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Per i miei standard di ago e filo questo è già un risultato non indifferente.

Il TATO indossa un abito da fiore pensato per le feste all’aperto e realizzato a suo tempo per la sorella.

La tutina è pelosetta e calda. Avevo preso come sagoma una comoda salopettes.

Con il pannolenci ho creato delle foglie, rifinite con impunture veloci e applicate come tasche davanti e dietro.
Con la stessa pezza verde ho fatto il prato per i piedi.
Anche i petali sono in pannolenci con impunture gialle.
Un nastro di raso verde copre lo strap e funge da gambo.

La suocera ha sferruzzato un cappellino giallo da calare sulle orecchie, cosi da prevenire i malanni di stagione e da completare il nostro fiore con la dovuta corolla.
Ho trovato anche delle api in feltro che potrebbero essere divertenti da applicarci.

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Adoro il Carnevale. Ricordo ancora quando da piccola scoprii le nostre maschere più famose, e mi lasciai catturare dalle storie di Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Colombina…
E poi ho sempre amato vestirmi. Ho una collezione abbastanza vissuta di abiti: dalla damina con parrucca bianca alla principessa del sole, da Minnie a Biancaneve. Non manca nemmeno Bat Girl, risalente ai primi anni ’80: un acquisto che mi lascia a tutt’oggi basita vista l’assoluta indifferenza di mia madre verso questo tipo di super eroi.
Anche in età adulta ho continuato ad onorare il Carnevale allargando così la collezione di maschere. Ho delle foto in cui vestiti da agricoltori pre- farmville e del movimento dei forconi, il mio gruppo di amici ed io, abbiamo sfilato in discoteca. Io sembro più una pornodiva olandese, ma tutto sommato lo ricordo come un bel travestimento, anche semplice da realizzare: salopette di jeans, cappello di paglia con spighe a destra e manca, qualche utensile old fashion, un fazzoletto a scacchi bianco e rosso, un bel fiasco di vino.
Quello che mi fregava erano le trecce e il rossetto rosso acceso, poco consono alla ipotetica mietitura del grano.
Ho poi un grembiulino a scacchetti rosa, ciuccio gigante e elastici con le biglie iridescenti per l’eterna bebè e un abito omaggio alle bambine di Holly Hobby – o forse alla Casa nella prateria (per chi non lo sapesse, parlo di una famosissima quanto triste serie televisiva americana imperniata sulle vicende della famiglia Ingles) con grande cappello floscio allacciato sotto il mento, vestito e grembiulone fiorato. Due begli anfibi con punta di metallo completavano il quadretto bucolico.
Negli ultimi anni, ho sempre accompagnato mia figlia alle varie feste indossando le orecchie e la coda da topo. Su una mise total black fa già festa.
Ma la collezione continua con gli abiti della prole. Mia figlia ha seguito le mie orme ed ha già vissuto i panni dell’eterna fidanzata di Michele il topo, é stata per ben due stagioni Biancaneve, poi Cenerentola al gran ballo, Belle senza la Beast, e Rosetta ( la fasta dei fiori ami adì Trilli).
Quest’anno brancoliamo nel buio.
Non perché manchino le idee. Più che altro, la struttura fisica di mia figlia non ha nulla a che vedere con quella di un bambina standard di 9 anni.
Lei è tanta. Tanto alta. Panciuta. Paffuta. E trovarle un abito si è trasformato in un’impresa.
Sono arrivata a due soluzioni: la ballerina di charleston o la Primavera.
Per la prima farò un salto in merceria alla ricerca di paillettes, luccichini, piume, perle.
Per la seconda, urge trovare un raso verdone al quale applicare fiori e nastri di raso e tulle sui toni del rosa.
Naturalmente l’aiuto di mia madre e della sua memorabile macchina da cucire sarà fondamentale per entrambe le soluzioni.
Ho visto dei tutù che non si cuciono ma su mia figlia farebbero un effetto torta nuziale.
Da evitare assolutamente!
Operazione mascherina 2012 attivata.
Trini, pizzi, merletti e passamaneria a me! Qualcosa di magico ce lo dobbiamo proprio inventare.

To be continued