana Santa. Vacanze dei bambini in arrivo.  Coraggio.

_È tutto ciò che ho da offrire oggi
Questo, e il mio cuore accanto
Questo, e il mio cuore, e tutti i campi
E tutti gli ampi prati
Accertati di contare
Dovessi dimenticare
Qualcuno la somma potrà dire
Questo, e il mio cuore, e tutte le Api
Che nel Trifoglio dimorano_

Emily Dickinson

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ràbbia s. f.
[lat. tardo rabia, lat. class. rabies]. 

. fig. 
a. Irritazione violenta prodotta dal senso della propria impotenza o da un’improvvisa delusione o contr
arietà, e che esplode in azioni e in parole incontrollate e scomposte: 

essere preso dalla r.;
voce tremante di r.; 
rosso, schiumante di r.; 

Nell’uso pop., è spesso sinon. di ira. 

b. In senso attenuato può significare impazienza stizzosa e seccata, disappunto vivo e dispettoso per essere costretto a fare ciò che non si vuole o per non aver ottenuto ciò che si voleva: il TUO modo d’agire mi riempie di r.; . 

3. non com.
Avidità inquieta, desiderio acceso e smodato. 

4. Per estens., di cose inanimate, di elementi naturali, malattie, ecc., impeto violento, furia disordinata: 
la r. dei venti; 
la r. delle onde; 
la pioggia scrosciava con r.; 

Ciascun menava spesso il morso
De l’unghie sopra sé per la gran rabbia Del pizzicor, che non ha più soccorso

.

Il caro vecchio Dante.
Grazie Treccani per il supporto.


Ora, è bene sapere due cose di me.

La prima è che se chiedo aiuto è perché mi serve. Se mi servisse qualcos’altro (un abbraccio, un bacio, un caffè,  una scopata) chiederei esattamente quello. Ne di più, ne di meno.
Non amo perdere tempo. Ne farlo perdere.
Non amo i giri di parole.

La seconda è che più sono arrabbiata e meno parlo.
Svanisco.
Non mi peschi più.


Lunedì mattina.
Bambini a casa.
Terzo giorno di antibiotici.
Telefoni bollenti.
Imbecilli che cadono come birilli al bowling.

Salute.

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